30 articoli dell'autore Riccardo Zingone

Riccardo Zingone 02/12/2025 0

Gente di Halaesa Nebrodi: Luciano Catania tra razionalità e verve umoristica

Nel vasto panorama di personalità che popolano i nostri luoghi e che, passo dopo passo, si sono conquistate un meritatissimo spazio di notorietà, spicca indubbiamente la figura di Luciano Catania, classe 1964. Forte di una lunga esperienza come segretario comunale iniziata in Piemonte e proseguita in vari comuni siciliani, è arrivato a ricoprire, dal 2019, il ruolo di segretario generale presso il comune di Enna.
Giornalista pubblicista dal 2023, è autore di numerose pubblicazioni sulla fiscalità degli enti locali, ha partecipato a numerosi corsi e convegni in materia ed è direttore scientifico del quindicinale de Il Sole 24 Ore ll Bollettino della Regione Sicilia.

Tuttavia, c'è un altro lato di Luciano che negli ultimi anni sta emergendo con sempre maggiore forza: una componente della sua personalità che io conosco bene, avendo condiviso con lui un lungo percorso scolastico e di antica amicizia. Si tratta della sua vena di scrittore umoristico.
Questa profonda passione, unita a un'indiscutibile inclinazione alla scrittura, lo ha portato a pubblicare Ameno – Considerazioni semiserie ed altre amenità (2022), Gente di un altro ero – Racconti bizzarri di una umanità smarrita (2023) e Gente di un altro ero(t)ismo – Racconti bizzarri su eroi non epici e trasgressori inattesi (2025).
I racconti "Ero un moderato" e "Ero una pessima persona", entrambi contenuti in Gente di un altro ero, hanno vinto il primo premio rispettivamente al Concorso Dacia Maraini 2023 e al Concorso Premio Piemonte Letteratura 2023. Con il racconto "L'artista dilettante", tratto dalla sua ultima opera, è entrato nella rosa dei finalisti del Premio Letterario Nazionale San Bonifacio.

Luciano: segretario comunale, esperto di tributi e autore affermato di racconti umoristici. L’aggettivo che più sembra rappresentarti è “eclettico”, poiché ti muovi con naturalezza in ambiti che, a prima vista, appaiono molto diversi tra loro. Ma queste realtà sono davvero così distanti, oppure esiste un filo conduttore che, in profondità, le unisce?

In materia di fiscalità o di diritto degli enti locali c’è poco da sorridere. Sebbene la fiscalità e il diritto degli enti locali siano materie complesse e raramente fonte di leggerezza, ciò che le attraversa è sempre l’umanità delle persone con cui mi confronto ogni giorno. Sono loro, con le loro difficoltà, le loro reazioni e le piccole grandi battaglie con la burocrazia, a offrire inconsapevolmente spunti che si trasformano in racconti umoristici. In questo senso, il filo conduttore non è nelle materie, ma nello sguardo: la capacità di osservare la dimensione umana anche dentro i contesti più tecnici e di coglierne il lato ironico, senza mai perdere rispetto per le persone.

Con il tuo ultimo racconto, Gente di un altro ero(t)ismo, hai inaugurato il tour di presentazioni a Milazzo lo scorso 30 novembre.
Sulla scia del successo di Gente di un altro ero, anche in questa nuova raccolta approfondisci l’umanità e le fragilità dei personaggi. Quanto c’è di invenzione narrativa nei tuoi racconti e quanto, invece, deriva da esperienze reali o situazioni vissute in prima persona?

Del mercurio si dice che è il più solido dei liquidi ed il più liquido dei solidi, delle mie storie posso dire che sono i più autobiografici tra i racconti di fantasia e i più inventati tra i racconti reali. Non c’è un racconto che narri una storia vera, ma non ne esiste uno che non abbia uno spunto preso dalla realtà. Alcuni spunti vengono dalla cronaca (i fotografi erotici che ritraggono le mogli a loro insaputa e ne pubblicano le foto sexy, o la boxeur che deve combattere con una rivale mascolina), altri da un ambito più familiare o amicale, altri ancora dall’osservazione della realtà. Dentro i miei racconti c’è molto della mia Mistretta vissuta principalmente nella fine del secolo scorso, ma anche dei paesi e delle città in cui ho abitato o semplicemente lavorato (ormai sono diventati davvero molti, forse troppi). Ci sono gli oggetti della mia adolescenza (gli occhiali reclamizzati dall’Intrepido che avrebbero dovuto far vedere le donne nude), le persone che ho incontrato, c’è il mio amore per il tennis, ci sono le persone a cui voglio bene, c’è la mia vita. Nessuna storia, però, è vera.


Nel corso della tua lunga esperienza di segretario comunale hai lavorato in contesti amministrativi molto diversi, incluse le aree interne della Sicilia, dove lo spopolamento e il declino sociale e culturale rappresentano temi particolarmente critici. Quali impressioni hai maturato durante il tuo percorso professionale e quali iniziative hanno adottato i Sindaci con cui hai collaborato per contrastare queste dinamiche?

Nel mio percorso ho osservato come lo spopolamento nelle aree interne della Sicilia non sia solo un dato demografico, ma un fenomeno che incide profondamente sulla vitalità sociale e culturale delle comunità. Lo spopolamento demografico innesca un progressivo impoverimento culturale, perché riduce la domanda e la sostenibilità di servizi e presìdi sociali. La chiusura di scuole, luoghi di incontro, cinema e teatri priva le comunità di spazi di formazione e socializzazione. Così i territori perdono vivacità, opportunità e capacità di trasmettere il proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni. I Sindaci con cui ho collaborato hanno puntato sulla valorizzazione del patrimonio identitario e sostegno alle piccole imprese. Importanti sono stati anche gli interventi per migliorare i servizi essenziali e favorire il rientro dei giovani. Queste iniziative, pur tra molte difficoltà costituite principalmente da bilanci asfittici che non permettono politiche di ampia veduta, hanno contribuito a riattivare fiducia e partecipazione nelle loro comunità.

Il progetto di marketing territoriale del GMT™️ Halaesa Nebrodi, nato due anni fa, mira allo sviluppo turistico attraverso un percorso di rigenerazione delle comunità locali. L’idea di fondo è che, prima ancora di parlare di turismo, sia necessario preparare adeguatamente operatori, amministratori e cittadini, grazie anche a figure professionali come il Manager temporaneo di destinazione e il Coordinatore turistico territoriale. Come giudichi questo approccio formativo, partecipativo e strutturato dal punto di vista professionale?

Ritengo l’approccio del GMT™️ Halaesa Nebrodi particolarmente solido e lungimirante, perché riconosce che lo sviluppo turistico sostenibile nasce prima di tutto da una comunità preparata e consapevole. La formazione di operatori, amministratori e cittadini, affiancata da figure professionali dedicate, consente di costruire una visione condivisa e di consolidare competenze spesso carenti nei piccoli territori. Questo percorso partecipativo e strutturato crea le basi per un modello di gestione della destinazione più efficace, coordinato e capace di generare valore duraturo.
L’offerta turistica non può essere improvvisata: richiede professionalità, pianificazione e competenze elevate per risultare credibile e sostenibile. In un settore segnato da forte competitività, solo operatori preparati sanno valorizzare davvero le risorse del territorio e differenziarle rispetto ai concorrenti. Per questo la formazione e il coinvolgimento di figure qualificate diventano elementi imprescindibili di ogni strategia di sviluppo turistico.

Il modello proposto alle sette comunità del territorio punta a valorizzare le identità locali – i singoli “campanili” – lavorando al contempo a un progetto condiviso che porti alla nascita di una nuova destinazione turistica denominata Halaesa Nebrodi. Qual è la tua valutazione su questa strategia, anche alla luce della tua lunga esperienza all’interno della Pro Loco di Mistretta? 

La strategia che valorizza le identità dei singoli “campanili” all’interno di una visione unitaria come Halaesa Nebrodi mi sembra particolarmente efficace. Nella mia esperienza con la Pro Loco di Mistretta, che ormai è vecchia di decenni, ho visto come ogni comunità custodisca patrimoni culturali, tradizioni e risorse uniche, che però da sole faticano a imporsi sul mercato turistico. Lavorare insieme, senza rinunciare alle specificità locali, permette di costruire un’offerta più ricca, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre visitatori e generare benefici diffusi. È un modello che richiede dialogo e coordinamento, ma che può davvero trasformare i campanili in punti di forza di una destinazione condivisa.

Ritorniano alla tuo ultimo lavoro: perché nel titolo del libro c'è una "t" che balla un po'? Sembra una consonante perplessa. Nel tuo libro parli di eroismo o di erotismo?

La “t” che balla nel titolo non è un errore, in realtà oscilla perché si trova esattamente a metà strada tra eroismo ed erotismo e non sa bene in quale storia infilarsi. Diciamo che è una “t” indecisa, ma con molta personalità: tenta di aggiungere un pizzico di pepe alla raccolta di racconti, ma senza diventare mai licenziosa o pruriginosa. L’erotismo raccontato nel libro è tenero, paradossale e persino comico.

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Riccardo Zingone 18/10/2025 0

Study Seminar dedicated to the archaeologist Sebastiano Tusa

"History and Archaeology between Amastra and Halaesa - Study Day in memory of Sebastiano Tusa": this was the title of the interesting meeting held on October 18 in Mistretta at the Salone del Circolo Unione, moderated by the Telemistretta journalist, Dr. Giuseppe Cuva.

The long-standing association, together with the broadcaster Telemistretta and under the capable direction of Dr. Salvatore Antoci, seized the opportunity to bring together the municipalities of Mistretta and Tusa, on whose territories stand two archaeological sites of great importance and depth: Amastra and Halaesa.

The presentation was entrusted to Dr. Salvatore Antoci, who, in tracing the excursus that led to the event, wanted to emphasize how the entire district needs economic and social development actions, stressing the importance of the two archaeological sites as elements of tourism development. These concepts were also expressed by the President of the Circolo Unione, surveyor Mario Di Franco, who highlighted how these events, along with others such as the Maria Messina Prize and the Giuseppe Cocchiara Prize, are useful tools for transmitting memory and knowledge, as well as providing a significant reflection to trace a path for the future through the past.

The speech by Monsignor Michele Giordano, President of the Telemistretta Association, was heartfelt and pertinent; he invited everyone present, and also those connected live, to firmly support the regional broadcaster as it is an expression and voice of the Territory. Monsignor Giordano also reiterated how necessary it is to strengthen the union between municipalities and territories, working fruitfully outside of local rivalries (campanilismi).

The address by the Mayor of Mistretta, Dr. Sebastiano Sanzarello, focused on the importance of the archaeological field for the two cities of Mistretta and Tusa which, together with ancient Calacte (today's Caronia), represented an important commercial and cultural gateway between the hinterland and the Tyrrhenian coast in the past. It is plausible that the city's origins are Phoenician, as this people, despite coming from the sea, used to establish settlements in the nearby hinterland to protect their commercial interests. The importance of the intimate relationship between the hinterland, the coast, and maritime routes – continued Sanzarello – was perfectly grasped by Sebastiano Tusa, who dedicated much of his work to studying submerged artifacts, convinced that they were also witnesses to the history of the inland communities. Sanzarello, bringing the focus back to the archaeological site of Amastra, highlighted how his administration has paid great attention to the past and present excavations carried out in the area of the Arab-Norman Castle, even though he is aware that, given the three-millennium stratification of the inhabited center, most of the treasures are and will remain hidden underground, unlike Halaesa which arose in a site completely different from the current Tusa. Sanzarello also reiterated that, through intense collaboration with the Superintendency for Cultural and Environmental Heritage of Messina, further archaeological research will be initiated at the Castle site.

The action of the municipality of Tusa – continued Lawyer Angelo Tudisca, Mayor of the city – has been focused for several decades on deepening the history of Halaesa Arconidea, a Siculo-Greek city founded in 403 BC. In recent years, the site has been the subject of new excavations that have brought to light a thermal complex of considerable importance and, despite the skepticism of some, even the ancient theater. Tudisca also emphasized the importance of the relationship resulting from the agreements stipulated with various national and international universities and the fundamental role played by the late Prof. Tusa, who always accompanied and supported the administrative activity in this direction. "We invest heavily in young people," Tudisca continued, "and for several years, with a view to raising their awareness of archaeology, we have organized summer camps hosting dozens of young people, bringing them closer to the ancient world through the site of Halaesa."

The speech by Prof. Giovanni Travagliato, an art historian, focused on the enormous amount of work produced by Sebastiano Tusa over the years, making him a true pillar of modern archaeology. Sebastiano Tusa – continued Travagliato – was able to frame the Mediterranean Sea not only as a place of conflict but also of encounter, and therefore he leaves us a legacy of enormous value that we must be able to preserve and transmit to the new generations. "We are often led to remember heroes who died in war," said Travagliato, "but we must also give the right value to those who died in peace, starting with the illustrious Mistrettese people, from Tommaso Aversa to Maria Messina, Giuseppe Cocchiara and many other Amastratini who served and studied the territory in order to transmit ancient history, culture, and traditions to the new generations."

Prof. Aurelio Burgio, Professor of Archaeology at the University of Palermo and the architect of the latest findings at the Halaesa site, then highlighted the importance of the entire western Nebrodi area, recalling the importance over the centuries of other major settlements such as Calacte-Caronia, Apollonia-San Fratello, and Aluntium-San Marco d'Alunzio. "Intense and lively synergies already existed between different communities in ancient times," stressed Burgio, "and today archaeological finds can become an effective element to combat the depopulation of villages and restore vitality to communities by picking up the thread of history." Burgio continued, "We must remember that the Faro Convention aims to activate citizens to participate in archaeological discoveries," an invitation promptly accepted by Professor Maria Grazia Antinoro, present in the audience, Principal of the I.S.S. Alessandro Manzoni, ready to engage her students in the world of archaeology. "These meeting moments," concluded Burgio, "represent perspectives through which we can trace the future together."

The conclusion of the intense afternoon was entrusted to Dr. Valeria Li Vigni Tusa, Prof. Tusa's wife, archaeologist, current Superintendent of the Sea, and President of the Sebastiano Tusa Foundation. The brilliant initiative identified the late Prof. Sebastiano Tusa as an exceptional common thread, as her husband represented and continues to represent an authoritative figure in the international archaeological world. "We owe him," his wife reminded us, "the discovery of the Dancing Satyr of Mazara, the Imperial Heads of Pantelleria, the Kouros found in Lentini, and the Rostra of the Battle of the Aegates Islands."

"Sebastiano," Li Vigni Tusa told us, "was the promoter of the establishment of 27 submerged museums, authentic underwater cultural itineraries accessible with the system of remote sensing and augmented virtual reality, thus honoring the vision he had always fought for regarding underwater archaeological finds, understood as a heritage belonging to everyone and which we must all be the custodians of. Starting precisely with the fishermen," Li Vigni continued in her speech, "since they are very often the discoverers of these memories hidden at the bottom of the sea, people of exceptional importance with whom my husband managed to forge intense collaborative relationships. In the same way, he loved interacting with citizens, administrators, associations, and institutions, as they are all part of a great project of cultural regeneration of the history and memory of the peoples who lived, inhabited, and charted the Mediterranean."

"My husband," Li Vigni Tusa continued, "loved Mistretta deeply, to which he was bound by a sincere and intimate relationship transmitted to him by his father Vincenzo, born in Mistretta, who was also an archaeologist of great stature. Certain events such as the feast of San Sebastiano and the Madonna della Luce were unmissable moments for my husband: although not born in Mistretta, he always felt and cultivated a strong bond with the city that gave birth to his father and that he frequented as a child. Upon his death, we felt the need to give continuity to the enormous work carried out by Sebastiano over the years through the establishment of the Sebastiano Tusa Foundation because we want to commemorate the over 700 writings elaborated by my husband and continue in the indelible path he indicated over decades of incessant and exciting work. The Foundation's activity is very intense and develops through relationships with institutions and communities thanks to the organization of seminars, workshops, and reviews." Li Vigni Tusa concluded, "Sicily is a watercolor composed of strong colors and soft colors, and we are all its custodians."

Sebastiano Tusa tragically and prematurely died in a plane crash in Bishoftu, Ethiopia, on March 10, 2019, on a flight that would have taken him to Malindi to participate in a UNESCO conference in his capacity as Regional Councillor for Cultural Heritage of the Region of Sicily. The institution of the Superintendency of the Sea by the Region of Sicily in 2004 is attributed to him.

(Note: As an AI, I cannot directly "maintain the photos." You will need to insert the relevant images into the text yourself.)



Lingua non trovata: inglese

Riccardo Zingone 19/10/2025 0

Giornata di Studio dedicata all'archeologo Sebastiano Tusa

"Storia e archeologia tra Amastra e Halaesa - Giornata di Studio in memoria di Sebastiano Tusa": questo il titolo dell'interessante incontro svoltosi il 18 ottobre a Mistretta presso il Salone del Circolo Unione moderato dal giornalista di Telemistretta dott. Giuseppe Cuva.

Lo storico sodalizio, insieme all'emittente Telemistretta e sotto la sapiente regia del dott. Salvatore Antoci, ha saputo cogliere l'opportunità di mettere a confronto i comuni di Mistretta e Tusa, sui cui territori sorgono due siti archeologici di grande importanza e spessore: Amastra e Halaesa.La presentazione è stata affidata al dott. Salvatore Antoci che, nel tracciare l'excursus che ha portato all'evento, ha voluto sottolineare come tutto il comprensorio necessiti di azioni di sviluppo economico e sociale, ponendo l'accento sull'importanza che rivestono i due siti archeologici quali elementi di sviluppo turistico.

Concetti espressi anche dal Presidente del Circolo Unione, geom. Mario Di Franco, sottolineando come questi eventi, insieme ad altri quali il Premio Maria Messina e il Premio Giuseppe Cocchiara, siano strumenti utili a trasmettere memoria e conoscenza, nonché una significativa riflessione per segnare, attraverso il passato, una traccia per il futuro.
Molto sentito e pertinente l'intervento di monsignor Michele Giordano, Presidente dell'Associazione Telemistretta, che ha invitato tutti i presenti, e anche chi era collegato in diretta, a sostenere con determinazione l'emittente a diffusione regionale in quanto espressione e voce del Territorio. Monsignor Giordano ha inoltre ribadito quanto sia necessario rafforzare l'unione tra i comuni e tra i territori lavorando proficuamente al di fuori dei campanilismi.

L'intervento del sindaco di Mistretta, dott. Sebastiano Sanzarello, si è concentrato sull'importanza che riveste l'ambito archeologico per le due città di Mistretta e di Tusa che, insieme all'antica Calacte (l'odierna Caronia), hanno rappresentato nel passato un importante punto di sbocco commerciale e culturale tra entroterra e costa tirrenica. È verosimile che le origini della città siano fenicie in quanto questo popolo, pur provenendo dal mare, era solito installare insediamenti nel vicino entroterra a protezione dei propri interessi commerciali.
L'importanza dell'intimo rapporto esistente tra entroterra, costa e rotte marittime - continua Sanzarello - fu perfettamente intuita da Sebastiano Tusa che indirizzò gran parte del suo lavoro a studiare i reperti sommersi, convinto che fossero testimoni anche della storia delle comunità dell'entroterra. Sanzarello, riportando l'attenzione sul sito archeologico di Amastra, ha evidenziato come la sua attività amministrativa abbia rivolto grande attenzione agli scavi passati e presenti effettuati nell'area del Castello arabo-normanno, pur nella consapevolezza che, data la stratificazione trimillenaria del centro abitato, la maggior parte dei tesori sono e resteranno nascosti nel sottosuolo, a differenza di Halaesa che è sorta in un sito completamente diverso dall'attuale Tusa. Sanzarello ha anche ribadito che, attraverso intensi rapporti con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina, saranno avviate ulteriori ricerche archeologiche nel sito del Castello.

L'azione del comune di Tusa - continua l'Avv. Angelo Tudisca, Sindaco della città - è da alcuni decenni concentrata sull'approfondimento della storia di Halaesa Arconidea, città siculo-greca fondata nel 403 a.C. Il sito, negli ultimi anni, è stato oggetto di nuovi scavi che hanno riportato alla luce un complesso termario di notevole importanza e, nonostante lo scetticismo di alcuni, anche l'antico teatro.
Tudisca ha anche sottolineato l'importanza del rapporto scaturito dalle convenzioni stipulate con diversi atenei nazionali e internazionali e il ruolo fondamentale svolto dal compianto prof. Tusa che ha sempre accompagnato e sostenuto in questa direzione l'attività amministrativa. Investiamo molto sui giovani - continua Tudisca - e da alcuni anni, nell'ottica di sensibilizzarli verso l'archeologia, organizziamo dei campi estivi ospitando decine di ragazzi, facendoli avvicinare al mondo antico attraverso il sito di Halaesa.

L'intervento del prof. Giovanni Travagliato, storico dell'arte, si è concentrato sull'enorme quantità di lavoro prodotto da Sebastiano Tusa nel corso degli anni, facendolo diventare un vero pilastro dell'archeologia moderna. Sebastiano Tusa - continua Travagliato - ha saputo inquadrare il mar Mediterraneo non solo come luogo di scontro ma anche di incontro, e perciò ci lascia un'eredità dall'enorme valore che dobbiamo essere in grado di custodire e trasmettere alle nuove generazioni. Spesso siamo portati a ricordare gli eroi morti in guerra - dice Travagliato - ma bisogna restituire il giusto valore anche ai morti in pace, a partire dai mistrettesi illustri, da Tommaso Aversa a Maria Messina, Giuseppe Cocchiara e tanti altri amastratini che hanno servito e studiato il territorio al fine di trasmettere storia, cultura e tradizioni antiche alle nuove generazioni.

Il prof. Aurelio Burgio, docente di Archeologia presso l'Università di Palermo a artefice degli ultimi ritrovamenti nel sito di Halaesa, ha quindi evidenziato l'importanza dell'intero territorio dei Nebrodi occidentali, ricordando l'importanza avuta nel corso dei secoli di altri importanti insediamenti quali quello di Calacte-Caronia, Apollonia-San Fratello e di Aluntium-San Marco d'Alunzio. Già nei tempi antichi erano presenti e vive intense sinergie tra comunità diverse - sottolinea Burgio - ed oggi i rinvenimenti archeologici possono diventare un efficace elemento per contrastare lo spopolamento dei borghi e restituire vitalità alle comunità riprendendo il filo della storia. Bisogna ricordare - continua Burgio - che la Convenzione di Faro si pone l'obiettivo di attivare i cittadini affinché partecipino alle scoperte archeologiche, invito prontamente raccolto dalla professoressa Maria Grazia Antinoro, presente tra il pubblico, Preside dell'I.S.S. Alessandro Manzoni pronta a sensibilizzare i propri studenti verso il mondo dell'archeologia.
Questi momenti d'incontro - conclude Burgio - rappresentano delle prospettive attraverso le quali possiamo tracciare insieme il futuro.

La conclusione dell'intenso pomeriggio è stata affidata alla dottoressa Valeria Li Vigni Tusa, moglie del prof. Tusa, archeologa, attuale Soprintendente del mare e Presidente della Fondazione Sebastiano Tusa.
La brillante iniziativa ha individuato nel compianto prof. Sebastiano Tusa un filo conduttore eccezionale in quanto il marito ha rappresentato e rappresenta una figura autorevole del mondo archeologico internazionale.
A lui si devono-ci ricorda la moglie- il rinvenimento del Satiro danzante di Mazara, delle Teste Imperiali di Pantelleria, del Kouros ritrovato di Lentini, dei Rostri della Battaglia delle Egadi.
Sebastiano - ci dice Li Vigni Tusa - è stato il promotore dell'l'istituzione di 27 musei sommersi, autentici itinerari culturali subacquei fruibili col sistema del telerilevamento e della realtà virtuale aumentata, onorando, in questa maniera, la visione per cui da sempre egli aveva lottato riguardo i rinvenimenti archeologici subacquei, intesi come patrimonio di tutti e di cui tutti noi dobbiamo esserne i custodi. Partendo proprio dai pescatori - continua Li Vigni nel suo intervento - poiché molto spesso sono loro gli scopritori di queste memorie nascoste nel fondo del mare, persone di eccezionale importanza con le quali mio marito riusciva a cucire intensi rapporti collaborativi. Allo stesso modo amava rapportarsi con cittadini, amministratori, associazioni e istituzioni, essendo tutti parte di un grande progetto di rigenerazione culturale della storia e della memoria dei popoli che hanno vissuto, abitato e tracciato il Mediterraneo.
Mio marito - prosegue Li Vigni Tusa - amava profondamente Mistretta, alla quale era legato da un rapporto sincero e intimo trasmessogli dal padre Vincenzo nato a Mistretta, anche lui archeologo di grande spessore.
Alcuni appuntamenti quali la festa di San Sebastiano e della Madonna della Luce erano momenti imperdibili per mio marito: pur non nato a Mistretta, ha sempre sentito e coltivato un forte legame con la città che ha dato i natali al padre e che frequentava da bambino.
Alla sua morte abbiamo sentito la necessità di dare continuità all'enorme lavoro svolto negli anni da Sebastiano attraverso l'istituzione della Fondazione Sebastiano Tusa perché vogliamo rendere memoria agli oltre 700 scritti elaborati da mio marito e continuare nella traccia indelebile da lui indicata nel corso di decenni di incessante ed entusiasmante lavoro.
L'attività della Fondazione è molto intensa si sviluppa attraverso rapporti con le istituzioni e le comunità grazie all''organizzazione di seminari, laboratori e rassegne.

La Sicilia-conclude Li Vigni Tusa-è un acquarello composto da colori forti e colori tenui e tutti noi ne siamo i custodi.

Sebastiano Tusa scomparve prematuramente e tragicamente in un incidente aereo a Bishoftu in Etiopia il 10 marzo 2019, un volo che lo avrebbe portato a Malindi per partecipare a una conferenza UNESCO nella veste di Assessore della Regione Sicilia ai beni Culturali. A lui si deve da parte della Regione Sicilia l'istituzione della Soprintendenza del mare nel 2004.




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Riccardo Zingone 04/10/2025 0

The Hyblaean Mountains meet the Nebrodi Mountains in an interesting gastronomic journey

Halaesa Nebrodi: A Journey of Flavors Between the Hyblaean and Nebrodi Mountains

The main objective of the CTT™ Territorial Tourism Coordinator of Halaesa Nebrodi is the promotion of the territory as an expression of a specific identity. Its "genius loci" is characterized by the diversity offered by the individual municipalities, which benefit from a catalytic and multiplying effect when put in synergy. Along the path started a few years ago, I've met and crossed paths with countless people: operators, administrators, travelers. But the story I want to tell you today has some very interesting nuances that, in my opinion, deserve a closer look, directly involving three of our Operators.


The Taste of Excellence: The Meeting with Èstro Restaurant

Giuseppe Luparelli (chef) and Lorenzo Sorrentino (pastry chef) are the owners of Èstro Restaurant (link: [Èstro Restaurant] ) in Palazzolo Acreide (SR). Their cuisine, while firmly rooted in the valuable gastronomy of the Hyblaean Mountains, is pleasantly open to regional, national, and international influences. Seasonality is a fundamental element of their philosophy, while innovation and the reinterpretation of dishes in a contemporary key represent the added value the team offers its customers.

In this continuous journey of enrichment and constant improvement, Giuseppe and Lorenzo are looking for new ideas to embellish their dishes and, why not, invent new ones. Driven by this passion, they decided to contact Halaesa Nebrodi in search of flavors and gastronomic traditions from our territory.

The request was simple: to visit some local businesses within a few days in search of local products of excellence and, if possible, unique ones.


Organizing the Mini-Tour

We collaborated on how to organize and optimize the mini-tour, given the long distance between Halaesa Nebrodi and the Hyblaean region and the relatively little time available. We drew up a three-stage program: visits to two farms and lunch in Mistretta.

Stop 1: The Provola D.O.P. from Azienda Antonio Fioriglio

The first farm visited by Giuseppe and Lorenzo is located in the territory of Mistretta, leaving the SS 117 a few kilometers after cresting Serra Merio (1093 mt). This is the Azienda agricola zootecnica Antonio Fioriglio (link: [Azienda agricola zootecnica Antonio Fioriglio]), known everywhere for the famous Provola dei Nebrodi D.O.P. Here, immersed in 100 hectares of green and uncontaminated pastures of the Nebrodi Park (Zone B), the company stands strong with a long family history dating back to 1890, now in its fifth generation.

Welcoming Giuseppe and Lorenzo was Biagio, Antonio's son, who, along with his brother Paolo, dedicates himself with love and dedication to the family business. The tasting was "challenging": in addition to the inevitable Provola dei Nebrodi D.O.P., Biagio offered a rich platter consisting of other seasoned and unseasoned cow's milk cheeses, warm fresh ricotta that had just been produced, and, the icing on the cake, the prized baked ricotta (ricotta infornata), queen of several island dishes, including the famous Pasta alla Norma.

Stop 2: Authentic Flavors at Turismo Rurale SESIMA

As it was nearly lunchtime, our Giuseppe and Lorenzo left the Fioriglio farm amid the ringing bells of the cows and headed towards Turismo rurale SESIMA (link: [Turismo rurale SESIMA]).

The ancient farmhouse is located along the SS 117, right at the entrance to Mistretta when arriving from the hinterland. The view you can enjoy once you arrive is truly breathtaking: the gaze wanders across the pastures of the great valley up to the peaks of the Nebrodi Mountains, made green by ancient and lush forests.

Here, the two chefs met Simona Di Gregorio, the hostess and kitchen manager. Despite the generous earlier snack, there was still room for fresh bucatini with Nebrodi Black Pig and a sumptuous Nebrodi Florentine Steak (Fiorentina) to share. An excellent way to come into contact with the superb local meats.

Stop 3: Innovation and Tradition with Messinese Goat Salami

The journey of our chef friends continued towards Santo Stefano di Camastra (link: [Santo Stefano di Camastra]) intrigued by the news regarding the recent launch of a new product: the Messinese Goat Salami (Salame di Capra messinese), which we recently covered in this article.

The Azienda di Antonino Mallaci Bocchio (link: [Azienda di Antonino Mallaci Bocchio]) , located in the territory of Cerami, close to that of Mistretta, officially introduced an innovative product to the market that, in reality, has solid roots in the past and tradition of the Nebrodi. The sales point, La dispensa del Massaro (link: [La dispensa del Massaro]) , is located right in the City of Ceramics, and here Giuseppe and Lorenzo were welcomed by Antonino, who presented them, in addition to the Goat Salami and the Nebrodi Black Pig Salami, a series of dairy products derived from goat's milk.


Mission Accomplished

This is the story of an exceptional day dedicated to promoting the territory, but what matters most are the impressions collected by Giuseppe and Lorenzo:

"Today we took a journey to discover the authentic Sicily, one made of ancient flavors and traditions. The first farm, that of Antonio, Biagio, and Paolo, showed us products of great value but also people with big hearts. Leaving the SS 117 and following the navigator, we got lost, but thanks to Antonio's helpfulness, we managed to reach the farm (Editor's Note: unless you have a 4x4, it's advisable to arrive at the gates of Mistretta and head towards Contrada Fontana Murata). The welcome was excellent, as were all the products we tasted, especially the baked ricotta which we found special and different from what we use in our area. Its delicate taste pleasantly struck us.

Likewise, lunch at SESIMA met our expectations and stimulated new gastronomic ideas, just as learning about the goat products from Antonino's farm in Santo Stefano di Camastra convinced us to experiment and propose something new to our guests.

Our menu, already rich in excellent products, will be enhanced by a fresh pasta dish with goat ragù, dusted with baked ricotta."

So, mission accomplished! The Hyblaean Mountains marry the Nebrodi Mountains through a unique dish that unites two fascinating worlds of our splendid Island.




Lingua non trovata: inglese

Riccardo Zingone 01/10/2025 0

I Monti Iblei incontrano i Monti Nebrodi in un interessante percorso gastronomico

Halaesa Nebrodi: Un Viaggio di Sapori tra Iblei e Nebrodi

Tra gli obiettivi fondamentali del CTT™ Coordinatore Turistico Territoriale di Halaesa Nebrodi vi è la generazione di rapporti collaborativi tra e con gli Operatori, perche le persone sono e fanno la Destinazione. Il suo "genius loci" è caratterizzato dalle diversità offerte dai singoli comuni, che beneficiano di un effetto catalizzatore e moltiplicatore quando vengono messi in sinergia. Nel percorso avviato da alcuni anni, ho incontrato e incrociato tantissime persone: operatori, amministratori, viaggiatori. Creare o rafforzare sinergie e relazioni diventa dunque un momento fondamentale nella crescita sociale ed economica del Territorio. La storia che voglio raccontarvi oggi ha delle sfumature molto interessanti che, a mio parere, meritano un approfondimento coinvolgendo, in prima persona, tre dei nostri Operatori.


Il Gusto dell'Eccellenza: L'Incontro con Èstro Restaurant

Giuseppe Luparelli (chef) e Lorenzo Sorrentino (pastry chef) sono i titolari di Èstro Restaurant  di Palazzolo Acreide (SR). La loro cucina, pur saldamente legata alla pregevole gastronomia dei Monti Iblei, è piacevolmente aperta a influenze regionali, nazionali e internazionali. La stagionalità è un elemento fondante della loro filosofia, mentre l'innovazione e la reinterpretazione dei piatti in chiave contemporanea rappresentano il valore aggiunto che il team offre ai propri clienti.

In questo continuo percorso di arricchimento e costante miglioramento, Giuseppe e Lorenzo sono alla ricerca di nuovi spunti per impreziosire i propri piatti e, perché no, inventarne di nuovi. Spinti da questa passione, decidono di contattare Halaesa Nebrodi alla ricerca di sapori e tradizioni gastronomiche del nostro territorio.

La richiesta è semplice: visitare da lì a pochi giorni alcune aziende del territorio alla ricerca di prodotti locali d'eccellenza e, se possibile, unici.


Organizzazione del Mini-Tour

Abbiamo ragionato insieme su come organizzare e ottimizzare il mini-tour, vista la lunga distanza tra Halaesa Nebrodi e gli Iblei e il relativamente poco tempo a disposizione. Abbiamo stilato un programma di tre tappe: la visita a due aziende e un pranzo a Mistretta.

Tappa 1: La Provola D.O.P. dell'Azienda Antonio Fioriglio

La prima azienda visitata da Giuseppe e Lorenzo si trova nel territorio di Mistretta, lasciando la SS 117 pochi chilometri dopo aver superato Serra Merio (1093 mt). Si tratta dell'Azienda agricola zootecnica Antonio Fioriglio, nota ovunque per la celebre Provola dei Nebrodi D.O.P. Qui, immersa nei 100 ettari di verdi e incontaminati pascoli del Parco dei Nebrodi (zona B), sorge l'azienda, forte di una lunga storia familiare che nasce nel 1890, giunta adesso alla quinta generazione.

Ad accogliere Giuseppe e Lorenzo c'è Biagio, figlio di Antonio, che, insieme al fratello Paolo, si dedica con amore e dedizione all'azienda di famiglia. La prova d'assaggio è stata "tosta": oltre l'immancabile Provola dei Nebrodi D.O.P., Biagio ha proposto un ricco vassoio composto da altri formaggi vaccini stagionati e non, una tiepida ricotta fresca appena prodotta e, ciliegina sulla torta, la pregevole ricotta infornata, regina di diversi piatti isolani, tra cui la celeberrima Pasta alla Norma.

Tappa 2: Sapori Autentici al Turismo Rurale SESIMA

Essendo ormai quasi ora di pranzo, i nostri Giuseppe e Lorenzo hanno lasciato l'azienda Fioriglio tra il placido scampanio delle vacche e si sono diretti verso il Turismo rurale SESIMA. 

L'antico casale si trova lungo la SS 117, all'ingresso di Mistretta provenendo dall'entroterra. Lo scenario è mozzafiato: lo sguardo si perde tra i pascoli della grande vallata fino ad arrivare alle cime dei Monti Nebrodi, resi verdi da antichi e lussureggianti boschi.

Qui, i due chef hanno incontrato Simona Di Gregorio, padrona di casa e responsabile della cucina. Nonostante il generoso spuntino precedente, c'è stato spazio per dei bucatini freschi con Suino nero dei Nebrodi e una sontuosa Fiorentina dei Nebrodi da condividere. Un ottimo modo per entrare in contatto con le eccellenti carni nostrane.

Tappa 3: Innovazione e Tradizione con il Salame di Capra Messinese

Il viaggio dei nostri amici chef è proseguito alla volta di Santo Stefano di Camastra, incuriositi dalle notizie riguardanti il recente lancio di un nuovo prodotto: il salame di Capra messinese di cui ci siamo occupato recentemente in questo articolo.

L'Azienda di Antonino Mallaci Bocchio, ubicata nel territorio di Cerami, a ridosso di quello mistrettese, ha introdotto ufficialmente sul mercato un prodotto innovativo che, in realtà, ha solide radici nel passato e nella tradizione dei Nebrodi. Il punto vendita, La dispensa del Massaro, è situato proprio nella Città delle ceramiche, e qui Giuseppe e Lorenzo sono stati accolti da Antonino che ha presentato loro, oltre al salame di Capra e a quello di Suino nero dei Nebrodi, anche una serie di prodotti caseari derivati dal latte di capra.


La Missione è Compiuta

Questo il racconto di una giornata eccezionale dedicata alla promozione del territorio, ma ciò che più conta sono le sensazioni raccolte da Giuseppe e Lorenzo:

"Oggi abbiamo fatto un viaggio alla scoperta della Sicilia autentica, quella fatta di antichi sapori e tradizioni. La prima azienda, quella di Antonio, Biagio e Paolo, ci ha fatto scoprire prodotti di grande valore ma anche persone dal cuore grande. Lasciando la SS 117 e seguendo il navigatore ci eravamo persi, ma grazie alla disponibilità di Antonio siamo riusciti a raggiungere l'azienda (N.d.R.: a meno che non si disponga di un fuoristrada, per raggiungere l'azienda è consigliabile arrivare alle porte di Mistretta e dirigersi verso Contrada Fontana Murata). L'accoglienza è stata ottima come tutti i prodotti che abbiamo assaggiato, soprattutto la ricotta infornata che abbiamo trovato speciale e diversa da quella che utilizziamo dalle nostre parti. Il suo gusto delicato ci ha piacevolmente colpiti.

Allo stesso modo il pranzo da SESIMA è stato all'altezza delle aspettative e ci ha stimolato delle nuove idee gastronomiche, così come conoscere i prodotti di capra provenienti dall'azienda di Antonino a Santo Stefano di Camastra ci ha convinti a sperimentare e proporre qualcosa di nuovo ai nostri ospiti.

Il nostro menù, già ricco di prodotti d'eccellenza, sarà impreziosito da una Pasta fresca con ragù di capra e spolverata con ricotta infornata."

Dunque, missione compiuta! I Monti Iblei si sposano con i Monti Nebrodi attraverso un piatto unico che unisce due mondi affascinanti della nostra splendida Isola.




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Riccardo Zingone 20/09/2025 0

Nino Mallaci, the Capramal Project, and his Messina goat salami

The Story of Nino's Goat Salami

To tell the story of the goat salami produced by Antonino Mallaci Bocchio—or Nino, as he's known to everyone—we need to take a big step back and listen to his history, which is rooted in an old family business dedicated to agriculture and animal husbandry.

"I come from a family of farmers and ranchers," Nino says. "I've always been fascinated by this world, which is rich in values and feelings, but also requires huge sacrifices."

As a boy, Nino split his time between school and the family business. After earning his surveyor's diploma, he decided to leave his studies to dedicate himself fully to the work, which at the time was primarily raising cows. "Our grazing lands were located between Mistretta, Cerami, and Agira, which required a lot of organizational and financial energy," he explains. In the late nineties, in his twenties, he and his father decided to build a barn on their land in the Calogno district, in Cerami but adjacent to Mistretta. Since then, all of his work has been focused there.

Like many livestock farms, Nino's also had goats and pigs. "I remember as a child," Nino continues emotionally, "I would often watch the preparation of various cured meats, including goat salami, which was made by mixing goat meat, naturally lean, with the leftover scraps from processing pork. I never forgot those flavors, those smells, and those healthy traditions. For a long time, I set a goal for myself to keep them alive through my business and my retail shop."

La Dispensa del Massaro and a Found Dream

Fast forward to today, Nino opened a store in Santo Stefano di Camastra, where he started La Dispensa del Massaro. The goal was to promote and sell cured meats from the Nebrodi Black Pig, a product of local excellence, along with select beef. However, the thought of the goats continued to "graze" in his mind, along with the project of bringing their related culinary traditions to everyone's tables.

At one point, Nino had the opportunity to buy a number of certified Messina goats, an indigenous breed with roots between the Nebrodi and Peloritani mountains, prized for the quality of its milk and the goodness of its meat.

"With the purchase of this flock," Nino says, "I felt I was close to realizing my dream, but I was also aware that I had to acquire more knowledge to be able to produce a quality cured meat that honored both tradition and modern standards."

He decided to attend a specific course in Alba, Piedmont, an area with a long and established tradition in raising goats and producing cured meats. After various experiments, he succeeded in producing his own goat salami, finding the right balance of compactness, resistance to slicing, preservation, flavor, and aroma.

A Product that is a Synthesis of Tradition and Innovation

Nino's long and complex journey, supported by his family, culminated on September 18th with the official presentation of the Capramal project in Santo Stefano di Camastra. The event was attended by administrators, technicians, friends, and curious onlookers, all drawn by this tasty new product.

The gastronomic experience of tasting the goat salami was enriched by specialties produced by other local businesses: the Spina Santa company from Nicosia, which specializes in producing goat cheese, and the Casaleni company, which has long offered excellent gastronomic products. Thanks to these synergies, it was discovered how the Messina goat salami is particularly enhanced when paired, for example, with sweet provola cheese and fig jam.

A perfect synthesis of the values expressed by the Messina goat salami is captured in the words of Dr. Serena Nigrelli, the agronomist who followed Nino during the bureaucratic process: "Nino's salami is one that should be savored with your eyes closed, because that's how we can grasp unique sensations that take us back in time."

All that's left is to wish Nino and his dream-come-true sincere good luck. The territory needs this energy, vision, and enthusiasm so that our beautiful traditions can transform from memories into concrete realities.

Contact info@halaesanebrodi fro more information.

Lingua non trovata: inglese

Riccardo Zingone 20/09/2025 0

Nino Mallaci, il Progetto Capramal ed il suo salame di capra messinese

La storia del salame di capra di Nino

Per raccontare il salame di capra prodotto da Antonino Mallaci Bocchio — per tutti Nino — è necessario fare un lungo passo indietro e ascoltare la sua storia, che affonda le radici in un'antica azienda di famiglia dedita all'agricoltura e alla zootecnia.

"Vengo da una famiglia di agricoltori e allevatori", racconta Nino. "Sono sempre stato affascinato da questo mondo ricco di valori e sentimenti, ma anche di enormi sacrifici".

Da ragazzo, Nino divideva il suo tempo tra la scuola e l'azienda di famiglia. Una volta ottenuto il diploma di geometra, decise di abbandonare gli studi per dedicarsi completamente all'attività, che all'epoca era principalmente l'allevamento di vacche. "I nostri terreni per il pascolo si trovavano tra Mistretta, Cerami e Agira, il che comportava un notevole dispendio di energie organizzative ed economiche", spiega. Alla fine degli anni Novanta, ventenne, decise con il padre di costruire un capannone nel terreno di contrada Calogno, a Cerami, ma adiacente a Mistretta. Da allora, tutta la sua attività si è concentrata lì.

Come in molte aziende zootecniche, anche in quella di Nino c'erano capre e maiali. "Ricordo che da bambino", prosegue Nino con emozione, "assistevo spesso alla preparazione di vari salumi, tra cui quello di capra, che si otteneva miscelando la carne di capra, magra per natura, con i resti della lavorazione delle carni di maiale. Non ho mai dimenticato quei sapori, quegli odori e quelle sane tradizioni. Da tempo mi sono prefissato l'obiettivo di mantenerle vive attraverso la mia azienda e la mia attività commerciale".


La Dispensa del Massaro e un sogno ritrovato

Arrivando ai giorni nostri, Nino ha aperto un punto vendita a Santo Stefano di Camastra, dove ha avviato La dispensa del Massaro. L'intento era promuovere e vendere la norcineria del Suino Nero dei Nebrodi, un prodotto d'eccellenza del territorio, insieme a carne bovina selezionata. Tuttavia, il pensiero delle capre continuava a "pascolare" nella sua mente, insieme al progetto di portare le tradizioni culinarie a loro legate sulle tavole di tutti.

A un certo punto, si presentò a Nino la possibilità di acquistare un certo numero di Capre Messinesi certificate, una razza autoctona con radici tra i Nebrodi e i Peloritani, apprezzata per la qualità del latte e la bontà delle sue carni.

"Con l'acquisto di questo gregge", racconta Nino, "sentivo di essere vicino alla realizzazione del mio sogno, ma ero anche consapevole di dover acquisire ulteriori conoscenze per riuscire a produrre un salume di qualità, rispettoso della tradizione e dei canoni moderni".

Decise quindi di frequentare un corso specifico ad Alba, in Piemonte, una zona con una lunga e consolidata tradizione nell'allevamento di capre e nella produzione di salumi. Dopo varie sperimentazioni, è riuscito a produrre il suo salame di capra, trovando il giusto equilibrio tra compattezza, resistenza al taglio, conservazione, sapore e profumo.


Un prodotto che è sintesi di tradizione e innovazione

Il lungo e complesso percorso di Nino, supportato dalla sua famiglia, ha trovato un epilogo il 18 settembre, in occasione della presentazione ufficiale del progetto Capramal a Santo Stefano di Camastra. L'evento ha visto la partecipazione di amministratori, tecnici, amici e curiosi, tutti attratti da questa gustosa novità.

L'esperienza gastronomica di degustazione del salame di capra è stata arricchita dalle specialità prodotte da altre aziende locali: l'azienda Spina Santa di Nicosia, specializzata nella produzione di formaggio caprino, e l'azienda Casaleni, che da tempo propone un'offerta gastronomica d'eccellenza. Grazie a queste sinergie, si è scoperto come il salame di capra messinese trovi una particolare esaltazione in abbinamento, ad esempio, alla provola dolce e alla marmellata di fichi.

Una perfetta sintesi dei valori espressi dal salame di capra messinese è racchiusa nelle parole della dottoressa Serena Nigrelli, l'agronoma che ha seguito Nino durante l'iter burocratico: "Quello di Nino è un salame che va assaporato a occhi chiusi, perché così possiamo cogliere sensazioni uniche che ci riportano indietro nel tempo".

Non resta che augurare un sincero in bocca al lupo a Nino e al suo sogno diventato realtà. Il territorio ha bisogno di queste energie, visioni ed entusiasmo affinché le nostre belle tradizioni si trasformino da memorie in fatti concreti.

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Riccardo Zingone 16/08/2025 0

Mario Biffarella and Remembrances five years after his passing

I believe Mario had an absolute blast last night. He, who always maintained that the dead never truly die but observe us from the afterlife, from another dimension, I saw him sitting on the steps of his house, on a small street near the Church of Santa Caterina in Mistretta. He was watching, watching us, and watching himself.

His clever, deep, and gentle gaze, curious like the goblins he loved to paint, rested on the faces of those who, five years after his passing, had decided to accept the invitation from family and friends to attend a cool August evening dedicated not to his commemoration, but to his memory.

He had a blast, as I said. I noticed it when he was in stitches, listening to the words of his close friend, Tatà. Growing up with a person, sharing their battles, passions, bold and unconventional choices, their successes and failures, is the fertile ground where a sincere, deep, and timeless friendship germinates, grows, and matures. This is why Tatà, in talking about Mario, couldn't help but talk about himself. And vice versa. Mario, sitting on those steps, laughed and Tatà smiled, between one anecdote and another, as he spoke to us about Mario the boy, Mario the artist, Mario the philosopher, Mario the politician, Mario the "communist," Mario the writer, Mario the man.

At a certain point, however, Mario's amused expression changed, becoming more introspective. The scene was changing, and Mario was changing too. His son Alvaro took up his guitar, adjusted the microphone, and, along with Valentina, began to sing the first notes of "La canzone di Marinella," by that De André whom Mario, so long ago, had introduced to his own son.

Mario had sung De André over and over at home, during get-togethers, maybe even with his group, Gli Elfi, but now, hearing it sung by Alvaro, it moved him and, at the same time, pleased him. "Alvaro is really good," he thought to himself, as the magic of the music spread along the narrow street crowded with people. Then I saw him go down the stairs and play the last verse along with them:

"This is your song, Marinella Who flew to the sky on a star And like all the most beautiful things You lived only for a day, like the roses And like all the most beautiful things You lived only for a day, like the roses."

While Alvaro and Valentina continued their musical performance, Mario, Liria, and Ferruccio led us up the stairs into what is now a small museum. It holds paintings, sketches, writings, and various documents produced by Mario during his long artistic life, carefully preserved by his family in that treasure trove of material and immaterial culture that Tatà would like to turn into a Foundation. It is the studio-workshop where Mario unleashed his exceptional artistic sensibility, his ironic, sarcastic, irreverent, bold, and fascinating, yet also gentle, brush. The colors, the painted figures with their almost photographic appearance, the symbols and symbolisms, the gnomes, toads, open books, and faces have always struck me.

The Rimembranze exhibition will also be open today, August 16th, from 7:00 PM onwards. If you look closely, Mario will still be there watching, watching us, watching himself.

For more information: http://www.mistretta.eu/Speciale%20Mario%20Biffarella.html

Lingua non trovata: inglese

Riccardo Zingone 16/08/2025 0

Mario Biffarella e Rimembranze a cinque anni dalla sua scomparsa

Credo che Mario ieri sera si sia divertito un mondo. Lui, che ha sempre sostenuto che i morti non muoiono mai completamente, ma ci osservano dall'aldilà, da un'altra dimensione, l'ho visto seduto sugli scalini di casa sua, in una viuzza vicino alla Chiesa di Santa Caterina a Mistretta. Stava osservando, ci stava osservando e si stava osservando.

Il suo sguardo furbo, profondo e dolce allo stesso tempo si posava, incuriosito come quello dei folletti che amava dipingere, sulle espressioni di chi, a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, aveva deciso di accogliere l'invito di familiari e amici a partecipare a una fresca serata d'agosto dedicata non alla sua commemorazione, ma al suo ricordo.

Si è divertito un mondo, dicevo. L'ho notato quando si sbellicava dalle risate ascoltando le parole del suo fraterno amico Tatà. Crescere insieme a una persona, condividerne le battaglie, le passioni, le scelte audaci e controcorrente, i successi e gli insuccessi, rappresenta l'humus su cui germoglia, cresce e matura un'amicizia sincera, profonda e senza tempo. Per questo motivo Tatà, nel raccontare Mario, non ha potuto fare a meno di raccontare se stesso. E viceversa. Mario, seduto su quei scalini, rideva e Tatà sorrideva, tra un aneddoto e l'altro, mentre ci parlava di Mario ragazzo, Mario artista, Mario filosofo, Mario politico, Mario "comunista", Mario scrittore, Mario uomo.

A un certo punto, però, l'espressione divertita di Mario è cambiata, diventando più raccolta. La scena stava cambiando e anche Mario stava cambiando. Il figlio Alvaro ha imbracciato la chitarra, si è sistemato il microfono e, insieme a Valentina, ha cominciato a intonare le prime note de La canzone di Marinella, di quel De André che Mario, tanto tempo prima, aveva fatto conoscere al proprio figlio.

Mario aveva cantato De André più e più volte in casa, durante gli "schiticchi", forse anche con il suo gruppo Gli Elfi, ma adesso, sentirlo cantare da Alvaro, lo commuove e, allo stesso tempo, lo compiace. "È proprio bravo Alvaro", pensa tra sé e sé, mentre la magia della musica si diffonde lungo lo stretto vicolo affollato di gente. Poi lo vedo scendere le scale e suonare l'ultima strofa insieme:

"Questa è la tua canzone, Marinella Che sei volata in cielo su una stella E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose."

Mentre Alvaro e Valentina continuano la loro performance musicale, Mario, Liria e Ferruccio ci accompagnano su per le scale in quello che ora è un piccolo museo. Raccoglie dipinti, bozzetti, scritti e documenti vari prodotti da Mario durante la sua lunga vita artistica, gelosamente custoditi dalla famiglia in quello scrigno di cultura materiale e immateriale che Tatà vorrebbe far diventare una Fondazione. È il laboratorio-studio dove Mario liberava la sua eccezionale sensibilità artistica, il suo pennello ironico, sarcastico, dissacratore, audace e affascinante, ma anche dolce. Mi hanno sempre colpito i colori, le figure dipinte dall'aspetto quasi fotografico, simboli e simbolismi, gnomi, rospi, libri aperti, volti.

La mostra Rimembranze sarà aperta anche oggi, 16 agosto, dalle 19:00 in poi. Se scrutate con attenzione, Mario sarà ancora lì a osservare, a osservarci, a osservarsi.

Per approfondimenti http://www.mistretta.eu/Speciale%20Mario%20Biffarella.html

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Riccardo Zingone 20/07/2025 0

Gens d'Halaesa Nebrodi : Martin Declève et sa Demeure Royale

L'Histoire de Romei

La contrada Romei, située sur le territoire de Mistretta, est l'un des lieux ruraux les plus emblématiques du centre des Nebrodi. On estime que dans cette zone, selon les descriptions de Silius Italicus et de Polybe, se trouvait l'ancienne Noma, et que le nom "Romei" dérive précisément des anciens habitants de la ville gréco-romaine, les Noméi.

Nichée le long du versant oriental qui monte vers la contrada Zupardo, près du torrent Serravalle, l'ancien fief de Romei était réputé pour sa riche production de raisins, d'agrumes, d'huile d'olive et de fruits variés. Autrefois, on y cultivait aussi abondamment le mûrier, dont les feuilles servaient de nourriture au ver à soie. La fertilité de la terre, combinée à la douceur du climat, a encouragé les habitants de Mistretta à s'y installer, comme en témoignent les nombreuses anciennes fermes encore présentes.

Après 1684, le Fief fut attribué à Santo Stefano di Camastra mais, suite à diverses péripéties judiciaires, une partie de celui-ci redevint la propriété de la Commune de Mistretta. Une vente massive commença alors, et de nombreuses terres furent cédées à de puissantes familles comme les Allegra, les Natoli, les Salamone, les Armao et les Aversa, qui y édifièrent de prestigieuses villas.

Au fil du temps, cette contrada devint si peuplée qu'elle justifia la présence d'un détachement de l'école primaire de Mistretta, logé dans un bâtiment spécialement dédié où étaient instruits quelques dizaines d'enfants. Cela dura jusque dans les années soixante, comme le raconte et le documente Nella Faillaci, chercheuse passionnée d'histoire locale et ancienne responsable des Archives Historiques Communales de Mistretta. (1)

Aujourd'hui, l'ancien Fief Romei connaît une nouvelle saison : beaucoup des anciennes familles n'existent plus, mais plusieurs domaines ont retrouvé une nouvelle vitalité grâce à l'intérêt de nombreux nouveaux propriétaires qui ont décidé de faire de ces lieux leur demeure. C'est de ce stimulant point de départ régénérateur que commence notre récit.


 


 

J'ai trouvé plusieurs portes ouvertes menant aux entrepôts où l'on peut encore voir un ancien pressoir à huile, avec son énorme meule en pierre et son pressoir activés par des bêtes de somme. L'électricité est arrivée très tard dans cette région, mais les anciens propriétaires, héritiers de la famille Natoli-Giaconia, avaient contourné le problème en acquérant un équipement moderne installé dans un autre bâtiment et alimenté par un groupe électrogène. Le pressoir à huile est resté en activité jusque dans les années soixante, devenant le point de référence des environs pour le pressage des olives.

                                                                                               

À côté du bâtiment, la petite église rurale, entièrement dépouillée, datée de 1783, avec au fond un petit autel et un pavement en majolique.  

                                         

Voici la traduction en français :


Martin Declève et Valérie Verdinne : De la Pandémie à Leur Rêve

Le chant incessant des cigales est momentanément interrompu par l'arrivée d'une voiture : c'est Martin, qui m'accueille avec un sourire chaleureux, que je lui rends aussitôt.

Nous commençons à siroter un apéritif frais sur la terrasse, ce qui accompagne agréablement notre conversation. Martin me raconte son parcours et ce qui l'a poussé à venir ici depuis la Belgique.

« C'est un projet qui vient de loin : j'ai enseigné le latin et le grec pendant vingt-deux ans et ma femme Valérie a hérité d'une pharmacie familiale, mais nous avions tous les deux le désir de nous consacrer à l'art. Alors, à un moment donné, j'ai abandonné l'enseignement pour me consacrer professionnellement à la photographie et à la cinématographie, et, avec Valérie, nous avons restauré ensemble une maison à Bruxelles. Pendant la pandémie, malgré les restrictions, nous avons commencé à voyager en Italie jusqu'à arriver en Sicile, où nous avons été immédiatement fascinés par ce territoire. »

« Valérie et moi, poursuit Martin, avons toujours pensé acheter un bien immobilier avec des caractéristiques spéciales, qui raconterait une histoire à lui seul, et nous avons pensé que dans cette région, tôt ou tard, nous le trouverions. Nous n'avons pas confié notre recherche à des agences immobilières, mais plutôt au bouche-à-oreille. Ainsi, grâce à des connaissances communes, nous avons été mis en contact avec les anciens propriétaires et, après un certain temps, notre recherche a abouti. »

Une fois la pandémie terminée, Martin et Valérie ont acquis la propriété de la famille Parlato-Martorana et ont immédiatement commencé les travaux de nettoyage et de remise en état, mais pas de la bâtisse. C'était un choix délibéré. « Pour l'instant, nous nous occupons du nettoyage du terrain qui mesure dix-huit hectares, continue Martin, mais pour moi, c'est un vrai spectacle de le récupérer petit à petit. Chaque jour est une nouvelle découverte et c'est magnifique ! L'objectif est d'en nettoyer environ quatre hectares et de laisser le reste en forêt. La maison ne sera rénovée que lorsque nous comprendrons bien la direction à prendre. Nous cherchons un modèle à appliquer, mais les modèles courants ne nous satisfont pas, nous attendrons donc le temps nécessaire. Nous pensons, cependant, créer un modèle qui unisse la culture et l'agriculture. »


Naissance du DDT Project : L'Art Contemporain Rencontre l'Histoire

« Il y a deux ans, avec Valérie et quelques amis, nous avons passé notre premier été dans cet endroit. Dehors, c'était encore une jungle, mais nous avons tous ressenti le charme qui émanait de l'ensemble : la paix, la beauté, la terre, l'histoire. Entre-temps, nous avons abandonné l'idée de créer un agritourisme et de nous consacrer simplement à l'hébergement et à la restauration. Nous avons donc pris une pause et sommes maintenant à la recherche d'un but plus profond et spirituel, en créant une réalité où notre désir de création puisse être partagé. Je n'arrive pas à imaginer un jour sans créativité, sans envie de faire, et avec Valérie, nous pensons développer un modèle de vie qui transmet le bonheur. »

« Nous avons donc partagé l'idée d'organiser une exposition maintenant, en laissant et en présentant le bâtiment tel que nous l'avons trouvé, en utilisant les nombreuses pièces pour accueillir les créations. »

Comme indiqué dans le communiqué de presse, le projet DDT fait du message trouvé sur le mur le titre de cette initiative, mais surtout, il l'élève au rang de mot d'ordre chargé d'attentes, dans une résidence qui, en réalité, n'offre pour le moment rien de royal sinon un rare et étendu sentiment de paix cathartique. Contrairement à A et G, les deux inconnus qui ont signé le graffiti avec leurs seules initiales après un court séjour il y a plus de cent vingt ans, Declève et Verdinne sont bien conscients que, sur le long terme de leur présence, l'entreprise consistera à « rendre du temps au temporaire ».

À côté de la porte d'entrée, sur le mur, on lit quelques dates tracées à la peinture rouge : en haut, 1761, celle de la fondation de la structure ; des deux côtés de la porte, des dates allant de 1948 à 1967 se réfèrent à l'époque de la pulvérisation du DDT contre le paludisme. Au cours des siècles cités, le lieu a subi de nombreuses transformations. Mais c'est sans doute au milieu du siècle suivant l'interdiction de l'insecticide, à la fin des années 70, que se produit la métamorphose la plus radicale : la fin de l'activité agricole, l'abandon des terres et l'utilisation du bâtiment principal, laissé à l'abandon depuis plus de trente ans, comme maison de vacances occasionnelle. Les années du DDT furent celles de la « grande accélération ». Au-delà du désir illusoire d'éloigner ce passé récent, l'appropriation indue de l'acronyme exprime la volonté des nouveaux propriétaires de faire de ce lieu un lieu d'agriculture et de culture, un espace où « rendre du temps au provisoire ».

DDT project-Prima di lasciare questa regale dimora

Régis Baudy, Sébastien Bonin, Alessandro Costanzo, Étienne Courtois, Martin Declève, Myriam El Haïk, Laurent Friob, Anna Guillot, Sebastiano Leta, Renee Marcus Janssen, Emmanuel Piron, Rawakari, Agostino Rocco, Alfredo Sciuto.

DDT project : Martin Declève & Valérie Verdinne
Dimora del temporaneo, Mistretta, Contrada Romei, Sicilia, Italia
16.08―14.09.2025
Ouverture : Samedi 16 – Dimanche 17 août

 

(1) Romei, crocevia dei pellegrini. Nella Faillaci, Il Centro storico-giugno 2003

Lingua non trovata: francese

Riccardo Zingone 20/07/2025 0

People of Halaesa Nebrodi: Martin Declève and his Royal Residence

The Story of Romei

The Contrada Romei, located in the territory of Mistretta, is one of the most iconic rural areas in the heart of the Nebrodi region. It's believed that, according to the descriptions by Silius Italicus and Polybius, the ancient city of Noma once stood here, and that the name "Romei" derives directly from the ancient inhabitants of this Greco-Roman city, the Nomei.

Nestled along the eastern slope that winds up towards Contrada Zupardo, near the Serravalle torrent, the former Romei feudal estate was renowned for its abundant production of grapes, citrus fruits, olive oil, and various other fruits. At one time, mulberries were also extensively cultivated here, their leaves serving as food for silkworms. The fertility of the land, combined with the mild climate, encouraged the inhabitants of Mistretta to settle here, as evidenced by the numerous ancient farmhouses still present.

After 1684, the Fief was assigned to Santo Stefano di Camastra but, following various legal disputes, a portion of it returned to the ownership of the Municipality of Mistretta. This led to a sell-off, and many lands were ceded to powerful families such as the Allegra, Natoli, Salamone, Armao, and Aversa, who built prestigious villas. Over time, this district became so populous that it warranted the presence of a detachment of Mistretta's elementary school, housed in a dedicated building where dozens of children were educated. This continued until the 1960s, as recounted and documented by Nella Faillaci, a passionate local history researcher and former head of the Municipal Historical Archive of Mistretta.

Today, the former Romei Fief is experiencing a new season: many of the old families no longer exist, but several estates have gained new life thanks to the interest of numerous new owners who have decided to make these places their home. It's from this interesting regenerative impulse that our story begins.


Palazzo Natoli-Giaconia: A Pearl Set Among Ancient Oaks and Olive Trees

I arrive for my appointment with Martin a few minutes before the scheduled time. He had informed me of a delay shortly before but had given me permission to enter the property. As soon as I step out of the car, which had until then protected me from the summer heat and isolated me from sounds and smells, I'm literally enveloped by the beauty of the place and the incessant chirping of cicadas. There are experiences that transport us back in time, and immediately I feel immersed in an unexpected situation that deserves respect: the ancient farmhouse hosting me, the "Regale dimora" (Royal Residence, as described in pencil on a wall by a guest), radiates extraordinary energy.

I feel like a guest in a place of great sanctity and, for this reason, I move on tiptoe. Even the ancient stone pavement deserves respect, and I tread upon it with circumspection.

While waiting for Martin's arrival, I wander around the courtyard of the imposing, yet well-integrated, historic residence, surrounded by ancient olive trees and dense woodland. Peering here and there, my attention is immediately captured by a spectacular fountain with the date 1761 carved into it. Water flows, and there is life. The central sculpted figure is nestled in a stone niche that still retains red decorations, a characteristic also visible along the main two-story facade, which features a spectacular double-ramp staircase leading to the upper floor. Indeed, I notice how the red with which the ground floor walls were painted is still visible on the facade, which, together with yellow and green, must have given the building a particularly elegant and classical appearance. After all, we are in the midst of Neoclassicism, and the echo of the archaeological excavations of Pompeii and Herculaneum evidently reached here too, leaving its mark on this building. 


I find some doors open that lead to the warehouses where an ancient olive mill is still visible, with its enormous stone millstone and press operated by pack animals. Electricity would arrive very late in these parts, but the old owners, heirs of the Natoli-Giaconia family, had in the meantime circumvented the problem by purchasing a modern system located in another building and powered by a generator. The mill remained in operation until the 1960s, becoming the reference point for the surrounding area for olive milling.

Next to the building is the completely unadorned rural church, dated 1783, with a small altar and majolica floor at the back.


Martin Décleve and Valérie Verdinne: From the Pandemic to Their Dream

The chirping of the cicadas is momentarily interrupted by the arrival of a car: it's Martin, who greets me with a warm smile, which I promptly return.

We begin sipping a cool aperitif on the terrace, which accompanies our pleasant chat, during which Martin tells me about himself and what brought him here from Belgium.

"It's a project that started a long time ago: I taught Latin and Greek for twenty-two years, and my wife Valérie inherited a family pharmacy, but we both had a desire to dedicate ourselves to art. So, at a certain point, I left teaching to pursue photography and cinematography professionally, and, with Valérie, we restored a house in Brussels together. During the pandemic, despite the restrictions, we started traveling in Italy until we arrived in Sicily, where we encountered this territory that immediately fascinated us."

"Valérie and I," Martin continues, "always thought about buying a property with special characteristics, one that would tell a story by itself, and we thought that in this area, sooner or later, we would find it. We didn't entrust our search to real estate agencies, but rather to word-of-mouth. So, thanks to common acquaintances, we were put in touch with the old owners, and after a while, our search concluded."

After the pandemic, Martin and Valérie bought the property from the Parlato-Martorana family and immediately began cleaning and recovering the grounds, but not the building itself. This was a deliberate choice. "For now, we are focusing on cleaning the eighteen-hectare land," Martin continues, "but for me, it's a real spectacle to recover it little by little. Every day is a new discovery, and that's beautiful! The goal is to clean about four hectares and leave the rest as woodland. The house will only be renovated when we fully understand which direction to take. We are looking for a model to apply, but the common ones don't satisfy us, so we will wait as long as necessary. We plan, however, to create a model that combines culture with agriculture."


The DDT Project is Born: Contemporary Art Marries History

"Two years ago, Valérie, some friends, and I spent our first summer in this place. Outside, it was still a jungle, but we all perceived the charm that emanated from the whole: peace, beauty, the land, history. In the meantime, we abandoned the idea of creating a farm holiday resort and simply dedicating ourselves to hospitality and catering. So we took a break, and now we are looking for a deeper, more spiritual purpose, creating a reality where our desire for creation can be shared. I can't imagine a day without creativity, without the desire to create, and with Valérie, we believe we can develop a life model that transmits happiness."

"We then shared the idea of setting up an exhibition now, leaving and presenting the building as we found it, using the many rooms to host the creations."

As stated in the press release, the DDT project uses the message found on the wall as the title of this initiative, but above all, it elevates it to a keyword full of expectations, in a residence that, in fact, at the moment, offers nothing regal but a rare, expansive sense of cathartic peace. Unlike A and G, the two unknown individuals who signed the graffiti with only their initials after a short stay more than one hundred and twenty years ago, Declève and Verdinne are well aware that in the long term of their stay, the undertaking will consist of "giving time back to the temporary."

Next to the entrance door, on the wall, some dates traced in red paint can be read: above, 1761, that of the foundation of the structure; on both sides of the door, dates ranging from 1948 to 1967 refer to the period of DDT spraying against malaria. Over the centuries mentioned, the place has undergone numerous transformations. But it is undoubtedly during the mid-century following the ban on the insecticide, at the end of the 1970s, that the most radical metamorphosis occurred: the conclusion of agricultural activity, the abandonment of the land, and the use of the main building, left for more than thirty years, as an occasional holiday home. The DDT years were those of the "great acceleration." Beyond the illusory desire to distance this recent past, the misappropriation of the acronym expresses the new owners' desire to make this place a place of agriculture and culture, a space where time can be given back to the provisional.


DDT project – Before leaving this royal residence

Artists: Régis Baudy, Sébastien Bonin, Alessandro Costanzo, Étienne Courtois, Martin Declève, Myriam El Haïk, Laurent Friob, Anna Guillot, Sebastiano Leta, Renee Marcus Janssen, Emmanuel Piron, Rawakari, Agostino Rocco, Alfredo Sciuto.

DDT project: Martin Declève & Valérie Verdinne Dimora del temporaneo, Mistretta, Contrada Romei, Sicily, Italy 16.08—14.09.2025 Opening: Saturday 16—Sunday 17 August

(1) Romei, crocevia dei pellegrini. Nella Faillaci, Il Centro storico-giugno 2003

Lingua non trovata: inglese

Riccardo Zingone 19/07/2025 0

Gente di Halaesa Nebrodi: Martin Declève e la sua Regale Dimora

La Storia di Romei

La contrada Romei, situata nel territorio di Mistretta, è uno dei luoghi rurali più iconici del centro nebroideo. Si ritiene che in quest'area, secondo le descrizioni di Silio Italico e Polibio, sorgesse l'antica Noma, e che il nome "Romei" derivi proprio dagli antichi abitanti della città greco-romana, i Nomei.

Adagiato lungo il versante orientale che si inerpica verso contrada Zupardo, a ridosso del torrente Serravalle, l'ex feudo di Romei era noto per la ricca produzione di uva, agrumi, olio d'oliva e frutti vari. Un tempo, vi si coltivava abbondantemente anche il gelso, le cui foglie erano nutrimento per il baco da seta. La fertilità della terra unita alla mitezza del clima hanno incentivato gli abitanti di Mistretta a stabilirsi qui, come testimoniano i numerosi antichi casali ancora presenti.

Dopo il 1684, il Feudo fu assegnato a Santo Stefano di Camastra ma, a seguito di diverse vicissitudini giudiziarie, una parte di esso tornò di proprietà del Comune di Mistretta. Ebbe così inizio una svendita, e molte terre vennero cedute a potenti famiglie come gli Allegra, i Natoli, i Salamone, gli Armao e gli Aversa, che edificarono prestigiose ville

Nel corso del tempo, questa contrada divenne così popolosa da giustificare la presenza di un distaccamento della scuola elementare di Mistretta, ospitato in un edificio apposito dove venivano istruite alcune decine di bambini. Ciò accadde sino agli anni Sessanta, come racconta e documenta Nella Faillaci, appassionata ricercatrice di storia locale ed ex responsabile dell'Archivio Storico Comunale di Mistretta. (1)

Oggi, l'ex Feudo Romei sta vivendo una nuova stagione: molte delle antiche famiglie non esistono più, ma diverse tenute hanno riacquistato nuova linfa grazie all'interesse di numerosi nuovi proprietari che hanno deciso di fare di questi luoghi la propria dimora. È da questo interessante spunto rigenerativo che inizia il nostro racconto.

Palazzo Natoli-Giaconia: Una Perla Incastonata tra Querce e Ulivi Secolari

Arrivo all'appuntamento con Martin alcuni minuti prima dell'orario stabilito. Poco prima mi aveva avvisato di un ritardo, ma mi aveva dato il permesso di entrare nella proprietà. Appena scendo dall'auto, che fino a quel momento mi aveva protetto dalla calura estiva e isolato da suoni e odori, vengo letteralmente avvolto dalla bellezza del luogo e dal frastuono incessante delle cicale. Esistono esperienze che ci riportano indietro nel tempo, e subito mi sento immerso in una situazione inaspettata che merita rispetto: l'antico casale che mi ospita, la "Regale dimora" (come descritto a matita su un muro da un ospite del casale), trasmette un'energia straordinaria.

Mi sento ospite in un luogo dalla grande sacralità e, per questo motivo, mi muovo in punta di piedi. Persino l'antico selciato in pietra merita rispetto, e lo calpesto con circospezione.

Nell'attesa dell'arrivo di Martin, mi aggirò lungo il cortile dell'imponente, ma ben integrata, dimora storica, circondata da ulivi secolari e da una fitta boscaglia. Sbirciando qua e là, la mia attenzione viene subito catturata da una scenografica fontana che riporta scolpita la data 1761.

L'acqua scorre, e c'è vita. La figura centrale scolpita è accolta in una nicchia in pietra che conserva ancora delle decorazioni in rosso, una caratteristica che si può notare anche lungo la facciata principale a due piani del prospetto, corredata da una scenografica scala a doppia rampa che conduce al piano superiore. Noto, infatti, come nel prospetto si intraveda ancora il rosso con cui erano state dipinte le pareti del piano terra che, insieme al giallo e al verde, dovevano conferire alla costruzione un aspetto particolarmente elegante e classicheggiante. D'altronde, ci troviamo in pieno neoclassicismo, e l'eco degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano è evidentemente giunta anche qui, lasciando traccia in questo edificio.


 


 

Trovo aperte alcune porte che introducono ai magazzini dove è ancora visibile un antico frantoio con l'enorme mole in pietra ed il torchio azionati da animali da soma. La corrente elettrica da queste parti arriverà molto tardi ma i vecchi proprietari, eredi della famiglia Natoli-Giaconia, nel frattempo avevano arginato il problema acquistando un moderno impianto collocato in un altro edificio e alimentato da un gruppo elettrogeno. Il frantoio restò in funzione fino agli anni sessanta diventanto il punto di riferimento dell'area circostante per la molitura delle olive.  

                                                                                               

Accanto l'edificio la chiesetta rurale completamente disadorna datata 1783, con in fondo un piccolo altare e pavimento in maiolica.   

                                         

Martin Décleve e Valérie Verdinne: Dalla Pandemia al Loro Sogno

Il frastuono delle cicale viene momentaneamente interrotto dall'arrivo di un'automobile: è Martin, che mi accoglie con un caldo sorriso, prontamente ricambiato.

Iniziamo a sorseggiare un fresco aperitivo in terrazza, che ci accompagna lungo la piacevole chiacchierata, durante la quale Martin mi racconta di sé e di ciò che lo ha spinto dal Belgio fin qui.

"È un progetto che nasce molto lontano: io ho insegnato latino e greco per ventidue anni e mia moglie Valérie ha ereditato una farmacia di famiglia, ma entrambi avevamo il desiderio di dedicarci all'arte. Così, ad un certo punto, ho abbandonato l'insegnamento per occuparmi professionalmente di fotografia e cinematografia, e, con Valérie, abbiamo restaurato insieme una casa a Bruxelles. Durante la pandemia, nonostante le restrizioni, iniziamo a viaggiare in Italia fino ad arrivare in Sicilia, dove veniamo a contatto con questo territorio che ci affascina immediatamente."

"Io e Valérie", prosegue Martin, "abbiamo sempre pensato di acquistare un immobile con delle caratteristiche speciali, che da solo raccontasse una storia, e abbiamo pensato che in questa zona, prima o poi, lo avremmo trovato. Non abbiamo affidato la nostra ricerca ad agenzie immobiliari, ma piuttosto al passaparola. Così, grazie a conoscenze comuni, siamo stati messi in contatto con i vecchi proprietari e, dopo un po' di tempo, la nostra ricerca si è conclusa."

Finita la pandemia, Martin e Valérie acquistano la proprietà proveniente dalla famiglia Parlato-Martorana e subito avviano i lavori di pulizia e recupero, ma non dell'immobile. Questa è stata una scelta precisa. "Per adesso ci stiamo occupando della pulizia del terreno che misura diciotto ettari", continua Martin, "ma per me è un vero spettacolo recuperarlo poco alla volta. Ogni giorno è una nuova scoperta e questo è bellissimo! L'obiettivo è pulirne circa quattro ettari e il resto lasciarlo come bosco. La casa sarà ristrutturata solamente quando capiremo fino in fondo quale direzione prendere. Siamo alla ricerca di un modello da applicare, ma quelli comuni non ci soddisfano, dunque attenderemo il tempo necessario. Pensiamo, comunque, di creare un modello che unisca la cultura con l'agricoltura."

Nasce il DDT Project: L'Arte Contemporanea si Sposa con la Storia

"Due anni fa, con Valérie e alcuni amici, abbiamo trascorso la prima estate in questo posto. Fuori era ancora una giungla, ma tutti abbiamo percepito il fascino che emanava l'insieme: la pace, la bellezza, la terra, la storia. Nel frattempo abbiamo abbandonato l'ipotesi di realizzare un agriturismo e dedicarci semplicemente alla ricettività e alla ristorazione. Dunque ci siamo presi una pausa e adesso siamo alla ricerca di uno scopo più profondo e spirituale, creando una realtà dove la nostra voglia di creazione possa essere condivisa. Non riesco a immaginare un giorno senza creatività, senza voglia di fare, e con Valérie crediamo di sviluppare un modello di vita che trasmetta felicità."

"Abbiamo quindi condiviso l'idea di allestire una mostra adesso, lasciando e presentando il fabbricato così come lo abbiamo trovato, utilizzando le tante stanze per ospitare le realizzazioni."

Così come riportato nel comunicato stampa DDT project fa del messaggio trovato sul muro il titolo della presente iniziativa, ma soprattutto lo eleva a parola d’ordine carica di aspettative, in una residenza che in effetti, al momento, di regale non consente altro che un raro dilatato senso di catartica pace. Al contrario di A e G, i due sconosciuti che firmarono il graffito con le sole iniziali dopo un breve soggiorno più di centoventi anni fa, Declève e Verdinne sono ben consapevoli che nel tempo lungo della loro permanenza, l’impresa consisterà nel “restituire tempo al temporaneo”.
Al lato della porta d’ingresso, sulla parete si leggono alcune date tracciate con vernice rossa: sopra, 1761, quella della fondazione della struttura; su entrambi i lati della porta, dati che vanno dal 1948 al 1967 si riferiscono all’epoca dell’irrorazione del D.D.T. contro la malaria. Nel corso dei secoli citati, il luogo ha subito numerose trasformazioni. Ma è senza dubbio durante la metà del secolo successivo alla messa al bando dell’insetticida, alla fine degli anni ‘70, che si verifica la metamorfosi più radicale: la conclusione dell’attività agricola, l’abbandono dei terreni e l’utilizzo dell’edificio principale lasciato da più di trent’anni, come casa di villeggiatura occasionale. Gli anni del D.D.T. furono quelli della “grande accelerazione”. Al di là del desiderio illusorio di allontanare questo recente passato, l’appropriazione indebita dell’acronimo esprime la volontà dei nuovi proprietari di fare di questo luogo un luogo di agricoltura e cultura, uno spazio dove restituire tempo al provvisorio.

DDT project-Prima di lasciare questa regale dimora

Régis Baudy, Sébastien Bonin, Alessandro Costanzo, Étienne Courtois, Martin Declève, Myriam El Haïk, Laurent Friob, Anna Guillot, Sebastiano Leta, Renee Marcus Janssen, Emmanuel Piron, Rawakari, Agostino Rocco, Alfredo Sciuto.

DDT project : Martin Declève & Valérie Verdinne
Dimora del temporaneo, Mistretta, Contrada Romei, Sicilia, Italia
16.08―14.09.2025
Opening : Sabato 16―domenica 17 agosto

 

(1) Romei, crocevia dei pellegrini. Nella Faillaci, Il Centro storico-giugno 2003

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