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Riccardo Zingone 23/10/2026 0

Federico Massimo Ceschin e L'Economia dei visitatori: un nuovo paradigma per le aree interne

Economia dei Visitatori: oltre i numeri, verso un nuovo paradigma di sviluppo territoriale Intervista a Federico Massimo Ceschin, autore di “Economia dei visitatori” – Volumi 1 e 2 Per anni abbiamo misurato il successo del turismo attraverso arrivi, presenze e crescita delle strutture ricettive. Ma questi indicatori sono davvero sufficienti a raccontare il valore che il turismo genera per i territori e, soprattutto, quanto di questo valore rimane nelle comunità ospitanti? È da questa riflessione che prende avvio il nostro confronto con Federico Massimo Ceschin, autore dei due volumi di “Economia dei visitatori” (Movability, 2024 e 2026), impegnato nella promozione di nuovi modelli di sviluppo territoriale e presidente di SIMTUR – Ecosistema professionale turismo rigenerativo, associazione della quale faccio parte. La sua proposta si inserisce nel più ampio percorso di trasformazione del turismo dalla sostenibilità alla rigenerazione. Se la prima punta a ridurre gli impatti negativi dell’attività turistica, la seconda ambisce a produrre benefici concreti per l’ambiente, le economie locali e le comunità residenti. Non soltanto consumare meno risorse, dunque, ma contribuire a ricostituirle e valorizzarle. Un orientamento che trova spazio anche nelle politiche europee, attraverso l’Agenda europea per il turismo 2030. In Italia, il Piano Strategico del Turismo 2023–2027 recepisce diversi principi di sostenibilità e innovazione, ma rimane aperta la questione della loro concreta applicazione e, soprattutto, della misurazione dei benefici prodotti nei territori. I due volumi di Ceschin, rivolti ad amministratori, operatori, professionisti dello sviluppo locale e comunità, offrono una chiave di lettura che supera la tradizionale centralità del turista per considerare l’insieme delle relazioni economiche, sociali e culturali generate dai visitatori. Una prospettiva particolarmente interessante anche per il GMT™ Halaesa Nebrodi, che lega la sua azione al tema della Cultura dell'Ospitalità, nella visione di Andrea Succi, ideatore di Territori e Italianità, i cui valori sono più volte ripresi all’interno dell’opera di Ceschin. Dalla lettura dei due volumi nascono le sette domande che abbiamo rivolto a Ceschin: un confronto sul significato dell’Economia dei Visitatori, sul ruolo delle comunità, sui limiti degli attuali sistemi di misurazione e sulle possibilità concrete di avviare un cambiamento di paradigma. Riccardo Zingone – Coordinatore Turistico Territoriale CTT™ del GMT™ Halaesa Nebrodi L’Economia dei visitatori: un cambio di paradigma Il turismo si misura su ciò che entra: arrivi, presenze e fatturati. L’economia dei visitatori si misura su ciò che resta e si rigenera. Il valore è ciò che un territorio trattiene e fa fruttare nel tempo, mentre il flusso è soltanto una ricevuta. Un territorio può battere ogni record di presenze - con statistiche che registrano il dato come un successo - e intanto perdere residenti, negozi di vicinato e anche chi si prende cura di luoghi e persone. Il cambio di paradigma ha tre passaggi. Si guarda a chiunque attraversi un luogo, anche a chi non pernotta. Si misura il valore trattenuto accanto ai flussi. Si dà a qualcuno il mandato di tenere vivo il territorio, che oggi nessun ente ha in modo esplicito: le DMO hanno un mandato promozionale, i Comuni amministrativo e le Regioni allocativo. Lo sguardo nuovo si rivolge ad amministratori, imprese e professionisti che progettano destinazioni, ma prima di tutti alle comunità, perché senza il loro riconoscimento nessuna strategia può davvero essere efficace. Dal turista al visitatore: oltre le definizioni Le istituzioni internazionali definiscono visitatore chi viaggia fuori dal proprio contesto abituale per meno di un anno e per qualsiasi motivo: turista se pernotta, escursionista se no. Noi proponiamo un passo in più: è visitatore chiunque aggiunga valore con la propria permanenza nei luoghi, o anche solo attraversandoli. Ogni turista è un visitatore, ma non tutti i visitatori sono turisti: l’escursionista, il pendolare, il pellegrino, lo studente fuori sede, il lavoratore in trasferta, il nomade digitale, il proprietario di seconda casa, chi torna ai luoghi delle radici e il city user sono tutte persone che si comportano da consumatori, spendono, usano servizi ed erodono risorse senza che la contabilità classica del turismo nemmeno li veda. La conseguenza pratica è che rifiuti, trasporti, sanità e parcheggi vengono dimensionati su una popolazione che nei dati esiste solo in parte. Turista e visitatore sono due modi di guardare la stessa persona. Il primo è un flusso da cui prelevare, il secondo è qualcuno che può restituire. Per vedere chi i dati non contano uso il metodo dell’impronta: la popolazione invisibile si inferisce dalle tracce che lascia, come ad esempio i rifiuti e le abitazioni non adibite alla residenzialità. Il custode del territorio: la comunità protagonista Il custode è chi mantiene il territorio come funzione economica: il contadino che tiene i terrazzamenti, il pastore che presidia i pascoli, il viticoltore, il pescatore che conosce le rotte. È il nodo strutturale della costellazione del valore ed è il meno remunerato. Le piattaforme guadagnano sul visitatore che viene a vedere quel paesaggio, il custode resta fuori dalla transazione. Il terrazzamento comincia a franare e i figli non trovano ragioni per tornare. C’è un livello più profondo dell’economia. Il custode resta perché riconosce in ciò che mantiene qualcosa della propria storia: è un membro di una comunità di eredità, nel senso della Convenzione di Faro. Un sistema che lo paga senza riconoscerlo ottiene un prestatore di servizi. Il ruolo del CTT, che tu ricopri con il GMT Halaesa Nebrodi, lo leggo in questa famiglia, con una funzione propria. La stewardship territoriale ha una triade: custodire, aver cura, connettere. Il custode custodisce. Chi coordina il territorio connette: rende i custodi visibili tra loro e alle istituzioni, e porta la loro remunerazione (pagamenti per i servizi ecosistemici, contratti di custodia) nei tavoli dove si decide. Una comunità diventa ospitale quando chi la tiene in piedi è riconosciuto e remunerato per farlo. Il visitatore arriva dopo. Oltre i record: quanto vale realmente il turismo? I record dicono quanto si muove, e dicono poco su quanto resta. Nel 2024 l’Istat registra 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze nelle strutture ricettive, con gli ospiti esteri sopra la metà della domanda. Sono valori massimi storici, e l’Italia è seconda in Europa dopo la Spagna. Nel confronto mondiale il quadro cambia. Fino agli anni Ottanta eravamo primi per arrivi internazionali, oggi siamo in quinta posizione. Diventeremo presto la settima, se non l'ottava: cresciamo in valore assoluto ma continuiamo a perdere quote di mercato. Il valore che rimane si misura con tre strumenti. Il leakage e il moltiplicatore locale dicono quanta spesa defluisce e quante volte il resto circola. Il coefficiente "K paese" misura il presidio dello Stato nei servizi essenziali. Il VERI legge cinque dimensioni: valore economico trattenuto, vitalità comunitaria, integrità ecologica, ricchezza culturale, capacità di futuro. Le legge nel tempo, confrontando il territorio con sé stesso. Il limite, invece, si riconosce con la capacità di carico a tre vettori: ecologico, infrastrutturale, sociale. Il totale è moltiplicato per "K paese", perché dove lo Stato è assente qualunque soglia collassa. L’Indice di Doxey segnala quando l’accoglienza si trasforma in irritazione dei residenti. Per questo motivo il limite è una soglia da leggere territorio per territorio, non come numero unico che vale per tutti. VERA, VERI e VERS: dalla teoria alla sperimentazione Sono tre gradini di una stessa scala, allerta, indice e strategia, più il Masterplan che li mette a terra. VERA è operativa. Parte solo da dati nazionali aperti e completi per Comune: rifiuti urbani ISPRA, abitazioni del Censimento 2021, capacità ricettiva Istat. Non richiede nulla al Comune. Colloca ogni Comune in uno di quattro quadranti (turismo estrattivo, spopolamento, residenziale pieno, residenziale minore) e dichiara quando il risultato è instabile. È una bussola, senza classifiche, con indicatori che superano il test dell’assessore: dati che il Comune già possiede o che sono pubblici. Il limite aperto è la ritenuta per euro a scala comunale, che i soli dati pubblici non chiudono. Per Halaesa Nebrodi partirei così: VERA sui sette Comuni, letta come un luogo unico, senza graduatorie tra loro. Nei piccoli Comuni il movimento turistico comunale è spesso oscurato sotto soglia, ed è per questo che VERA usa l’impronta. Restituzione ai sette sindaci insieme, in una cabina di regia. Un incontro uno per uno si leggerebbe come una classifica. Fase zero, in cinque mosse: nominare il problema, mappare gli attori reali, verificare la massa critica relazionale, fissare i limiti non negoziabili, scegliere la forma più leggera. Una camminata con i custodi reali, con tre domande. Cosa custodisci che nessun altro può custodire al posto tuo? Cosa succederebbe se tu non ti impegnassi più? Cosa vorresti che qualcuno riconoscesse del tuo ruolo, socialmente ed anche economicamente? Dalla VERA si può procedere con il VERI - se un Comune lo chiede - per definire l'indice di consumo delle risorse, sul quale definire una VERS, ovvero una strategia di rigenerazione. Come gestire e guidare il cambiamento verso il 2040? Smettere di contare solo arrivi e presenze. Servono parametri e indicatori innovativi, capaci di misurare il valore trattenuto: è uno spazio ancora vuoto, quello che l’economia dei visitatori propone di riempire. Il rischio per l’Italia è fissare per legge un nuovo mandato promozionale, in capo alle DMO, mentre il modello da cui è nato - nel Regno Unito - si ridefinisce pesantemente. Le azioni che avvierei oggi: Scrivere le leggi sul mandato della DMO, prima che sul nome: strumenti e valutazione devono coincidere, altrimenti l’organizzazione ottimizza gli indicatori e perde di vista la strategia. Prevedere livelli e criteri di accreditamento uniformi, per evitare venti modelli diversi. Inserire in ogni sistema di accreditamento un indicatore di valore trattenuto accanto ai flussi. Dare ai Comuni piccoli una task force intercomunale con funzione tecnica, di coordinamento e di interfaccia istituzionale. Formare la figura professionale, il manager di destinazione, che oggi non esiste nei repertori formativi italiani, a nessun livello. Economia dei Visitatori e Modello GMT™ Le affinità sono evidenti: l’identità territoriale come punto di partenza, la comunità che diventa ospitale attraverso un processo partecipativo, l’attenzione ai Comuni piccoli. Con Andrea Succi abbiamo lavorato insieme al libro «Il nuovo ruolo delle DMO». Vedo una divisione dei compiti. Il GMT costruisce dall’interno la comunità ospitale. L’economia dei visitatori aggiunge tre cose: una lettura a freddo per sapere da dove si parte (VERA), una misura nel tempo per sapere se il processo rigenera (VERI), una cornice di governo per i Comuni che da soli non hanno personale (Patto di comunità, task force intercomunale). Il raddoppio dei viaggiatori internazionali al 2040 non porterà nulla ai piccoli Comuni per inerzia. Le proiezioni indicano anche concentrazione: poche polarità urbane e costiere, e piattaforme che trattengono una quota crescente del margine. Chi arriverà al 2040 con un’identità solida e una governance condivisa potrà intercettare un flusso più distribuito e trattenerne il valore. Gli altri vedranno più visitatori in territori sempre meno abitati da chi li cura. Per questo vedo le due cose separate ma coordinate: il GMT come motore di identità e ospitalità, l’economia dei visitatori come misura e come regola per distribuire il valore in modo sistemico e trasversale ai diversi settori dell'economia locale.
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Riccardo Zingone 10/10/2026 0

Movimento effe251 Mistretta: dalla protesta a Halaesa Nebrodi

 

EFFE251, quel pugno alzato che unisce passato e futuro dei Nebrodi

Un'opera grafica di Alessandro Zingone selezionata per la  mostra «55 anni di manifesto» organizzata nell'ambito de La Manifestival, il festival del quotidiano il manifesto, in programma dal 9 all’11 ottobre 2026 nel quartiere Garbatella, a Roma.
EFFE251 riporta alla memoria la protesta del 2011, una delle stagioni più intense di mobilitazione civile vissute dalla comunità di Mistretta e dei Nebrodi occidentali.
Quindici anni dopo, la coesione tra comunità torna al centro di una nuova sfida: contrastare lo spopolamento attraverso lo sviluppo territoriale e il turismo.

A volte basta la potenza creativa di un’immagine per ricordare che vale sempre la pena combattere, anche quando si perde una battaglia perché la lotta è impari.

L’opera, intitolata «Ecografia di Resistenza di M.Z.», raffigura l’immagine ecografica di un bambino che leva il pugno chiuso verso l’alto. Un’immagine potente, accompagnata dalla scritta EFFE251 e da una frase che restituisce, con amara ironia, il senso di una delle decisioni più controverse di quegli anni:

«Percorso nascita garantito con la sola esclusione dell’evento parto».

Una formulazione riportata nell'opera con riferimento a un decreto della Regione Siciliana del 2012, che diventa il simbolo di un paradosso: garantire un percorso nascita escludendo proprio la possibilità di partorire nel proprio territorio.

Un'immagine che richiama la perdita del punto nascita dell'ospedale SS. Salvatore di Mistretta e, più in generale, il progressivo ridimensionamento dei servizi essenziali nelle aree interne.

Il 2011 e la nascita di effe251

Correva l’anno 2011 quando a Mistretta nacque un movimento di protesta civile denominato Movimento effe 251, dal codice catastale F251 che identifica il Comune.

L’obiettivo era opporsi a quello che veniva percepito come un vero e proprio scippo istituzionale, conseguenza di scelte politiche adottate su scala nazionale.

Erano gli anni delle grandi riforme improntate alla razionalizzazione della spesa pubblica, alla concentrazione dei servizi e alla riorganizzazione degli apparati dello Stato.

Scelte che, in nome dell’efficienza economica e amministrativa, finirono per incidere profondamente sulla vita di tante comunità, soprattutto quelle delle aree interne, senza tenere sufficientemente conto delle loro fragilità territoriali, sociali e infrastrutturali.

Nel giro di appena due anni arrivarono i provvedimenti che determinarono la perdita di due importanti presidi istituzionali: la Casa Circondariale, la cui soppressione fu decretata nel febbraio 2013, e il Tribunale di Mistretta, soppresso nel settembre dello stesso anno.

Anche il presidio ospedaliero SS. Salvatore, già interessato da un progressivo ridimensionamento, subì pesanti tagli che coinvolsero, tra gli altri, il reparto di Ostetricia e Ginecologia, fino alla perdita del punto nascita.

Fu allora che le istituzioni decisero, a tavolino, che da quel momento in poi a Mistretta la nascita dei bambini sarebbe stata negata. Per sempre.

Il Movimento effe251 rappresentò la risposta di una comunità che non intendeva assistere passivamente alla progressiva sottrazione di servizi e diritti.

Una mobilitazione che cercò di superare i confini comunali, nella consapevolezza che la perdita di un presidio istituzionale non riguardava soltanto Mistretta, ma un intero comprensorio.

Mistretta, una storia che riguarda tutta l’Italia

Mistretta non fu un caso isolato.

La stessa sorte toccò a numerosi territori sparsi in tutta Italia, con conseguenze sull’economia locale, sull’occupazione e sul benessere sociale delle comunità.

La progressiva perdita dei servizi essenziali, insieme ad altri fattori economici e demografici, ha contribuito ad accentuare le difficoltà di tanti piccoli centri, alimentando il rischio di spopolamento e impoverimento sociale.

È una questione che riguarda una parte consistente del Paese.

Secondo i dati ISTAT, nelle aree interne italiane vivono oltre 13 milioni di persone, pari al 22,6% della popolazione nazionale. Tra il 2014 e il 2024 questi territori hanno perso circa il 5% dei residenti, contro l’1,4% dei centri.

Numeri che impongono una riflessione sul futuro di territori che rappresentano una parte fondamentale dell’Italia e che dovrebbero essere sempre più e meglio custoditi e tutelati.

Ma tutelare non può significare soltanto conservare ciò che resta. Significa soprattutto creare le condizioni perché le comunità possano continuare ad abitare i propri territori, riconoscendosi protagoniste del loro futuro.

Dalla protesta alla proposta: il valore della coesione tra comunità

Perché una notizia che parla di una mostra a Roma trova spazio in un blog che si occupa di turismo? Perché l’immagine ecografica di un bambino che leva il pugno verso l’alto diventa occasione di riflessione sul futuro di una destinazione turistica?

La risposta sta in un principio che accomuna due esperienze nate in momenti diversi, ma nello stesso territorio: la coesione tra comunità come strumento per contrastare l’isolamento, lo spopolamento e la progressiva perdita di opportunità.

Nel 2011, il Movimento effe251 attivò un'azione di protesta civile che cercò di unire Mistretta e le comunità dei Nebrodi occidentali nella difesa dei servizi essenziali e dei diritti dei cittadini. La protesta toccò uno dei suoi momenti più significativi allorchè si decise di restituire i certificati elettorali.

Oggi, il GMT™ Halaesa Nebrodi rappresenta un’esperienza di proposta che, attraverso il turismo, intende favorire la collaborazione tra sette comunità — Mistretta, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Reitano, Pettineo, Motta d’Affermo e Castel di Lucio — valorizzandone le risorse, le identità e le potenzialità di sviluppo.

Due esperienze differenti, accomunate dalla consapevolezza che il futuro di questi territori non può essere affidato alle singole comunità, ma richiede una visione condivisa e una capacità collettiva di agire.

Il turismo, naturalmente, non può sostituire un ospedale, un tribunale o gli altri servizi essenziali. Può però diventare uno strumento di rigenerazione economica e sociale, capace di creare opportunità, valorizzare le risorse locali e contribuire a rendere questi territori ancora abitabili.

effe251 fu un movimento di protesta. Halaesa Nebrodi vuole essere un movimento di proposta.

Quel pugno chiuso levato verso l’alto non richiama soltanto l’iconografia storica della lotta operaia e della sinistra, ma diventa soprattutto un simbolo di opposizione alla sottrazione dei diritti e, oggi, un invito a non rinunciare al futuro.

Perché una battaglia può anche essere perduta, ma non per questo le ragioni che l’hanno animata cessano di esistere. Restano nella memoria delle comunità, nella loro ostinazione a resistere e nella consapevolezza che difendere un territorio significa, prima di tutto, difendere il diritto di chi lo abita a continuare a viverci.

Con dignità.


Fonte statistica: ISTAT, «La demografia delle aree interne: dinamiche recenti e prospettive future», 29 luglio 2024.

Opera: Alessandro Zingone, «Ecografia di Resistenza di M.Z.», Mistretta, 2026.

 

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Riccardo Zingone 17/09/2026 0

In Vino Salus: a Lascari un calice racconta le Madonie


Vino come prodotto della terra, ma anche come strumento per conoscere e raccontare un territorio. È stato questo il filo conduttore di “In Vino Salus”, l’evento che il 16 settembre ha animato il Parco Urbano della Pirrera di Lascari, promosso dal Comune di Lascari e organizzato dalla Pro Loco di Lascari, dalla Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio e da ONAV Enna – Sede di Nicosia.

La scelta della Pirrera ha contribuito al fascino della serata. L’antica cava di tufo di Lascari, caratterizzata dalle cavità e dalle gallerie create dall’attività estrattiva e oggi recuperata come spazio urbano, culturale e ambientale, rappresenta essa stessa una testimonianza del rapporto tra uomo e territorio. Un luogo particolarmente adatto, dunque, per parlare di vino, paesaggio e identità.

La Pro Loco di Lascari, da anni impegnata nella valorizzazione della comunità, delle tradizioni locali e nella promozione di iniziative culturali e turistiche, ha contribuito all’organizzazione di una manifestazione capace di richiamare un pubblico numeroso e di trasformare la degustazione in un momento di conoscenza del territorio.

Quattro cantine, quattro espressioni del territorio

Protagoniste della degustazione quattro aziende vitivinicole.

Abbazia Santa Anastasia di Castelbuono, realtà biologica e biodinamica, annovera tra le proprie etichette Passomaggio, Montenero e Litra, quest’ultimo Cabernet Sauvignon in purezza.

Castellucci Miano di Valledolmo, con vigneti di montagna posti tra 700 e 1.050 metri, valorizza in particolare Catarratto e Perricone. Tra le sue produzioni figurano Miano, Shiarà, Perric.One, Maravita, Miano Brut e Nero d’Avola.

Tasca d’Almerita – Tenuta Regaleali, nel territorio di Sclafani Bagni, rappresenta una delle storiche realtà del vino siciliano. Tra le etichette simbolo della tenuta spiccano Rosso del Conte, nato dalla Vigna San Lucio, e Nozze d’Oro, bianco da Inzolia e Sauvignon Tasca.

Infine Tenuta San Giaime di Gangi, espressione della viticoltura d’altura madonita, produce tra gli altri S’23 Syrah, G’25 Grillo, N’22 Pinot Noir, M’22 Nerello Mascalese e P’22 Perricone, oltre a Maqarat.

Quattro aziende diverse per storia, altitudine, vitigni e filosofia produttiva, accomunate dalla capacità di trasferire nel bicchiere le caratteristiche dei luoghi nei quali la vite viene coltivata.

Salvatore Burrafato: degustare un vino significa degustare il territorio

Ad aprire l’incontro è stato Salvatore Burrafato, assaggiatore ONAV, che ha accompagnato il pubblico lungo un percorso di degustazione consapevole.

Il concetto centrale del suo intervento è stato il legame inscindibile tra vino e terroir. Ogni vino nasce infatti dall’interazione di quattro elementi fondamentali: il terreno, il clima e il microclima, il vitigno e l’intervento dell’uomo.

Il vino, dunque, non è semplicemente il risultato di un processo produttivo, ma l’espressione del luogo nel quale nasce. Cambiano il suolo, l’altitudine, l’esposizione e il microclima e cambia anche il modo nel quale uno stesso vitigno riesce ad esprimersi.

Ed è proprio in questa prospettiva che Burrafato ha invitato a vivere la degustazione della serata: attraverso quei vini, in fondo, stavamo degustando le Madonie.

La Strada del Vino riparte: dal prodotto al viaggio

Su questa stessa visione si è innestato l’intervento di Salvatore Cicco, della Tenuta San Giaime e presidente della Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio.

L’associazione, con una storia ormai ventennale, dopo un periodo di stasi ha ripreso nel 2026 il proprio percorso. Una ripartenza che può assumere un significato importante non soltanto per il settore vitivinicolo, ma per l’intero sistema turistico madonita.

Una Strada del Vino, infatti, esprime pienamente le proprie potenzialità quando riesce a trasformare un insieme di eccellenze produttive in un vero itinerario di viaggio.

La cantina diventa allora una tappa di un percorso più ampio che comprende ristorazione, prodotti tipici, strutture ricettive, paesaggi, beni culturali, borghi e comunità. La degustazione può essere affiancata dalla visita al vigneto, dall’incontro con il produttore, da un pranzo legato alla cucina del territorio o dalla scoperta di un luogo normalmente escluso dai circuiti turistici tradizionali.

Ed è qui che la Targa Florio può rappresentare un elemento distintivo straordinario.

Le strade sulle quali nacque una delle competizioni automobilistiche più celebri al mondo possono diventare il filo narrativo attraverso il quale attraversare le Madonie e incontrarne vini, sapori e comunità. Non più, quindi, tre elementi separati, ma un unico racconto: Vino, Cibo e Targa Florio.

La ripresa della Strada può così contribuire a costruire un’offerta turistica riconoscibile e commercializzabile, capace di mettere in rete produttori, ristoratori, strutture ricettive, operatori turistici e amministrazioni locali e, soprattutto, di portare il visitatore a percorrere il territorio, anziché limitarsi a visitare una singola destinazione.

È una prospettiva particolarmente interessante anche per le aree interne, dove il turismo esperienziale può favorire una maggiore permanenza del visitatore e distribuire i flussi verso luoghi e imprese che difficilmente potrebbero raggiungere autonomamente i mercati turistici.



Dalle Madonie verso Nicosia e i Nebrodi occidentali

Questa visione può inoltre superare gli stessi confini geografici delle Madonie.

La collaborazione con ONAV Enna – Sede di Nicosia indica una direttrice interessante verso l’entroterra e i Nebrodi occidentali. Nicosia può rappresentare una naturale cerniera tra territori che condividono paesaggi montani, produzioni agroalimentari, tradizioni e una comune necessità di costruire un’offerta turistica integrata. Alla stessa maniera Mistretta ne può rappresentare la porta di ingresso tirrenica rafforzando quel legame già attivo tra il GMT Halaesa Nebrodi e l'associazione Nicosia di Sicilia, di cui lo stesso Burrafato è il Presidente.

Per il viaggiatore, del resto, i confini amministrativi contano poco. Contano le esperienze, le strade da percorrere e le storie che un territorio riesce a raccontare.

Il saluto di Totò Riolo e la musica del Quartetto Florio

Un momento particolarmente piacevole è arrivato con la telefonata di Totò Riolo, il pilota di Cerda profondamente legato alla Targa Florio e vincitore per undici volte della storica competizione, impossibilitato a partecipare personalmente alla serata.

A conclusione del suo saluto, Riolo ha invitato simpaticamente il pubblico a bere con moderazione, provocando l’inevitabile sorriso dei presenti impegnati proprio in un percorso dedicato alla conoscenza del vino.

Ad accompagnare la manifestazione sono state infine le note del Quartetto Florio, quartetto d’archi siciliano dal repertorio capace di spaziare dalla musica classica alle reinterpretazioni contemporanee di celebri brani pop e rock.

In Vino Salus ha così mostrato come una degustazione possa diventare qualcosa di più: un’occasione per raccontare un paesaggio, le sue produzioni e la sua storia.

Ed è forse proprio questa la sfida della nuova Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio: fare in modo che dietro ogni bottiglia il visitatore scopra un luogo e che, dopo aver conosciuto quel luogo, abbia voglia di mettersi in viaggio per raggiungerlo.

Perché dietro ogni vino c’è un territorio.

E quella sera, alla Pirrera di Lascari, nel calice c’erano le Madonie.

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Riccardo Zingone 30/07/2026 1

I dati ISTAT relativi al periodo 2020-2025 confermano una forte crescita dell’offerta ricettiva turistica di Halaesa Nebrodi. Ma occorre fare di più.

Il territorio di Halaesa Nebrodi è cresciuto. Adesso deve diventare una Destinazione.

Ci sono numeri che descrivono una realtà. E poi ci sono numeri che invitano a cambiare prospettiva. Quelli relativi alla crescita della ricettività del comprensorio del GMT Halaesa Nebrodi appartengono a questa seconda categoria. Nel giro di appena cinque anni siamo passati da 34 a 207 strutture ricettive e da 638 a 1.575 posti letto. Stiamo descrivendo una crescita legata sostanzialmente all'extralberghiero e non sono semplici statistiche: sono la testimonianza di centinaia di persone che hanno deciso di investire qui, ristrutturando immobili, aprendo B&B, case vacanza e affittacamere. Hanno investito perché hanno creduto nelle potenzialità del territorio. Ed è forse proprio questa la notizia più importante.

Dietro i numeri c'è la fiducia

Sarebbe stato utile incrociare questi dati con arrivi e presenze Comune per Comune lungo tutto il quinquennio. Purtroppo non disponiamo ancora di una serie storica completa. Eppure è difficile immaginare che oltre 170 nuove strutture siano nate senza una domanda crescente. Chi investe non lo fa per caso. Evidentemente il nostro territorio ha iniziato ad attrarre un numero sempre maggiore di viaggiatori.

Nel confronto nato dopo la pubblicazione dei dati su Facebook , il sindaco di Tusa Angelo Tudisca ha ricordato come questa crescita sia stata favorita anche dal lavoro delle amministrazioni: valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico, qualità dei servizi, programmazione, turismo accessibile, rigenerazione urbana e attenzione alla destagionalizzazione. È una riflessione che condivido. L'iniziativa privata trova terreno fertile quando incontra amministrazioni capaci di creare condizioni favorevoli allo sviluppo.


La seconda fase inizia adesso

Il punto, però, oggi è un altro. Il vero interrogativo non è come siamo arrivati fin qui, ma come fare in modo che questa crescita non resti un episodio irripetibile. Finora lo sviluppo è stato in larga parte spontaneo, pur sostenuto dalle azioni dei singoli Comuni. Da adesso in avanti la sfida cambia: non basta più aumentare i posti letto, bisogna riuscire a tenerli occupati durante tutto l'anno.

Quando nasce una destinazione

È qui che si comprende la differenza tra una meta e una destinazione turistica. Il turista può scegliere di visitare un borgo specifico. Ma quando è un intero territorio ad affascinarlo attraverso la propria storia, il paesaggio, le tradizioni, il patrimonio culturale e le esperienze che è capace di offrire, allora il singolo paese non rappresenta più il fine del viaggio: diventa una tappa di un racconto più ampio. È in quel momento che nasce una destinazione.

Per questo serve una regia condivisa: una narrazione comune, un calendario coordinato, itinerari intercomunali, prodotti turistici prenotabili, formazione, raccolta dei dati e strumenti comuni di promozione e commercializzazione. Lo sviluppo, infatti, non va soltanto favorito: va governato.

Le differenze possono diventare una forza

La diversa crescita registrata tra i Comuni non va letta come uno squilibrio, ma come un'opportunità. Tusa, Santo Stefano di Camastra, Reitano, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo e Castel di Lucio possiedono identità differenti e complementari. Le destinazioni più competitive non uniformano i territori: li mettono in relazione. Mare, archeologia, ceramica, borghi, boschi, gastronomia e tradizioni, se collegati tra loro, diventano un unico prodotto turistico.

La vera sfida è adesso

I dati del quinquennio 2020-2025 dimostrano che il territorio possiede un potenziale reale. Adesso occorre compiere un salto di qualità: trasformare una crescita spontanea in uno sviluppo organizzato, misurabile e condiviso.

Se siamo riusciti a ottenere questi risultati lavorando prevalentemente come singoli Comuni, viene naturale chiedersi quali traguardi potremmo raggiungere iniziando finalmente a ragionare come un'unica destinazione. È una domanda che riguarda amministratori, operatori economici e comunità locali. Ma, soprattutto, è una domanda alla quale non possiamo più permetterci di non dare una risposta.

Uno sguardo dalla Sardegna

Giovanni Antonio Sanna, mio collega Coordinatore Turistico Territoriale di Territori e Italianità, impegnato nella costruzione di reti territoriali in Sardegna, attraverso il GMT Sardinia HUB, legge questi dati con una chiave di interpretazione che va oltre i numeri:

«La crescita quantitativa dell'offerta non garantisce automaticamente la crescita del valore generato per le comunità. Senza una visione condivisa si rischia di restare semplici fornitori di servizi. Un territorio competitivo nasce quando amministrazioni, operatori e comunità imparano a lavorare come un unico sistema, trasformando tante iniziative individuali in un'unica esperienza territoriale.»

Una riflessione che trova piena applicazione anche nel comprensorio Halaesa Nebrodi, dove la prossima sfida non sembra essere tanto quella di aumentare ulteriormente il numero delle strutture ricettive, quanto quella di costruire una vera destinazione turistica capace di generare valore, occupazione e presenze durante tutto l'anno.

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Halaesa Nebrodi 26/07/2026 0

Parco dei Nebrodi,Il soccorso cinofilo sceglie Mistretta: addestramento concluso alla Valle delle Cascate, ai piedi di Ponte Zupardo

Mistretta, i Nebrodi si sono confermati palestra d'eccellenza per il soccorso cinofilo. Un territorio incline non solo al turismo esperienziale ma anche alla formazione.

I boschi dei Nebrodi hanno confermato ancora una volta la loro straordinaria vocazione non solo ambientale, ma anche formativa. Nel fine settimana del 25 e 26 luglio, il territorio di Mistretta ha ospitato le esercitazioni pratiche del corso organizzato da CSEN Cinofilia da Soccorso, trasformando sentieri, vallate e aree boschive in un grande laboratorio operativo dedicato alla ricerca di persone disperse.

L'iniziativa ha richiamato aspiranti istruttori e unità cinofile provenienti dalle province di Messina e Palermo, offrendo loro un ambiente naturale che, per caratteristiche morfologiche e varietà del paesaggio, rappresenta uno dei contesti più idonei del Sud Italia per questo tipo di addestramento.

Un'attività altamente specialistica che, oltre al valore tecnico e formativo, ha messo in evidenza come il patrimonio naturalistico dei Nebrodi possa diventare anche un'importante risorsa per un turismo esperienziale e professionale, capace di attrarre operatori, associazioni e corsisti da tutta Italia.

L'intervista a Nino Ligato: "Il vero soccorso nasce dal binomio uomo-cane"

A coordinare le attività è stato Nino Ligato, presidente dell'associazione Dog Trapping, responsabile delle unità cinofile di un nucleo di Protezione Civile calabrese e istruttore con una lunga esperienza maturata sia in Italia che all'estero, con missioni operative in Albania, Turchia e numerosi interventi durante terremoti e alluvioni.

Durante il corso abbiamo raccolto la sua testimonianza.

«Il nostro lavoro si basa sul binomio cane-conduttore», ha spiegato. «Il cane è il primo protagonista della ricerca grazie alle sue straordinarie capacità olfattive, mentre il conduttore interpreta il suo lavoro e coordina tutta l'operazione. È una collaborazione costruita su fiducia, addestramento e perfetta sintonia.»

Ligato ha spiegato come un cane possa ispezionare in tempi molto rapidi vaste superfici.

«Un solo cane può setacciare circa cinque ettari in quaranta minuti o un'ora. Naturalmente tutto dipende dalla preparazione dell'animale, dalla conformazione del territorio, dalle condizioni climatiche e dall'esperienza del conduttore.»

Due anni di addestramento per costruire una squadra

Dietro ogni intervento operativo si nascondono anni di lavoro.

«Per formare un'unità cinofila servono mediamente due anni. Tutto inizia dalla scelta del cucciolo. Bisogna saper leggere le sue caratteristiche naturali: equilibrio, socialità, voglia di giocare e forte motivazione al lavoro sono qualità fondamentali.»

L'istruttore ha inoltre sottolineato come non siano soltanto le razze più conosciute a garantire i migliori risultati.

«Anche un meticcio può diventare un eccellente cane da ricerca. Abbiamo lavorato con cani recuperati dalla strada che hanno dato risultati sorprendenti. Molto dipende dall'occhio del conduttore e dalla capacità di valorizzarne le predisposizioni.»

Durante il corso sono stati effettuati anche test attitudinali sui cuccioli, utili a individuare precocemente le caratteristiche più adatte al lavoro operativo.

L'istinto naturale diventa uno strumento di salvataggio

Ligato ha illustrato anche il principio sul quale si fonda l'addestramento.

«Noi lavoriamo sugli istinti ancestrali del cane, trasformando il comportamento naturale della caccia in uno strumento di ricerca. Per il cane il disperso diventa la "preda" da individuare. Quando lo trova lo segnala abbaiando; a quel punto interviene il conduttore che presta il primo soccorso e coordina tutte le operazioni successive.»

Un addestramento che consente all'animale di mantenere la concentrazione anche in scenari particolarmente complessi.

«Durante un'emergenza ci possono essere rumori, mezzi di soccorso, fotografi e tante persone. Il cane deve ignorare tutto e concentrarsi esclusivamente sulla ricerca.»

Cani da superficie e cani molecolari: due specialità complementari

Tra gli argomenti affrontati anche la differenza tra il cane da superficie e il cane da mantrailing, conosciuto anche come cane molecolare.

«Sono due discipline completamente diverse», ha spiegato Ligato. «Il cane molecolare segue la traccia olfattiva lasciata da una specifica persona, mentre il cane da superficie esplora un'intera area alla ricerca della presenza umana.»

Le due specialità, però, lavorano spesso insieme.

«Il cane molecolare restringe l'area di ricerca e il cane da superficie completa la bonifica del territorio. È una collaborazione che aumenta notevolmente l'efficacia delle operazioni.»

Un progetto che guarda al futuro

Il corso ha rappresentato una tappa del più ampio progetto promosso da CSEN Cinofilia da Soccorso, che punta a rafforzare la formazione specialistica in Sicilia e a fare dell'Isola un punto di riferimento nazionale nel settore.

Agli esami teorico-pratici conclusivi ha preso parte anche il Responsabile Nazionale di CSEN Cinofilia da Soccorso, confermando l'importanza attribuita al percorso formativo.

È stato inoltre annunciato che, alla fine di settembre, prenderà il via un nuovo corso dedicato al Mantrailing operativo, disciplina sempre più richiesta nelle attività di Protezione Civile e nella ricerca di persone scomparse.

Mistretta e i Nebrodi sempre più luogo di formazione

La scelta di Mistretta non è stata casuale. Boschi, sentieri, vallate e aree impervie hanno offerto uno scenario estremamente realistico per l'addestramento delle unità cinofile, confermando le straordinarie potenzialità del territorio anche per ospitare eventi formativi di rilievo nazionale.

I binomi che hanno partecipato alla formazione sono stati: Angela Zucco con Kira, Anna Gugliotta con Nevada, Elisa Meneghini con Jenny e Danilo La Via con Nina.

Determinante è stato il lavoro svolto da Danilo La Via, gestore dell'allevamento La Casa dei labrador e autentico punto di riferimento della cinofilia dei Nebrodi, che ha promosso l'organizzazione dell'iniziativa proponendo il territorio in cui vive e lavora come luogo perfetto per effettuare l'addestramento dei cani da soccorso.

Manifestazioni come questa dimostrano come i Nebrodi possano proporsi non soltanto come meta di turismo naturalistico, ma anche come destinazione per attività formative, sportive e professionali legate all'ambiente, capaci di generare nuove presenze e valorizzare il patrimonio del territorio durante tutto l'anno.

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Halaesa Nebrodi 13/07/2026 0

Calendario degli eventi estivi 2026 nei Comuni di Halaesa Nebrodi

Halaesa Nebrodi accoglie i propri visitatori proponendo loro una fitta serie di eventi in grado di soddisfare ogni esigenza.

Di seguito pubblichiamo le locandine elaborate da Associazioni e Comuni.
Buona estate 2026!!!

WORK IN PROGRESS...

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Riccardo Zingone 14/06/2026 0

Agri Med Europe, i Nebrodi accolgono il Mediterraneo



Lo spirito di Agri Med Europe 2026 e il valore dell'accoglienza

Una magnifica festa di popolo che accoglie, nel miglior modo possibile, il proprio Ospite. Questo in fondo è stato Agri Med Europe 2026: un enorme abbraccio corale nel quale un intero territorio ha voluto mostrarsi al mondo raccontando il meglio di sé. L'accoglienza della delegazione internazionale ha portato con sé diversi valori e significati che sconfinano dallo scontato momento di garbo istituzionale. Infatti, si è rafforzato il principio che il Mediterraneo deve essere interpretato come luogo di incontro e non di scontro, che i limiti territoriali devono essere superati dalla coesione tra i popoli e che la parola ospite, termine che nell'antichità raccoglieva contemporaneamente i concetti di "chi accoglie" e quello di "chi viene accolto", sanciva che il principio dell'accoglienza era un aspect inderogabile della dignità umana. Concetti duri da digerire in tempi nei quali si parla incessantemente di barriere, difese dei confini, distinzioni "razziali" ed etniche. Grazie all'attività politica della Commissione politica D-MED nell'ambito del rafforzamento del dialogo tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e all'ospitalità offerta da un piccolo lembo del magnifico comprensorio dei monti Nebrodi, si è offerto un eccezionale esempio di accoglienza, di confronto tra popoli e di amicizia reciproca.

Il Convegno: "Cosa serve dall'Europa per sostenere i produttori agricoli"

Agri Med Europe è stato dunque pensato e realizzato per dare visibilità ai Nebrodi attraverso i propri valori culturali e tradizionali e, in questo solco, si incanala perfettamente anche il comparto agroalimentare e ceramicolo in quanto espressione genuina dell'identità territoriale. Gli stand degli espositori (diciannove legati all'agroalimentare nebroideo e sei alle ceramiche stefanesi), accuratamente posizionati lungo le suggestive traverse che costeggiano la lunga via Vittorio Veneto di Santo Stefano di Camastra, si palesavano ai visitatori solo al loro passaggio e non era possibile dunque notarli a distanza. Anche questa immagine che, forse inconsapevolmente, gli organizzatori hanno offerto al pubblico è in qualche modo metafora del duro lavoro, silenzioso e talvolta poco visibile, che sta alle spalle di aziende che con fatica giornaliera mandano avanti la propria attività tra restrizioni, burocrazia e normative spesso poco comprensibili.

Il confronto istituzionale con l'on. Antoci e il marketing territoriale

Questi i temi emersi dal confronto tra produttori ed Europa nel corso dell'incontro avvenuto tra gli espositori presenti ad Agri Med Europe e l'on. Antoci ai piedi della Chiesa Matrice della città delle ceramiche. I numerosi interventi che si sono susseguiti hanno rafforzato l'esigenza che solo attraverso la collaborazione reciproca tra operatori e istituzioni, basata e supportata da un accurato piano di marketing territoriale, è possibile dare risposte concrete ai vari comparti che rappresentano l'ossatura sociale ed economica del territorio. Stimoli e sollecitazioni prontamente accolti dall'europarlamentare che, sostenitore e attuatore della "politica del fare", si è reso disponibile ad ascoltare con attenzione i produttori lavorando insieme ad un progetto di organizzazione complessiva del territorio che tenga conto delle esigenze, delle criticità ma anche delle enormi potenzialità che, talvolta, faticano ad esprimersi perché bisognose di supporti legati a piani di marketing al passo con i tempi.

Altrettanto interessante e densa di significati è stata la presenza dell'I.I.S. "A. Manzoni" di Mistretta attraverso la presenza dell'Istituto Alberghiero con sede a Santo Stefano di Camastra. La sinergia scaturita tra questa Istituzione e gli Operatori di Slow Food Nebrodi, materializzatasi con la presentazione di alcuni piatti rappresentativi del territorio, ha ulteriormente rafforzato il concetto che le tradizioni agroalimentari non vanno solamente custodite ma soprattutto tramandate da generazione in generazione, riconoscendo al cibo una forte valenza espressiva e identitaria.


L'inaugurazione ufficiale e le tradizioni popolari in festa

La forte carica emozionale che è seguita al taglio del nastro inaugurale per mano del presidente dell'Assemblea parlamentare dell'Unione, l'egiziano Mohamed M. Abou El Enein, e del Presidente della Commissione politica D-MED on. Giuseppe Antoci, è stata palpabile per tutta la durata dell'evento ed ha accompagnato la delegazione e il pubblico presente per tutta la durata della manifestazione, chiusasi in tarda serata. Un'emozione che si è trasformata rapidamente in stupore già dalle prime note musicali che hanno accompagnato lungo la città stefanese i suggestivi balli dei Giganti di Mistretta, iconici simboli identitari della città nebroidea a cui sono seguite le festose esibizioni del Gruppo folk Amastra, dell'Associazione musicale Santa Cecilia di Santo Stefano di Camastra, delle Cheerleaders dell'I.C. Tusa-Mistretta e del folto e colorato gruppo dei Giudei di San Fratello. Stupore, dicevamo, immediatamente evidenziato dal gran numero di telefonini protesi verso l'alto nel desiderio di raccogliere immagini uniche da mostrare al ritorno ai propri Paesi d'origine o da condividere immediatamente con dirette social offrendo, così, un'opportunità promozionale per il territorio eccezionale e ricca di significato.

Il messaggio finale: la centralità strategica dei Nebrodi e della Sicilia

Da queste sensazioni e suggestioni e dalle prospettive di sviluppo economico del territorio che ne scaturiscono, Agri Med Europe lancia dunque un forte messaggio: l'area nebroidea, forte della sua biodiversità e autenticità, può e deve svolgere un ruolo strategico nello sviluppo economico e sociale del territorio grazie alla riconosciuta e rafforzata centralità della Sicilia nell'ambito delle rotte commerciali ed economiche del Mediterraneo.

Quesi gli espositori presenti: Terre audaci, Gelateria artigianale Giovanni Alferi, Acquafico Garden, Dei Casabona, Il vecchio carro, Il Melograno, Il Cavaliere, La dispensa del massaro, Caseificio Albereto, Dolci tentazioni, Condotta Slow Food Nebrodi, A.Fioriglio, 24 Baroni, Li paternosci, Casaleni Natural Bio, Villa Colonna, Ceramiche Serravale, Nadal, Le Malagioie, Le terrecotte del sole, Nino Ferrigno, Zolea Art & Design.

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    Halaesa Nebrodi 13/05/2026 0

    Agri Med Europe a Santo Stefano di Camastra

    Agri Med Europe: Santo Stefano di Camastra si fa cuore pulsante del Mediterraneo tra Politica, Eccellenze e Identità

    SANTO STEFANO DI CAMASTRA – Il prossimo 13 giugno la Sicilia si appresta a vivere una giornata di straordinaria importanza strategica. Santo Stefano di Camastra, nota in tutto il mondo come la Città delle Ceramiche, ospiterà Agri Med Europe, un evento che ambisce a una sintesi originale tra il momento istituzionale di alto profilo e la promozione del patrimonio agroalimentare e culturale del territorio nebroideo.

    L’iniziativa nasce sotto l’egida dell’eurodeputato Giuseppe Antoci, Presidente della Commissione Politica DMED del Parlamento Europeo. L’obiettivo dichiarato è chiaro: rafforzare la centralità della Sicilia nelle rotte commerciali, culturali e politiche del Mediterraneo, mettendo in luce l’identità locale come volano di sviluppo.

    Il percorso istituzionale: da Palazzo dei Normanni ai Nebrodi

    La giornata prenderà il via alle ore 10:30 nel cuore storico di Palermo. Le delegazioni politiche provenienti da 42 Paesi del Mediterraneo saranno accolte presso Palazzo dei Normanni, dove visiteranno la Cappella Palatina, simbolo della fusione tra le culture araba e normanna.

    Dopo un momento dedicato alla degustazione delle eccellenze gastronomiche dell'isola, i lavori entreranno nel vivo alle ore 13:00 presso la Sala d’Ercole. Qui si riunirà la Commissione Politica dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, presieduta dall'on. Antoci, per un confronto sulle strategie economiche e politiche destinate a influenzare l'intero bacino mediterraneo.

    L'arrivo a Santo Stefano e il ruolo del GMT™ Halaesa Nebrodi

    Nel pomeriggio, il focus dell'evento si sposterà a Santo Stefano di Camastra. Alle ore 16:00, il convegno “Cosa serve dall’Europa per sostenere i produttori agricoli” offrirà una piattaforma di dialogo tra istituzioni e imprese locali, finalizzata a orientare la crescita delle aziende agricole nel solco delle direttive europee.

    Alle ore 16:45, l'arrivo delle delegazioni internazionali segnerà l'inaugurazione ufficiale di Agri Med Europe e dei suoi spazi espositivi. All'interno di quest'area, una presenza fondamentale sarà quella del GMT™ Halaesa Nebrodi, che parteciperà attivamente con i propri operatori. Il distretto si porrà come interlocutore chiave per illustrare un patrimonio produttivo che non è solo economia, ma tutela attiva della biodiversità e delle tradizioni enogastronomiche.

    Un'immersione nell'agroalimentare d'eccellenza

    Protagonista assoluto degli spazi espositivi sarà il territorio dei Nebrodi, rappresentato da una selezione rigorosa di prodotti tra i quali:

    • Le antiche varietà di grani duri siciliani;

    • La Provola dei Nebrodi, il Tartufo di Capizzi e i rinomati prodotti I.G.P. e De.Co.;

    • I prestigiosi Presìdi Slow Food, tra cui spicca il Suino Nero dei Nebrodi.

    Queste eccellenze, attraverso degustazioni mirate, fungeranno da veri e propri "ambasciatori" dell'anima rurale e culturale del territorio, offrendo ai visitatori un'esperienza autentica e coinvolgente.

    Arte, Folklore e Tradizione: una città in festa

    Agri Med Europe rappresenterà anche un'importante occasione di valorizzazione delle arti e delle tradizioni. L'evento darà risalto all'alto artigianato con i maestri ceramisti stefanesi, che realizzeranno opere dal vivo, testimoniando un sapere tramandato da generazioni.

    Dalle ore 19:00, il centro storico si trasformerà in un teatro diffuso:

    • In Piazza Matrice, le performance suggestive dei Giganti di Mistretta e il fascino dei Giudei di San Fratello, famosi per le giubbe ricamate e i suoni di tromba legati ai riti della Settimana Santa.

    • Lungo via Umberto I e il Viale delle Palme, i canti e i balli del Gruppo Folk Amastra e le esibizioni musicali dell'Associazione Musicale Santa Cecilia.

    • Spettacoli itineranti, band musicali e DJ set animeranno la serata fino a tarda notte.

    L'evento si concluderà alle 19:45 con la Cena di Gala presso la prestigiosa cornice di Palazzo Trabia, suggellando una giornata dedicata alla costruzione di nuove sinergie mediterranee e alla promozione dell'identità territoriale siciliana.

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