Gente di Halaesa-Nebrodi: Domenico Boscia
A tu per tu col prof. Domenico Boscia ceramista, scultore, artista e ambassador del made in Sicily
Riccardo Zingone 15/09/2024 0
Ho incontrato il professore Domenico Boscia, ceramista, scultore e artista a tutto tondo, dopo avere parlato di lui quale ideatore del magnifico murales in ceramica La via del mare di Torremuzza, installazione collocata nella frazione marinara del comune di Motta d'Affermo, uno dei sette che fanno parte di Halaesa-Nebrodi.
Con Domenico, recentemente tornato da un'esperienza eccezionale vissuta tra Stati Uniti e Giappone, ho avuto il piacere di assaporare un caffè e intrattenermi in una lunga e piacevole chiaccherata, incrociando spesso i vivaci occhi azzurri che sanno di cielo e mare della sua Sicilia.
Domenico, raccontaci di cosa ti ha portato così lontano, Los Angeles e Tokyo non sono esattamente dietro l'angolo.
Ritengo che sia il desiderio di tanti artisti girare per il mondo, visitare luoghi particolari, ognuno con la loro storia, cultura e vita sociale. Io sto avendo questa possibilità attraverso il Made in Sicily e il Tour Mondiale 2023-2024 della nave più bella del mondo che è l'Amerigo Vespucci. Siamo stati a Los Angeles, da poco rientrati da Tokyo con prossima tappa a Singapore e poi ancora altri appuntamenti. Ad ogni tappa una straordinaria esperienza artistica con la quale sto portando avanti la presentazione della ceramica artistica siciliana.
Dalla sinergia tra Ministero della difesa, Ministero del turismo e Ministero delle imprese e made in Italy nasce Villaggio Italia, la prima mostra itinerante dell'eccellenze italiane veicolato dal Tour mondiale della Amerigo Vespucci. Quali le tue impressioni? L'Italia piace così tanto all'estero?
Partire e restare oppure partire e ritornare. Questi i dilemmi, potremmo dire storici, che molti immigrati siciliani si sono posti dal momento in cui sono arrivati a destinazione prefissata.
Da una forte intuizione tra i vari ministeri della nostra nazione, in particolare il Ministero della Difesa, il Ministero degli Esteri, il Ministero del Turismo e il Ministero delle Imprese, insieme alla Regione Siciliana – Assessorato alle Attività Produttive, Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all'Identità, Assessorato Regionale all'Agricoltura, allo Sviluppo Rurale e alla Pesca Mediterranea, Assessorato alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro, Parco Archeologico Valle dei Templi, Città di Catania, UNPLI Associazione Nazionale Proloco d’Italia e USEF – prende vita il Villaggio Italia in più porti di diverse nazioni, grazie al Tour Mondiale della Nave Scuola Amerigo Vespucci, riunendo con molta forza e passione tutte le eccellenze italiane e, in particolare, quelle siciliane.
In questo contesto, il Made in Sicily, attraverso un progetto molto ambizioso, il Libro delle Radici, si candida a diventare un simbolo dell’orgoglio siciliano e un punto di riferimento per la cultura e la creatività della Sicilia a sostegno di tutti i siciliani nel mondo. Infine, attraverso un progetto che sto portando avanti con Davide Morici e Giovanni Callea, i due fondatori dell’Associazione Io Compro Siciliano – il Made in Sicily, realizzerò un albero a tutto tondo alto circa quattro metri, tutto in terracotta maiolicata con lastre in pietra lavica, anch'esse maiolicate.
La tua performance con maestro giapponese Nakaijma Hiroyuky è diventata l'icona della tua esperienza nel paese del Sol levante. Davvero il linguaggio dell'arte è universale?
Grazie al grande entusiasmo della Console Generale d’Italia a Los Angeles, Raffaella Valentini, che ha accolto il progetto del Made in Sicily, dopo aver presentato l’Albero delle Radici al Villaggio Italia realizzato nel porto di Los Angeles, grande successo ha avuto “Torna a Casa” e “Il Simposio degli Dei” di Marco Savatteri Production. La prima è una performance narrativa unica, un invito simbolico e una celebrazione dedicata agli emigrati italiani nel mondo, un richiamo alle proprie radici. L’evento ha visto la partecipazione di 18 performer tra ballerini, cantanti, attori e acrobati. La loro esibizione ha rappresentato un viaggio emozionale verso le proprie origini, rappresentando in musica la tragedia della Triangle Shirtwaist Factory a New York nel 1921.
La seconda parte ha visto la rappresentazione omerica del viaggio di Ulisse che ritorna a casa nella sua amata Itaca. Inoltre, è stato firmato, insieme a tante autorità del posto, il Libro delle Radici, il cui primo firmatario è stato Celestino Drago, chef originario di Galati Mamertino, simbolo della cucina siciliana ed italiana in California. Tra i firmatari ci sono stati anche Giuseppe Lai, Comandante della nave Amerigo Vespucci, Vincenzo Andronaco da Amburgo, Peppe Cappellano da Rotterdam, Alessandro Miceli da Dubai, il sottosegretario Valentino Valentini, il presidente nazionale dell’UNPLI Antonio La Spina, lo scultore Jago e molti altri.
Al Villaggio Italia a Tokyo, l’appuntamento è stato un abbraccio culturale tra Oriente e Occidente: il Made in Sicily ed Enit hanno presentato la performance artistica del maestro giapponese Nakajima Hiroyuki e del sottoscritto. Un evento unico nel suo genere che ha unito due mondi artistici, distanti ma accomunati da un profondo rispetto per le radici culturali: la tradizione giapponese della calligrafia e la secolare arte della ceramica artistica siciliana. La performance è in continuità con quanto realizzato a Los Angeles, con la presentazione del Libro delle Radici. A Tokyo abbiamo lavorato sull’incontro e lo scambio di radici diverse eppure fortemente compatibili. Il tema delle radici è centrale anche nel dibattito giapponese. Questa performance ha rappresentato un vero e proprio abbraccio culturale tra Italia e Giappone, un momento di contatto artistico che celebra le radici e le tradizioni di due culture millenarie, proiettandole nel presente con uno sguardo verso il futuro.
Il mio intervento artistico ha trovato le sue radici nei colori e nei decori della Sicilia, soprattutto in quelli arabo-spagnoli. L’obiettivo della mia performance è stato quello di far emergere con passione che l’origine delle forme e dei colori del mio intervento artistico è strettamente connessa alle mie radici siciliane.
La Sicilia è la tua terra d'origine ma il mondo intero sta diventando il tuo terreno espressivo: hai altri progetti che ti porteranno oltre mare?
Nato in Sicilia, a Motta d’Affermo, nel 1969, mi sono specializzato in scultura e progettazione del design ceramico, oltre che in decorazione di ceramica artistica. Sono profondamente legato al mio territorio e alla tradizione della ceramica di Santo Stefano di Camastra (ME), dove insegno presso il Liceo Artistico Regionale “Ciro Michele Esposito”. Le mie opere sono state esposte sia in Italia che all’estero. Inoltre, mi sono avvicinato molto alla cultura siciliana e alla tecnica Raku, che esprime l’essenza Zen dell’imperfezione, praticandola intensamente. Tutto questo è diventato per me un terreno espressivo che mi ha portato anche in Cina, e che oggi mi vede impegnato in una bellissima avventura con il Made in Sicily, a seguito del Tour Mondiale 2023-2025 della nave scuola Amerigo Vespucci.
Durante le trasferte che hanno dovuto affrontare le tue ceramiche hai vissuto alcune disavventure che, però, hanno avuto un lieto fine. Esattamente cosa è successo?
Il 26 agosto, al Villaggio Italia a Tokyo, ha avuto luogo una performance artistica che ha visto la collaborazione tra me e il maestro giapponese Nakajima Hiroyuki. L’Italia abbraccia il Giappone, un evento pensato per dare una rappresentazione visiva della collaborazione tra due popoli e due Paesi apparentemente lontani, ma estremamente affini. Un momento di contatto artistico che celebra le radici e le tradizioni di due culture millenarie, proiettandole nel presente con uno sguardo verso il futuro. L’evento è stato prodotto dal Made in Sicily in collaborazione con Enit, a cura di Giovanni Callea e Davide Morici.
In occasione della performance, la presenza della ceramica al Villaggio Italia a Tokyo è stata una grande opportunità per dare visibilità e valore a un settore molto importante per la Sicilia. Queste sono state anche le parole dell’onorevole Edy Tamajo, assessore delle Attività Produttive della Regione Siciliana, che ha parlato di radici, ma anche del futuro della nostra terra.
Durante i giorni della permanenza a Tokyo, due piatti del Vespucci e una testa di moro si sono rotti accidentalmente. Pertanto, abbiamo subito contattato un’esperta di Kintsugi, Jka Aya, che con molta cortesia e la sua enorme cura ci ha ospitati nel suo laboratorio per oltre sei ore per riparare i due piatti del Vespucci. L’iniziativa è nata dal racconto della metafora utilizzata dal maestro Hiroyuki, che, attraverso la tecnica del Kintsugi, ripara con l'oro tutto ciò che è porcellana o ceramica artistica rotta, conferendole un notevole valore simbolico. La stessa cosa è stata fatta con la testa di moro.
Per me, Davide e Giovanni, l’incontro con il maestro Hiroyuki è stato reso memorabile proprio dall'incontro con persone come Jka Aya, dal loro amore per la propria cultura e dalla grande curiosità verso altre culture.
Da qualche tempo si è avviata una proficua collaborazione con Il Made in Sicily, iniziativa che vuole promuovere le eccellenze siciliane nel mondo. Quali i progetti che nasceranno da questa sinergia?
Con il team de il Made in Sicily stiamo lavorando con grande entusiasmo sul progetto Torna a casa, un rientro alle proprie radici da parte dei tantissimi siciliani che vivono all'estero ma che hanno mantenuto saldo il loro rapporto con la terra d'origine. Nello sviluppo dell'entusiasmante progetto è prevista la nascita del Museo del Made in Sicily che che sorgerà a Palermo.
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Riccardo Zingone 16/01/2026
Gente di Halaesa Nebrodi: Chiara Dimaggio e la sua Domus Immobiliare
A tu per tu con Chiara Dimaggio, giovane e brillante agente immobiliare che opera nel territorio di Halaesa Nebrodi.
Attraverso la sua Domus agenzia immobiliare sta realizzando il suo sogno nel cassetto: rendere felici le persone con cui viene a contatto trasferendo loro il suo sorriso contaggioso.
Uno dei suoi slogan recita: La Vita di porta in luoghi inaspettati, l'Amore ti porta a Casa e Chiara, interpretando con eccezionale entusiasmo questa mission, ha trovato la casa a tantissime persone-italiane e straniere-alle quali, prima di ogni cosa, ha fatto conoscere il territorio, la sua anima e le persone che lo abitano, aggiungendo uno straordinario valore aggiunto al suo delicato e nevralgico lavoro.
Chiara, cosa ci fa un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale turistico?
A una prima lettura, il ruolo di un agente immobiliare all’interno di un gruppo di marketing territoriale a vocazione turistica potrebbe sembrare distante. In realtà, non lo è affatto.
La presenza di un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale non è una semplice formalità: è un valore aggiunto. Sono fermamente convinta che quando cresce un paese, crescono tutte le attività ad esso connesse.
L’obiettivo cardine del GMT™ Halaesa Nebrodi è la promozione del territorio della Valle dell’Halaesa, e su questo fronte il gruppo sta svolgendo un lavoro eccellente.
Una promozione così ampia non può che portare benefici anche a un’attività come la mia, che da anni investe tempo, energie e passione nella valorizzazione del territorio.
Il tuo è un percorso giovane, ma ricco di esperienza nel settore immobiliare
La mia attività è giovane, così come lo sono io. Ho aperto la mia agenzia immobiliare a soli 22 anni.
Ricordo con piacere cosa mi ha spinto a intraprendere questa avventura. Stavo preparando le ultime tre materie per conseguire la laurea triennale quando, in un momento di forte stress, decisi di cambiare direzione. Fu grazie a una riflessione di mio padre che scelsi di frequentare il corso da agente immobiliare.
Da lì si è aperto un mondo: il mio mondo.
Mi sono abilitata alla professione, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Pubbliche Amministrazioni.
Le lauree oggi sono appese al muro, perché la passione per il mio lavoro ha preso il sopravvento e cresce giorno dopo giorno.
Se oggi sono quella che sono, lo devo alla professionalità e alla dedizione con cui svolgo questo lavoro.
Da quasi 11 anni realizzo i sogni delle persone e spero di poter continuare a farlo per tantissimi anni ancora.
Che ruolo svolgi nel GMT Halaesa Nebrodi: puoi tracciare un bilancio e quali sono le prospettive future
Ho sposato fin da subito il progetto del GMT™ Halaesa Nebrodi e le idee del suo ideatore, Andrea Succi.
Sin dal primo incontro sono rimasta colpita dal suo spirito, dalla sua determinazione e dalla voglia di dare un contributo concreto.
Il GMT™ opera in un territorio che purtroppo negli ultimi anni ha vissuto un forte spopolamento e una regressione economica e sociale. Tuttavia, il gruppo è formato da giovani imprenditori e professionisti che credono profondamente nelle potenzialità del luogo in cui vivono.
In questi due anni, attraverso il lancio del sito web, la partecipazione alla recente BTE di Palermo, la costante promozione sui social e la creazione dei primi pacchetti viaggio, il GMT™ ha contribuito a far conoscere il territorio e il suo obiettivo principale: far crescere e migliorare tutto il comprensorio nebro-alesino.
Ci riusciremo?
Sì, ne sono certa.
Possiamo fare di più?
Assolutamente sì. Si può e si deve sempre migliorare, ma abbiamo tutte le capacità per farlo.

Social media e immobiliare: metterci la faccia paga
La crescita della mia attività è stata fortemente influenzata da una presenza costante ed efficace sui social media.
Lo dico e lo ripeterò sempre: oggi i social sono determinanti per la crescita e l’immagine di un’attività.
Un tempo si utilizzavano i giornali; oggi tutto passa dai social network, e io ho sposato pienamente questo cambiamento.
Attraverso i video racconto gli immobili, ma spesso anche le storie di chi li ha vissuti. Racconto il territorio, con particolare attenzione a Tusa, il paese dei miei nonni, il luogo della mia infanzia e del mio cuore.
Grazie a questo lavoro – e me ne prendo il merito – nel comune di Tusa le compravendite sono aumentate in maniera esponenziale e oggi il paese è conosciuto anche a livello internazionale.
Metterci la faccia è fondamentale: le persone vogliono sapere a chi si affidano. Un logo crea distanza; io invece costruisco relazioni basate su fiducia, amicizia e rispetto.
Cosa ti aspetti dal territorio e cosa si può migliorare
Uno dei miei più grandi desideri è vedere rifiorire i piccoli borghi.
Immagino paesi pieni di vita, persone, attività commerciali e locali animati.
Vorrei che anche chi ci vive quotidianamente facesse un passo in più per promuoverli, abbellirli e valorizzarli.
Mi auguro che le amministrazioni locali possano intervenire con piccole migliorie che, nel tempo, potrebbero fare una grande differenza.
Sono molto fiduciosa e soprattutto propositiva.
Chissà, magari il nostro gruppo, unendo le forze, riuscirà a compiere passi da gigante e a sorprendere il territorio che ci circonda.
Invito chiunque voglia contribuire alla crescita del territorio ad avvicinarsi al Gruppo di Marketing Territoriale: insieme possiamo fare grandi cose.
Riccardo Zingone 02/12/2025
Gente di Halaesa Nebrodi: Luciano Catania tra razionalità e verve umoristica
Nel vasto panorama di personalità che popolano i nostri luoghi e che, passo dopo passo, si sono conquistate un meritatissimo spazio di notorietà, spicca indubbiamente la figura di Luciano Catania, classe 1964. Forte di una lunga esperienza come segretario comunale iniziata in Piemonte e proseguita in vari comuni siciliani, è arrivato a ricoprire, dal 2019, il ruolo di segretario generale presso il comune di Enna.
Giornalista pubblicista dal 2023, è autore di numerose pubblicazioni sulla fiscalità degli enti locali, ha partecipato a numerosi corsi e convegni in materia ed è direttore scientifico del quindicinale de Il Sole 24 Ore ll Bollettino della Regione Sicilia.
Tuttavia, c'è un altro lato di Luciano che negli ultimi anni sta emergendo con sempre maggiore forza: una componente della sua personalità che io conosco bene, avendo condiviso con lui un lungo percorso scolastico e di antica amicizia. Si tratta della sua vena di scrittore umoristico.
Questa profonda passione, unita a un'indiscutibile inclinazione alla scrittura, lo ha portato a pubblicare Ameno – Considerazioni semiserie ed altre amenità (2022), Gente di un altro ero – Racconti bizzarri di una umanità smarrita (2023) e Gente di un altro ero(t)ismo – Racconti bizzarri su eroi non epici e trasgressori inattesi (2025).
I racconti "Ero un moderato" e "Ero una pessima persona", entrambi contenuti in Gente di un altro ero, hanno vinto il primo premio rispettivamente al Concorso Dacia Maraini 2023 e al Concorso Premio Piemonte Letteratura 2023. Con il racconto "L'artista dilettante", tratto dalla sua ultima opera, è entrato nella rosa dei finalisti del Premio Letterario Nazionale San Bonifacio.
Luciano: segretario comunale, esperto di tributi e autore affermato di racconti umoristici. L’aggettivo che più sembra rappresentarti è “eclettico”, poiché ti muovi con naturalezza in ambiti che, a prima vista, appaiono molto diversi tra loro. Ma queste realtà sono davvero così distanti, oppure esiste un filo conduttore che, in profondità, le unisce?
In materia di fiscalità o di diritto degli enti locali c’è poco da sorridere. Sebbene la fiscalità e il diritto degli enti locali siano materie complesse e raramente fonte di leggerezza, ciò che le attraversa è sempre l’umanità delle persone con cui mi confronto ogni giorno. Sono loro, con le loro difficoltà, le loro reazioni e le piccole grandi battaglie con la burocrazia, a offrire inconsapevolmente spunti che si trasformano in racconti umoristici. In questo senso, il filo conduttore non è nelle materie, ma nello sguardo: la capacità di osservare la dimensione umana anche dentro i contesti più tecnici e di coglierne il lato ironico, senza mai perdere rispetto per le persone.
Con il tuo ultimo racconto, Gente di un altro ero(t)ismo, hai inaugurato il tour di presentazioni a Milazzo lo scorso 30 novembre.
Sulla scia del successo di Gente di un altro ero, anche in questa nuova raccolta approfondisci l’umanità e le fragilità dei personaggi. Quanto c’è di invenzione narrativa nei tuoi racconti e quanto, invece, deriva da esperienze reali o situazioni vissute in prima persona?
Del mercurio si dice che è il più solido dei liquidi ed il più liquido dei solidi, delle mie storie posso dire che sono i più autobiografici tra i racconti di fantasia e i più inventati tra i racconti reali. Non c’è un racconto che narri una storia vera, ma non ne esiste uno che non abbia uno spunto preso dalla realtà. Alcuni spunti vengono dalla cronaca (i fotografi erotici che ritraggono le mogli a loro insaputa e ne pubblicano le foto sexy, o la boxeur che deve combattere con una rivale mascolina), altri da un ambito più familiare o amicale, altri ancora dall’osservazione della realtà. Dentro i miei racconti c’è molto della mia Mistretta vissuta principalmente nella fine del secolo scorso, ma anche dei paesi e delle città in cui ho abitato o semplicemente lavorato (ormai sono diventati davvero molti, forse troppi). Ci sono gli oggetti della mia adolescenza (gli occhiali reclamizzati dall’Intrepido che avrebbero dovuto far vedere le donne nude), le persone che ho incontrato, c’è il mio amore per il tennis, ci sono le persone a cui voglio bene, c’è la mia vita. Nessuna storia, però, è vera.
Nel corso della tua lunga esperienza di segretario comunale hai lavorato in contesti amministrativi molto diversi, incluse le aree interne della Sicilia, dove lo spopolamento e il declino sociale e culturale rappresentano temi particolarmente critici. Quali impressioni hai maturato durante il tuo percorso professionale e quali iniziative hanno adottato i Sindaci con cui hai collaborato per contrastare queste dinamiche?
Nel mio percorso ho osservato come lo spopolamento nelle aree interne della Sicilia non sia solo un dato demografico, ma un fenomeno che incide profondamente sulla vitalità sociale e culturale delle comunità. Lo spopolamento demografico innesca un progressivo impoverimento culturale, perché riduce la domanda e la sostenibilità di servizi e presìdi sociali. La chiusura di scuole, luoghi di incontro, cinema e teatri priva le comunità di spazi di formazione e socializzazione. Così i territori perdono vivacità, opportunità e capacità di trasmettere il proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni. I Sindaci con cui ho collaborato hanno puntato sulla valorizzazione del patrimonio identitario e sostegno alle piccole imprese. Importanti sono stati anche gli interventi per migliorare i servizi essenziali e favorire il rientro dei giovani. Queste iniziative, pur tra molte difficoltà costituite principalmente da bilanci asfittici che non permettono politiche di ampia veduta, hanno contribuito a riattivare fiducia e partecipazione nelle loro comunità.
Il progetto di marketing territoriale del GMT™️ Halaesa Nebrodi, nato due anni fa, mira allo sviluppo turistico attraverso un percorso di rigenerazione delle comunità locali. L’idea di fondo è che, prima ancora di parlare di turismo, sia necessario preparare adeguatamente operatori, amministratori e cittadini, grazie anche a figure professionali come il Manager temporaneo di destinazione e il Coordinatore turistico territoriale. Come giudichi questo approccio formativo, partecipativo e strutturato dal punto di vista professionale?
Ritengo l’approccio del GMT™️ Halaesa Nebrodi particolarmente solido e lungimirante, perché riconosce che lo sviluppo turistico sostenibile nasce prima di tutto da una comunità preparata e consapevole. La formazione di operatori, amministratori e cittadini, affiancata da figure professionali dedicate, consente di costruire una visione condivisa e di consolidare competenze spesso carenti nei piccoli territori. Questo percorso partecipativo e strutturato crea le basi per un modello di gestione della destinazione più efficace, coordinato e capace di generare valore duraturo.
L’offerta turistica non può essere improvvisata: richiede professionalità, pianificazione e competenze elevate per risultare credibile e sostenibile. In un settore segnato da forte competitività, solo operatori preparati sanno valorizzare davvero le risorse del territorio e differenziarle rispetto ai concorrenti. Per questo la formazione e il coinvolgimento di figure qualificate diventano elementi imprescindibili di ogni strategia di sviluppo turistico.
Il modello proposto alle sette comunità del territorio punta a valorizzare le identità locali – i singoli “campanili” – lavorando al contempo a un progetto condiviso che porti alla nascita di una nuova destinazione turistica denominata Halaesa Nebrodi. Qual è la tua valutazione su questa strategia, anche alla luce della tua lunga esperienza all’interno della Pro Loco di Mistretta?
La strategia che valorizza le identità dei singoli “campanili” all’interno di una visione unitaria come Halaesa Nebrodi mi sembra particolarmente efficace. Nella mia esperienza con la Pro Loco di Mistretta, che ormai è vecchia di decenni, ho visto come ogni comunità custodisca patrimoni culturali, tradizioni e risorse uniche, che però da sole faticano a imporsi sul mercato turistico. Lavorare insieme, senza rinunciare alle specificità locali, permette di costruire un’offerta più ricca, riconoscibile e competitiva, capace di attrarre visitatori e generare benefici diffusi. È un modello che richiede dialogo e coordinamento, ma che può davvero trasformare i campanili in punti di forza di una destinazione condivisa.
Ritorniano alla tuo ultimo lavoro: perché nel titolo del libro c'è una "t" che balla un po'? Sembra una consonante perplessa. Nel tuo libro parli di eroismo o di erotismo?
La “t” che balla nel titolo non è un errore, in realtà oscilla perché si trova esattamente a metà strada tra eroismo ed erotismo e non sa bene in quale storia infilarsi. Diciamo che è una “t” indecisa, ma con molta personalità: tenta di aggiungere un pizzico di pepe alla raccolta di racconti, ma senza diventare mai licenziosa o pruriginosa. L’erotismo raccontato nel libro è tenero, paradossale e persino comico.
Riccardo Zingone 16/08/2025
Mario Biffarella e Rimembranze a cinque anni dalla sua scomparsa
Credo che Mario ieri sera si sia divertito un mondo. Lui, che ha sempre sostenuto che i morti non muoiono mai completamente, ma ci osservano dall'aldilà, da un'altra dimensione, l'ho visto seduto sugli scalini di casa sua, in una viuzza vicino alla Chiesa di Santa Caterina a Mistretta. Stava osservando, ci stava osservando e si stava osservando.
Il suo sguardo furbo, profondo e dolce allo stesso tempo si posava, incuriosito come quello dei folletti che amava dipingere, sulle espressioni di chi, a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, aveva deciso di accogliere l'invito di familiari e amici a partecipare a una fresca serata d'agosto dedicata non alla sua commemorazione, ma al suo ricordo.
Si è divertito un mondo, dicevo. L'ho notato quando si sbellicava dalle risate ascoltando le parole del suo fraterno amico Tatà. Crescere insieme a una persona, condividerne le battaglie, le passioni, le scelte audaci e controcorrente, i successi e gli insuccessi, rappresenta l'humus su cui germoglia, cresce e matura un'amicizia sincera, profonda e senza tempo. Per questo motivo Tatà, nel raccontare Mario, non ha potuto fare a meno di raccontare se stesso. E viceversa. Mario, seduto su quei scalini, rideva e Tatà sorrideva, tra un aneddoto e l'altro, mentre ci parlava di Mario ragazzo, Mario artista, Mario filosofo, Mario politico, Mario "comunista", Mario scrittore, Mario uomo.
A un certo punto, però, l'espressione divertita di Mario è cambiata, diventando più raccolta. La scena stava cambiando e anche Mario stava cambiando. Il figlio Alvaro ha imbracciato la chitarra, si è sistemato il microfono e, insieme a Valentina, ha cominciato a intonare le prime note de La canzone di Marinella, di quel De André che Mario, tanto tempo prima, aveva fatto conoscere al proprio figlio.
Mario aveva cantato De André più e più volte in casa, durante gli "schiticchi", forse anche con il suo gruppo Gli Elfi, ma adesso, sentirlo cantare da Alvaro, lo commuove e, allo stesso tempo, lo compiace. "È proprio bravo Alvaro", pensa tra sé e sé, mentre la magia della musica si diffonde lungo lo stretto vicolo affollato di gente. Poi lo vedo scendere le scale e suonare l'ultima strofa insieme:
"Questa è la tua canzone, Marinella Che sei volata in cielo su una stella E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose."
Mentre Alvaro e Valentina continuano la loro performance musicale, Mario, Liria e Ferruccio ci accompagnano su per le scale in quello che ora è un piccolo museo. Raccoglie dipinti, bozzetti, scritti e documenti vari prodotti da Mario durante la sua lunga vita artistica, gelosamente custoditi dalla famiglia in quello scrigno di cultura materiale e immateriale che Tatà vorrebbe far diventare una Fondazione. È il laboratorio-studio dove Mario liberava la sua eccezionale sensibilità artistica, il suo pennello ironico, sarcastico, dissacratore, audace e affascinante, ma anche dolce. Mi hanno sempre colpito i colori, le figure dipinte dall'aspetto quasi fotografico, simboli e simbolismi, gnomi, rospi, libri aperti, volti.
La mostra Rimembranze sarà aperta anche oggi, 16 agosto, dalle 19:00 in poi. Se scrutate con attenzione, Mario sarà ancora lì a osservare, a osservarci, a osservarsi.
Per approfondimenti http://www.mistretta.eu/Speciale%20Mario%20Biffarella.html
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