Riccardo Zingone 23/10/2026
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Economia dei Visitatori: oltre i numeri, verso un nuovo paradigma di sviluppo territoriale
Intervista a Federico Massimo Ceschin, autore di “Economia dei visitatori” – Volumi 1 e 2
Per anni abbiamo misurato il successo del turismo attraverso arrivi, presenze e crescita delle strutture ricettive. Ma questi indicatori sono davvero sufficienti a raccontare il valore che il turismo genera per i territori e, soprattutto, quanto di questo valore rimane nelle comunità ospitanti?
È da questa riflessione che prende avvio il nostro confronto con Federico Massimo Ceschin, autore dei due volumi di “Economia dei visitatori” (Movability, 2024 e 2026), impegnato nella promozione di nuovi modelli di sviluppo territoriale e presidente di SIMTUR – Ecosistema professionale turismo rigenerativo, associazione della quale faccio parte.
La sua proposta si inserisce nel più ampio percorso di trasformazione del turismo dalla sostenibilità alla rigenerazione. Se la prima punta a ridurre gli impatti negativi dell’attività turistica, la seconda ambisce a produrre benefici concreti per l’ambiente, le economie locali e le comunità residenti. Non soltanto consumare meno risorse, dunque, ma contribuire a ricostituirle e valorizzarle.
Un orientamento che trova spazio anche nelle politiche europee, attraverso l’Agenda europea per il turismo 2030. In Italia, il Piano Strategico del Turismo 2023–2027 recepisce diversi principi di sostenibilità e innovazione, ma rimane aperta la questione della loro concreta applicazione e, soprattutto, della misurazione dei benefici prodotti nei territori.
I due volumi di Ceschin, rivolti ad amministratori, operatori, professionisti dello sviluppo locale e comunità, offrono una chiave di lettura che supera la tradizionale centralità del turista per considerare l’insieme delle relazioni economiche, sociali e culturali generate dai visitatori.
Una prospettiva particolarmente interessante anche per il GMT™ Halaesa Nebrodi, che lega la sua azione al tema della Cultura dell'Ospitalità, nella visione di Andrea Succi, ideatore di Territori e Italianità, i cui valori sono più volte ripresi all’interno dell’opera di Ceschin.
Dalla lettura dei due volumi nascono le sette domande che abbiamo rivolto a Ceschin: un confronto sul significato dell’Economia dei Visitatori, sul ruolo delle comunità, sui limiti degli attuali sistemi di misurazione e sulle possibilità concrete di avviare un cambiamento di paradigma.
Riccardo Zingone – Coordinatore Turistico Territoriale CTT™ del GMT™ Halaesa Nebrodi
L’Economia dei visitatori: un cambio di paradigma
Il turismo si misura su ciò che entra: arrivi, presenze e fatturati. L’economia dei visitatori si misura su ciò che resta e si rigenera. Il valore è ciò che un territorio trattiene e fa fruttare nel tempo, mentre il flusso è soltanto una ricevuta. Un territorio può battere ogni record di presenze - con statistiche che registrano il dato come un successo - e intanto perdere residenti, negozi di vicinato e anche chi si prende cura di luoghi e persone.
Il cambio di paradigma ha tre passaggi. Si guarda a chiunque attraversi un luogo, anche a chi non pernotta. Si misura il valore trattenuto accanto ai flussi. Si dà a qualcuno il mandato di tenere vivo il territorio, che oggi nessun ente ha in modo esplicito: le DMO hanno un mandato promozionale, i Comuni amministrativo e le Regioni allocativo. Lo sguardo nuovo si rivolge ad amministratori, imprese e professionisti che progettano destinazioni, ma prima di tutti alle comunità, perché senza il loro riconoscimento nessuna strategia può davvero essere efficace.
Dal turista al visitatore: oltre le definizioni
Le istituzioni internazionali definiscono visitatore chi viaggia fuori dal proprio contesto abituale per meno di un anno e per qualsiasi motivo: turista se pernotta, escursionista se no. Noi proponiamo un passo in più: è visitatore chiunque aggiunga valore con la propria permanenza nei luoghi, o anche solo attraversandoli.
Ogni turista è un visitatore, ma non tutti i visitatori sono turisti: l’escursionista, il pendolare, il pellegrino, lo studente fuori sede, il lavoratore in trasferta, il nomade digitale, il proprietario di seconda casa, chi torna ai luoghi delle radici e il city user sono tutte persone che si comportano da consumatori, spendono, usano servizi ed erodono risorse senza che la contabilità classica del turismo nemmeno li veda.
La conseguenza pratica è che rifiuti, trasporti, sanità e parcheggi vengono dimensionati su una popolazione che nei dati esiste solo in parte. Turista e visitatore sono due modi di guardare la stessa persona. Il primo è un flusso da cui prelevare, il secondo è qualcuno che può restituire. Per vedere chi i dati non contano uso il metodo dell’impronta: la popolazione invisibile si inferisce dalle tracce che lascia, come ad esempio i rifiuti e le abitazioni non adibite alla residenzialità.
Il custode del territorio: la comunità protagonista
Il custode è chi mantiene il territorio come funzione economica: il contadino che tiene i terrazzamenti, il pastore che presidia i pascoli, il viticoltore, il pescatore che conosce le rotte. È il nodo strutturale della costellazione del valore ed è il meno remunerato. Le piattaforme guadagnano sul visitatore che viene a vedere quel paesaggio, il custode resta fuori dalla transazione. Il terrazzamento comincia a franare e i figli non trovano ragioni per tornare.
C’è un livello più profondo dell’economia. Il custode resta perché riconosce in ciò che mantiene qualcosa della propria storia: è un membro di una comunità di eredità, nel senso della Convenzione di Faro. Un sistema che lo paga senza riconoscerlo ottiene un prestatore di servizi.
Il ruolo del CTT, che tu ricopri con il GMT Halaesa Nebrodi, lo leggo in questa famiglia, con una funzione propria. La stewardship territoriale ha una triade: custodire, aver cura, connettere. Il custode custodisce. Chi coordina il territorio connette: rende i custodi visibili tra loro e alle istituzioni, e porta la loro remunerazione (pagamenti per i servizi ecosistemici, contratti di custodia) nei tavoli dove si decide. Una comunità diventa ospitale quando chi la tiene in piedi è riconosciuto e remunerato per farlo. Il visitatore arriva dopo.
Oltre i record: quanto vale realmente il turismo?
I record dicono quanto si muove, e dicono poco su quanto resta. Nel 2024 l’Istat registra 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze nelle strutture ricettive, con gli ospiti esteri sopra la metà della domanda. Sono valori massimi storici, e l’Italia è seconda in Europa dopo la Spagna. Nel confronto mondiale il quadro cambia. Fino agli anni Ottanta eravamo primi per arrivi internazionali, oggi siamo in quinta posizione. Diventeremo presto la settima, se non l'ottava: cresciamo in valore assoluto ma continuiamo a perdere quote di mercato.
Il valore che rimane si misura con tre strumenti. Il leakage e il moltiplicatore locale dicono quanta spesa defluisce e quante volte il resto circola. Il coefficiente "K paese" misura il presidio dello Stato nei servizi essenziali. Il VERI legge cinque dimensioni: valore economico trattenuto, vitalità comunitaria, integrità ecologica, ricchezza culturale, capacità di futuro. Le legge nel tempo, confrontando il territorio con sé stesso.
Il limite, invece, si riconosce con la capacità di carico a tre vettori: ecologico, infrastrutturale, sociale. Il totale è moltiplicato per "K paese", perché dove lo Stato è assente qualunque soglia collassa. L’Indice di Doxey segnala quando l’accoglienza si trasforma in irritazione dei residenti. Per questo motivo il limite è una soglia da leggere territorio per territorio, non come numero unico che vale per tutti.
VERA, VERI e VERS: dalla teoria alla sperimentazione
Sono tre gradini di una stessa scala, allerta, indice e strategia, più il Masterplan che li mette a terra.
VERA è operativa. Parte solo da dati nazionali aperti e completi per Comune: rifiuti urbani ISPRA, abitazioni del Censimento 2021, capacità ricettiva Istat. Non richiede nulla al Comune. Colloca ogni Comune in uno di quattro quadranti (turismo estrattivo, spopolamento, residenziale pieno, residenziale minore) e dichiara quando il risultato è instabile. È una bussola, senza classifiche, con indicatori che superano il test dell’assessore: dati che il Comune già possiede o che sono pubblici. Il limite aperto è la ritenuta per euro a scala comunale, che i soli dati pubblici non chiudono.
Per Halaesa Nebrodi partirei così:
VERA sui sette Comuni, letta come un luogo unico, senza graduatorie tra loro. Nei piccoli Comuni il movimento turistico comunale è spesso oscurato sotto soglia, ed è per questo che VERA usa l’impronta.
Restituzione ai sette sindaci insieme, in una cabina di regia. Un incontro uno per uno si leggerebbe come una classifica.
Fase zero, in cinque mosse: nominare il problema, mappare gli attori reali, verificare la massa critica relazionale, fissare i limiti non negoziabili, scegliere la forma più leggera.
Una camminata con i custodi reali, con tre domande. Cosa custodisci che nessun altro può custodire al posto tuo? Cosa succederebbe se tu non ti impegnassi più? Cosa vorresti che qualcuno riconoscesse del tuo ruolo, socialmente ed anche economicamente?
Dalla VERA si può procedere con il VERI - se un Comune lo chiede - per definire l'indice di consumo delle risorse, sul quale definire una VERS, ovvero una strategia di rigenerazione.
Come gestire e guidare il cambiamento verso il 2040?
Smettere di contare solo arrivi e presenze. Servono parametri e indicatori innovativi, capaci di misurare il valore trattenuto: è uno spazio ancora vuoto, quello che l’economia dei visitatori propone di riempire.
Il rischio per l’Italia è fissare per legge un nuovo mandato promozionale, in capo alle DMO, mentre il modello da cui è nato - nel Regno Unito - si ridefinisce pesantemente. Le azioni che avvierei oggi:
Scrivere le leggi sul mandato della DMO, prima che sul nome: strumenti e valutazione devono coincidere, altrimenti l’organizzazione ottimizza gli indicatori e perde di vista la strategia.
Prevedere livelli e criteri di accreditamento uniformi, per evitare venti modelli diversi.
Inserire in ogni sistema di accreditamento un indicatore di valore trattenuto accanto ai flussi.
Dare ai Comuni piccoli una task force intercomunale con funzione tecnica, di coordinamento e di interfaccia istituzionale.
Formare la figura professionale, il manager di destinazione, che oggi non esiste nei repertori formativi italiani, a nessun livello.
Economia dei Visitatori e Modello GMT™
Le affinità sono evidenti: l’identità territoriale come punto di partenza, la comunità che diventa ospitale attraverso un processo partecipativo, l’attenzione ai Comuni piccoli. Con Andrea Succi abbiamo lavorato insieme al libro «Il nuovo ruolo delle DMO».
Vedo una divisione dei compiti. Il GMT costruisce dall’interno la comunità ospitale. L’economia dei visitatori aggiunge tre cose: una lettura a freddo per sapere da dove si parte (VERA), una misura nel tempo per sapere se il processo rigenera (VERI), una cornice di governo per i Comuni che da soli non hanno personale (Patto di comunità, task force intercomunale).
Il raddoppio dei viaggiatori internazionali al 2040 non porterà nulla ai piccoli Comuni per inerzia. Le proiezioni indicano anche concentrazione: poche polarità urbane e costiere, e piattaforme che trattengono una quota crescente del margine. Chi arriverà al 2040 con un’identità solida e una governance condivisa potrà intercettare un flusso più distribuito e trattenerne il valore. Gli altri vedranno più visitatori in territori sempre meno abitati da chi li cura. Per questo vedo le due cose separate ma coordinate: il GMT come motore di identità e ospitalità, l’economia dei visitatori come misura e come regola per distribuire il valore in modo sistemico e trasversale ai diversi settori dell'economia locale.