Nino Mallaci, il Progetto Capramal ed il suo salame di capra messinese
Un sogno che diventa realtà e un valore aggiunto per il territorio nel racconto del protagonista
Riccardo Zingone 20/09/2025 0
La storia del salame di capra di Nino
Per raccontare il salame di capra prodotto da Antonino Mallaci Bocchio — per tutti Nino — è necessario fare un lungo passo indietro e ascoltare la sua storia, che affonda le radici in un'antica azienda di famiglia dedita all'agricoltura e alla zootecnia.
"Vengo da una famiglia di agricoltori e allevatori", racconta Nino. "Sono sempre stato affascinato da questo mondo ricco di valori e sentimenti, ma anche di enormi sacrifici".
Da ragazzo, Nino divideva il suo tempo tra la scuola e l'azienda di famiglia. Una volta ottenuto il diploma di geometra, decise di abbandonare gli studi per dedicarsi completamente all'attività, che all'epoca era principalmente l'allevamento di vacche. "I nostri terreni per il pascolo si trovavano tra Mistretta, Cerami e Agira, il che comportava un notevole dispendio di energie organizzative ed economiche", spiega. Alla fine degli anni Novanta, ventenne, decise con il padre di costruire un capannone nel terreno di contrada Calogno, a Cerami, ma adiacente a Mistretta. Da allora, tutta la sua attività si è concentrata lì.
Come in molte aziende zootecniche, anche in quella di Nino c'erano capre e maiali. "Ricordo che da bambino", prosegue Nino con emozione, "assistevo spesso alla preparazione di vari salumi, tra cui quello di capra, che si otteneva miscelando la carne di capra, magra per natura, con i resti della lavorazione delle carni di maiale. Non ho mai dimenticato quei sapori, quegli odori e quelle sane tradizioni. Da tempo mi sono prefissato l'obiettivo di mantenerle vive attraverso la mia azienda e la mia attività commerciale".
La Dispensa del Massaro e un sogno ritrovato
Arrivando ai giorni nostri, Nino ha aperto un punto vendita a Santo Stefano di Camastra, dove ha avviato La dispensa del Massaro. L'intento era promuovere e vendere la norcineria del Suino Nero dei Nebrodi, un prodotto d'eccellenza del territorio, insieme a carne bovina selezionata. Tuttavia, il pensiero delle capre continuava a "pascolare" nella sua mente, insieme al progetto di portare le tradizioni culinarie a loro legate sulle tavole di tutti.
A un certo punto, si presentò a Nino la possibilità di acquistare un certo numero di Capre Messinesi certificate, una razza autoctona con radici tra i Nebrodi e i Peloritani, apprezzata per la qualità del latte e la bontà delle sue carni.
"Con l'acquisto di questo gregge", racconta Nino, "sentivo di essere vicino alla realizzazione del mio sogno, ma ero anche consapevole di dover acquisire ulteriori conoscenze per riuscire a produrre un salume di qualità, rispettoso della tradizione e dei canoni moderni".
Decise quindi di frequentare un corso specifico ad Alba, in Piemonte, una zona con una lunga e consolidata tradizione nell'allevamento di capre e nella produzione di salumi. Dopo varie sperimentazioni, è riuscito a produrre il suo salame di capra, trovando il giusto equilibrio tra compattezza, resistenza al taglio, conservazione, sapore e profumo.
Un prodotto che è sintesi di tradizione e innovazione
Il lungo e complesso percorso di Nino, supportato dalla sua famiglia, ha trovato un epilogo il 18 settembre, in occasione della presentazione ufficiale del progetto Capramal a Santo Stefano di Camastra. L'evento ha visto la partecipazione di amministratori, tecnici, amici e curiosi, tutti attratti da questa gustosa novità.
L'esperienza gastronomica di degustazione del salame di capra è stata arricchita dalle specialità prodotte da altre aziende locali: l'azienda Spina Santa di Nicosia, specializzata nella produzione di formaggio caprino, e l'azienda Casaleni, che da tempo propone un'offerta gastronomica d'eccellenza. Grazie a queste sinergie, si è scoperto come il salame di capra messinese trovi una particolare esaltazione in abbinamento, ad esempio, alla provola dolce e alla marmellata di fichi.
Una perfetta sintesi dei valori espressi dal salame di capra messinese è racchiusa nelle parole della dottoressa Serena Nigrelli, l'agronoma che ha seguito Nino durante l'iter burocratico: "Quello di Nino è un salame che va assaporato a occhi chiusi, perché così possiamo cogliere sensazioni uniche che ci riportano indietro nel tempo".
Non resta che augurare un sincero in bocca al lupo a Nino e al suo sogno diventato realtà. Il territorio ha bisogno di queste energie, visioni ed entusiasmo affinché le nostre belle tradizioni si trasformino da memorie in fatti concreti.
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Riccardo Zingone 02/12/2025
Gente di Halaesa Nebrodi: Luciano Catania tra razionalità e verve umoristica
Nel vasto panorama di personalità che popolano i nostri luoghi e che, passo dopo passo, si sono conquistate un meritatissimo spazio di notorietà, spicca indubbiamente la figura di Luciano Catania, classe 1964. Forte di una lunga esperienza come segretario comunale iniziata in Piemonte e proseguita in vari comuni siciliani, è arrivato a ricoprire, dal 2019, il ruolo di segretario generale presso il comune di Enna.
Giornalista pubblicista dal 2023, è autore di numerose pubblicazioni sulla fiscalità degli enti locali, ha partecipato a numerosi corsi e convegni in materia ed è direttore scientifico del quindicinale de Il Sole 24 Ore ll Bollettino della Regione Sicilia.
Tuttavia, c'è un altro lato di Luciano che negli ultimi anni sta emergendo con sempre maggiore forza: una componente della sua personalità che io conosco bene, avendo condiviso con lui un lungo percorso scolastico e di antica amicizia. Si tratta della sua vena di scrittore umoristico.
Questa profonda passione, unita a un'indiscutibile inclinazione alla scrittura, lo ha portato a pubblicare Ameno – Considerazioni semiserie ed altre amenità (2022), Gente di un altro ero – Racconti bizzarri di una umanità smarrita (2023) e Gente di un altro ero(t)ismo – Racconti bizzarri su eroi non epici e trasgressori inattesi (2025).
I racconti "Ero un moderato" e "Ero una pessima persona", entrambi contenuti in Gente di un altro ero, hanno vinto il primo premio rispettivamente al Concorso Dacia Maraini 2023 e al Concorso Premio Piemonte Letteratura 2023. Con il racconto "L'artista dilettante", tratto dalla sua ultima opera, è entrato nella rosa dei finalisti del Premio Letterario Nazionale San Bonifacio.
Luciano: segretario comunale, esperto di tributi e autore affermato di racconti umoristici. L’aggettivo che più sembra rappresentarti è “eclettico”, poiché ti muovi con naturalezza in ambiti che, a prima vista, appaiono molto diversi tra loro. Ma queste realtà sono davvero così distanti, oppure esiste un filo conduttore che, in profondità, le unisce?
In materia di fiscalità o di diritto degli enti locali c’è poco da sorridere. Sebbene la fiscalità e il diritto degli enti locali siano materie complesse e raramente fonte di leggerezza, ciò che le attraversa è sempre l’umanità delle persone con cui mi confronto ogni giorno. Sono loro, con le loro difficoltà, le loro reazioni e le piccole grandi battaglie con la burocrazia, a offrire inconsapevolmente spunti che si trasformano in racconti umoristici. In questo senso, il filo conduttore non è nelle materie, ma nello sguardo: la capacità di osservare la dimensione umana anche dentro i contesti più tecnici e di coglierne il lato ironico, senza mai perdere rispetto per le persone.
Con il tuo ultimo racconto, Gente di un altro ero(t)ismo, hai inaugurato il tour di presentazioni a Milazzo lo scorso 30 novembre.
Sulla scia del successo di Gente di un altro ero, anche in questa nuova raccolta approfondisci l’umanità e le fragilità dei personaggi. Quanto c’è di invenzione narrativa nei tuoi racconti e quanto, invece, deriva da esperienze reali o situazioni vissute in prima persona?
Del mercurio si dice che è il più solido dei liquidi ed il più liquido dei solidi, delle mie storie posso dire che sono i più autobiografici tra i racconti di fantasia e i più inventati tra i racconti reali. Non c’è un racconto che narri una storia vera, ma non ne esiste uno che non abbia uno spunto preso dalla realtà. Alcuni spunti vengono dalla cronaca (i fotografi erotici che ritraggono le mogli a loro insaputa e ne pubblicano le foto sexy, o la boxeur che deve combattere con una rivale mascolina), altri da un ambito più familiare o amicale, altri ancora dall’osservazione della realtà. Dentro i miei racconti c’è molto della mia Mistretta vissuta principalmente nella fine del secolo scorso, ma anche dei paesi e delle città in cui ho abitato o semplicemente lavorato (ormai sono diventati davvero molti, forse troppi). Ci sono gli oggetti della mia adolescenza (gli occhiali reclamizzati dall’Intrepido che avrebbero dovuto far vedere le donne nude), le persone che ho incontrato, c’è il mio amore per il tennis, ci sono le persone a cui voglio bene, c’è la mia vita. Nessuna storia, però, è vera.
Nel corso della tua lunga esperienza di segretario comunale hai lavorato in contesti amministrativi molto diversi, incluse le aree interne della Sicilia, dove lo spopolamento e il declino sociale e culturale rappresentano temi particolarmente critici. Quali impressioni hai maturato durante il tuo percorso professionale e quali iniziative hanno adottato i Sindaci con cui hai collaborato per contrastare queste dinamiche?
Nel mio percorso ho osservato come lo spopolamento nelle aree interne della Sicilia non sia solo un dato demografico, ma un fenomeno che incide profondamente sulla vitalità sociale e culturale delle comunità. Lo spopolamento demografico innesca un progressivo impoverimento culturale, perché riduce la domanda e la sostenibilità di servizi e presìdi sociali. La chiusura di scuole, luoghi di incontro, cinema e teatri priva le comunità di spazi di formazione e socializzazione. Così i territori perdono vivacità, opportunità e capacità di trasmettere il proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni. I Sindaci con cui ho collaborato hanno puntato sulla valorizzazione del patrimonio identitario e sostegno alle piccole imprese. Importanti sono stati anche gli interventi per migliorare i servizi essenziali e favorire il rientro dei giovani. Queste iniziative, pur tra molte difficoltà costituite principalmente da bilanci asfittici che non permettono politiche di ampia veduta, hanno contribuito a riattivare fiducia e partecipazione nelle loro comunità.
Il progetto di marketing territoriale del GMT™️ Halaesa Nebrodi, nato due anni fa, mira allo sviluppo turistico attraverso un percorso di rigenerazione delle comunità locali. L’idea di fondo è che, prima ancora di parlare di turismo, sia necessario preparare adeguatamente operatori, amministratori e cittadini, grazie anche a figure professionali come il Manager temporaneo di destinazione e il Coordinatore turistico territoriale. Come giudichi questo approccio formativo, partecipativo e strutturato dal punto di vista professionale?
Ritengo l’approccio del GMT™️ Halaesa Nebrodi particolarmente solido e lungimirante, perché riconosce che lo sviluppo turistico sostenibile nasce prima di tutto da una comunità preparata e consapevole. La formazione di operatori, amministratori e cittadini, affiancata da figure professionali dedicate, consente di costruire una visione condivisa e di consolidare competenze spesso carenti nei piccoli territori. Questo percorso partecipativo e strutturato crea le basi per un modello di gestione della destinazione più efficace, coordinato e capace di generare valore duraturo.
L’offerta turistica non può essere improvvisata: richiede professionalità, pianificazione e competenze elevate per risultare credibile e sostenibile. In un settore segnato da forte competitività, solo operatori preparati sanno valorizzare davvero le risorse del territorio e differenziarle rispetto ai concorrenti. Per questo la formazione e il coinvolgimento di figure qualificate diventano elementi imprescindibili di ogni strategia di sviluppo turistico.
Il modello proposto alle sette comunità del territorio punta a valorizzare le identità locali – i singoli “campanili” – lavorando al contempo a un progetto condiviso che porti alla nascita di una nuova destinazione turistica denominata Halaesa Nebrodi. Qual è la tua valutazione su questa strategia, anche alla luce della tua lunga esperienza all’interno della Pro Loco di Mistretta?
La strategia che valorizza le identità dei singoli “campanili” all’interno di una visione unitaria come Halaesa Nebrodi mi sembra particolarmente efficace. Nella mia esperienza con la Pro Loco di Mistretta, che ormai è vecchia di decenni, ho visto come ogni comunità custodisca patrimoni culturali, tradizioni e risorse uniche, che però da sole faticano a imporsi sul mercato turistico. Lavorare insieme, senza rinunciare alle specificità locali, permette di costruire un’offerta più ricca, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre visitatori e generare benefici diffusi. È un modello che richiede dialogo e coordinamento, ma che può davvero trasformare i campanili in punti di forza di una destinazione condivisa.
Ritorniano alla tuo ultimo lavoro: perché nel titolo del libro c'è una "t" che balla un po'? Sembra una consonante perplessa. Nel tuo libro parli di eroismo o di erotismo?
La “t” che balla nel titolo non è un errore, in realtà oscilla perché si trova esattamente a metà strada tra eroismo ed erotismo e non sa bene in quale storia infilarsi. Diciamo che è una “t” indecisa, ma con molta personalità: tenta di aggiungere un pizzico di pepe alla raccolta di racconti, ma senza diventare mai licenziosa o pruriginosa. L’erotismo raccontato nel libro è tenero, paradossale e persino comico.
Riccardo Zingone 16/01/2026
Gente di Halaesa Nebrodi: Chiara Dimaggio e la sua Domus Immobiliare
A tu per tu con Chiara Dimaggio, giovane e brillante agente immobiliare che opera nel territorio di Halaesa Nebrodi.
Attraverso la sua Domus agenzia immobiliare sta realizzando il suo sogno nel cassetto: rendere felici le persone con cui viene a contatto trasferendo loro il suo sorriso contaggioso.
Uno dei suoi slogan recita: La Vita di porta in luoghi inaspettati, l'Amore ti porta a Casa e Chiara, interpretando con eccezionale entusiasmo questa mission, ha trovato la casa a tantissime persone-italiane e straniere-alle quali, prima di ogni cosa, ha fatto conoscere il territorio, la sua anima e le persone che lo abitano, aggiungendo uno straordinario valore aggiunto al suo delicato e nevralgico lavoro.
Chiara, cosa ci fa un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale turistico?
A una prima lettura, il ruolo di un agente immobiliare all’interno di un gruppo di marketing territoriale a vocazione turistica potrebbe sembrare distante. In realtà, non lo è affatto.
La presenza di un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale non è una semplice formalità: è un valore aggiunto. Sono fermamente convinta che quando cresce un paese, crescono tutte le attività ad esso connesse.
L’obiettivo cardine del GMT™ Halaesa Nebrodi è la promozione del territorio della Valle dell’Halaesa, e su questo fronte il gruppo sta svolgendo un lavoro eccellente.
Una promozione così ampia non può che portare benefici anche a un’attività come la mia, che da anni investe tempo, energie e passione nella valorizzazione del territorio.
Il tuo è un percorso giovane, ma ricco di esperienza nel settore immobiliare
La mia attività è giovane, così come lo sono io. Ho aperto la mia agenzia immobiliare a soli 22 anni.
Ricordo con piacere cosa mi ha spinto a intraprendere questa avventura. Stavo preparando le ultime tre materie per conseguire la laurea triennale quando, in un momento di forte stress, decisi di cambiare direzione. Fu grazie a una riflessione di mio padre che scelsi di frequentare il corso da agente immobiliare.
Da lì si è aperto un mondo: il mio mondo.
Mi sono abilitata alla professione, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Pubbliche Amministrazioni.
Le lauree oggi sono appese al muro, perché la passione per il mio lavoro ha preso il sopravvento e cresce giorno dopo giorno.
Se oggi sono quella che sono, lo devo alla professionalità e alla dedizione con cui svolgo questo lavoro.
Da quasi 11 anni realizzo i sogni delle persone e spero di poter continuare a farlo per tantissimi anni ancora.
Che ruolo svolgi nel GMT Halaesa Nebrodi: puoi tracciare un bilancio e quali sono le prospettive future
Ho sposato fin da subito il progetto del GMT™ Halaesa Nebrodi e le idee del suo ideatore, Andrea Succi.
Sin dal primo incontro sono rimasta colpita dal suo spirito, dalla sua determinazione e dalla voglia di dare un contributo concreto.
Il GMT™ opera in un territorio che purtroppo negli ultimi anni ha vissuto un forte spopolamento e una regressione economica e sociale. Tuttavia, il gruppo è formato da giovani imprenditori e professionisti che credono profondamente nelle potenzialità del luogo in cui vivono.
In questi due anni, attraverso il lancio del sito web, la partecipazione alla recente BTE di Palermo, la costante promozione sui social e la creazione dei primi pacchetti viaggio, il GMT™ ha contribuito a far conoscere il territorio e il suo obiettivo principale: far crescere e migliorare tutto il comprensorio nebro-alesino.
Ci riusciremo?
Sì, ne sono certa.
Possiamo fare di più?
Assolutamente sì. Si può e si deve sempre migliorare, ma abbiamo tutte le capacità per farlo.

Social media e immobiliare: metterci la faccia paga
La crescita della mia attività è stata fortemente influenzata da una presenza costante ed efficace sui social media.
Lo dico e lo ripeterò sempre: oggi i social sono determinanti per la crescita e l’immagine di un’attività.
Un tempo si utilizzavano i giornali; oggi tutto passa dai social network, e io ho sposato pienamente questo cambiamento.
Attraverso i video racconto gli immobili, ma spesso anche le storie di chi li ha vissuti. Racconto il territorio, con particolare attenzione a Tusa, il paese dei miei nonni, il luogo della mia infanzia e del mio cuore.
Grazie a questo lavoro – e me ne prendo il merito – nel comune di Tusa le compravendite sono aumentate in maniera esponenziale e oggi il paese è conosciuto anche a livello internazionale.
Metterci la faccia è fondamentale: le persone vogliono sapere a chi si affidano. Un logo crea distanza; io invece costruisco relazioni basate su fiducia, amicizia e rispetto.
Cosa ti aspetti dal territorio e cosa si può migliorare
Uno dei miei più grandi desideri è vedere rifiorire i piccoli borghi.
Immagino paesi pieni di vita, persone, attività commerciali e locali animati.
Vorrei che anche chi ci vive quotidianamente facesse un passo in più per promuoverli, abbellirli e valorizzarli.
Mi auguro che le amministrazioni locali possano intervenire con piccole migliorie che, nel tempo, potrebbero fare una grande differenza.
Sono molto fiduciosa e soprattutto propositiva.
Chissà, magari il nostro gruppo, unendo le forze, riuscirà a compiere passi da gigante e a sorprendere il territorio che ci circonda.
Invito chiunque voglia contribuire alla crescita del territorio ad avvicinarsi al Gruppo di Marketing Territoriale: insieme possiamo fare grandi cose.
Halaesa Nebrodi 09/11/2024
Gente di Halaesa-Nebrodi: Filippo Fratantoni
Varcare la soglia del grande edificio che ospita lo showroom-fabbrica delle Ceramiche Fratantoni significa immeggersi immediatamente in un mondo i cui contorni sono ben definiti dal grigio dell'argilla ('a rita in dialetto locale) dei tantissimi vasi, teste di moro, portalumi lavorati e lasciati a riposare in attesa di smaltatura e cottura, a cui fà da contraltare l'esplosione dei vivaci colori usati per la decorazione dei manufatti finiti che invadono lettereralmente gli spazi espositivi. Al centro del palcoscenico di una rappresentazione che va avanti da quasi cento anni, spicca una postazione di lavoro, circondata da manufatti già lavorati ma in attesa di decorazione e cottura: una magnifica scelta scenografica e comunicativa che racconta tanto di questa antica arte espressiva che solamente alla fine di un lungo ciclo lavorativo trova la sua espressione finale.
Dentro a questo complesso e antico mondo vi sono le persone, gli artigiani e la maestranze che da secoli si dedicano a questa magnifica arte e che hanno reso celebre Santo Stefano di Camastra nel mondo: i ceramisti o, per usare un termine meno noto, i ceramicari.
Filippo Fratantoni è uno di questi, figlio di ceramisti e ceramista egli stesso, personaggio poliedrico, da sempre dentro la vita sociale della sua Santo Stefano di Camastra alla quale ha dedicato anche una lunga parentesi politica.
Filippo questa chiaccherata avviene all’interno di una delle attività storiche di Santo Stefano di Camastra: l’azienda Ceramiche Fratantoni figlia della Ditta Fratelli Fratantoni fondata nel lontano 1935. Cosa è successo in questi 89 anni di attività?
L'attività nasce nel dopoguerra quando mio nonno e suoi quattro figli misero in piedi una bottega artigianale dove producevano 'i marazzetri, 'i cusuzze che altro non erano se non giocattoli ispirati agli oggetti di uso quotidiano. Così facendo, attraverso quattro torni usati per la lavorazione, realizzavano piccoli bummuli, quartare, lemmi, rasticetri riproponendo in miniatura ciò che, da tempo, producevano gli artigiani stefanesi all'interno delle loro botteghe. I piccoli pezzi realizzati venivano acquistati da venditori ambulanti che, a bordo dei loro carretti, andavano poi a vendere nei mercatini locali per pochi spiccioli consentendo così, ai bambini meno abbienti, di avere anche loro un modesto giocattolo con cui divertirsi.
Successivamente, al termine della seconda guerra mondiale, avviene il salto di qualità e la famiglia Fratantoni, grazie all'acquisto di magazzini e locali più ampi, si dedica alla produzione di terracotte per uso quotidiano ed edilizio, rimanendo ancora al di fuori dei prodotti ceramici cosi come li vediamo oggi.
In realtà allora fornaci e botteghe erano ancora dislocate fuori paese, lungo la nazionale (SS.113) che portava verso Messina da cui passava tutto il modesto traffico veicolare dell'epoca. Erano i duri anni '50 del dopoguerra ma, successivamente, grazie alla ripresa economica, comiciarono a vedersi prima Fiat 1100, poi Fiat 600, qualche autobus di linea e anche turisti che, attratti dalla merce messa ad asciugare dai numerosi artigiani bordo strada, cominciarono ad essere interessati all'acquisto del prodotto esposto. Da questo momento in poi cresce l'interesse anche a produrre e vendere ceramiche decorate per cui nasce 'a scola ceramica, oggi Liceo Artistico, che comincia a formare i primi decoratori a supporto dei mastri vasai, momento cruciale visto che le maestranze dell'epoca non avevano le competenze per colorare i loro manufatti.
Il nostro interesse è sempre stato rivolto alla riproduzione di piastrelle e mattoni della tradizione stefanese ottocentesca e, negli anni '70, abbiamo brevettato la smaltatura delle lastre in pietra lavica con cui abbiamo iniziato a costruire tavoli di varie forme e dimensioni altrimenti irrealizzabili con l'argilla, materiale fortemente penalizzato in termini di resistenza e contrazione alla cottura.
Oggi la nostra azienda è arrivata alla quarta generazione, io e i miei fratelli ci dedichiamo alla produzione della linea classica, in particolare modo della produzione di piastrelle, mentre ai ragazzi lasciamo la libertà di sperimentare i nuovi mondi e i nuovi spazi realizzativi proposti dalle ceramiche moderne.
Alcuni anni fa abbiamo assistito all'invasione di prodotti d’origine estera, sopratutto cinese, che nulla hanno a che vedere con quelli artigianali, distraendo il consumatore e generando grande confusione. Come ha risposto la comunità dei ceramisti stefanesi a questa ingombrante presenza, quali contromisure ha preso e cosa è cambiato nel rapporto con l’utente finale.
Abbiamo semplicemente continuato a fare il nostro lavoro e a farlo bene.
La vera invasione c'è stata ma è anche passata: oggi dalla Cina arrivano perlopiù riproduzioni di pigne e teste di moro che poco incidono con il nostro lavoro. Mio padre ci diceva sempre: "Non scoraggiatevi, la ceramica ha sempre dei momenti di alti e di bassi" e devo dire che così è stato. Oggi siamo in un momento di grande ripresa, il gusto delle persone si va affinando e sa riconoscere un oggetto per la qualità che esprime, le nuove generazioni sono sempre più attratte dal nostro mondo grazie anche alla presenza dei media e dei social che hanno dato nuovo impulso al nostro settore. Basti pensare alla proiezione internazione che hanno dato alla Testa di moro gli stilisti Dolce e Gabbana presentandola in alcuni loro spot pubblicitari, ciò ha dato risalto ad un oggetto che c'è sempre stato ma che indubbiamente, grazie al loro intervento, è diventato ricercatissimo.
Il nome di Filippo Fratantoni è strettamente legato al MUDIS, acronimo di Museo Diffuso Stefanese di cui sei il Direttore artistico. Mi incuriosisce l’utilizzo del termine "diffuso" e, nello stesso tempo, vorrei approfondire la sua storia che parte da Giuseppe Lanza Barresi Duca di Camastra.
Noi abbiamo sempre creduto che Santo Stefano di Camastra è un museo a cielo aperto. Il MUDIS nasce da una visione nata negli anni '80 grazie al compianto sindaco Gigi Famularo che si adoperò per trovare i fondi necessari al recupero del palazzo appartenuto al Duca di Camastra, lì nacque il Museo della ceramica con ampi spazi espositivi dedicati alla storia della ceramica stefanese e siciliana che convivono con una importantissima collezione di ceramiche artistiche moderne. Accanto a questo, nell'ambito del progetto del museo diffuso, vi sono delle installazioni sparse lungo la città e le botteghe stesse dei nostri artigiani ne sono parte integrante, attraverso i loro negozi e i coloratissimi spazi espositivi che si affacciano, in maniera molto scenografica, sulle strade principali di Santo Stefano.
La ceramica artistica è un driver turistico molto importante, soprattutto se vengono create le sinergie giuste con altre realtà regionali e nazionali. Trovo molto interessante l’iniziativa del Passaporto della Strada delle ceramiche che vuole unire sei comunità siciliane in un percorso conoscitivo, molto stimolante, del mondo delle ceramiche e di cui Santo Stefano è parte integrante. Il Passaporto è stato presentato il 24 marzo di quest’anno, io c’ero, ma non ho visto molti ceramisti presenti: quante attività hanno aderito al progetto e che sviluppi vedi in quest’iniziativa?
E' vero. Per quanto noi ceramisti abbiamo rapporti reciproci cordiali e collaborativi ma siamo piuttosto restii ad uscire dalla nostra bottega e confrontarci su progetti collettivi e di ampio respiro. Talvolta in passato non si sono visti i risultati attesi e ciò ci ha spinto a rinchiuderci sempre più nelle nostre singole attività, evitando il confronto professionale con gli altri colleghi e quindi abbiamo via via rinunciato a creare le giuste sinergie. Penso che invece dovremmo cambiare atteggiamento.
Riguardo al Passaporto della Strada delle ceramiche ritengo che è stata e rimane un'iniziativa valida nella quale l'attuale amministrazione crede e in cui ha speso tante energie.
Probabilmente andrebbe rivista in alcuni passaggi ma l'iniziativa è davvero interessante.
Le sfide del terzo millennio ci avvicinano sempre più ad un mondo robotizzato e informatizzato: pensi che il mondo della ceramica e dell’artigianato in generale, presto o tardi, dovrà adeguarsi a questa rivoluzione non-gentile? Un robot utilizzerà mai una stecca per modellare una Testa di moro o un pennello per smaltare una Matrangela?
In realtà già esistono le stampanti 3D che sono entrate nel mondo della ceramica industriale. Con loro e grazie a loro oggi si possono realizzare delle lastre in lamina decorata di 3 metri quadrati con spessori di pochi millimetri che sarebbe impossibile realizzare con i macchinari tradizionali. Ma stiamo parlando di produzioni industriali e su larga scala.
L'artigianato è un'altra cosa: è un luogo dove si incrociano 'a rita, la creatività, il cuore e la manualità, non credo possa mai esistere un robot che possa mettersi di mezzo e sostituire l'artigiano-artista, almeno sotto questo aspetto.
Per finire, Filippo, la tua storia racconta di una persona che si è speso per la sua azienda, per la sua famiglia e per la sua comunità. Hai un sogno nel cassetto che vorresti affidare alle generazioni future?
Il sogno c'è e lo tengo nel cassetto da diversi anni: mi piacerebbe che si relizzasse un grande museo della ceramica contemporanea con giovani artisti provenienti da tutto il mondo che si ritrovano a Santo Stefano per sognare, sperimentare e realizzare opere d'arte contemporanee. Sarebbe un valido strumento di attrazione culturale e turistica da affiancare alle opere d'arte contenute nel Museo diffuso di Fiumara d'arte che rafforzerebbe ancora di più la vocazione turistica e artistica del nostro territorio.
Conosci gli Operatori e il Progetto del GMT˜Halaesa-Nebrodi.
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