Parco dei Nebrodi,Il soccorso cinofilo sceglie Mistretta: addestramento concluso alla Valle delle Cascate, ai piedi di Ponte Zupardo
Due giorni di esercitazioni tra i boschi del Parco dei Nebrodi per i binomi di CSEN Cinofilia da Soccorso. La prova finale si è svolta nella spettacolare Valle delle Cascate, uno dei luoghi naturalistici più suggestivi del territorio
Halaesa Nebrodi 26/07/2026 0
Mistretta, i Nebrodi si sono confermati palestra d'eccellenza per il soccorso cinofilo. Un territorio incline non solo al turismo esperienziale ma anche alla formazione.
I boschi dei Nebrodi hanno confermato ancora una volta la loro straordinaria vocazione non solo ambientale, ma anche formativa. Nel fine settimana del 25 e 26 luglio, il territorio di Mistretta ha ospitato le esercitazioni pratiche del corso organizzato da CSEN Cinofilia da Soccorso, trasformando sentieri, vallate e aree boschive in un grande laboratorio operativo dedicato alla ricerca di persone disperse.
L'iniziativa ha richiamato aspiranti istruttori e unità cinofile provenienti dalle province di Messina e Palermo, offrendo loro un ambiente naturale che, per caratteristiche morfologiche e varietà del paesaggio, rappresenta uno dei contesti più idonei del Sud Italia per questo tipo di addestramento.
Un'attività altamente specialistica che, oltre al valore tecnico e formativo, ha messo in evidenza come il patrimonio naturalistico dei Nebrodi possa diventare anche un'importante risorsa per un turismo esperienziale e professionale, capace di attrarre operatori, associazioni e corsisti da tutta Italia.
L'intervista a Nino Ligato: "Il vero soccorso nasce dal binomio uomo-cane"
A coordinare le attività è stato Nino Ligato, presidente dell'associazione Dog Trapping, responsabile delle unità cinofile di un nucleo di Protezione Civile calabrese e istruttore con una lunga esperienza maturata sia in Italia che all'estero, con missioni operative in Albania, Turchia e numerosi interventi durante terremoti e alluvioni.
Durante il corso abbiamo raccolto la sua testimonianza.
«Il nostro lavoro si basa sul binomio cane-conduttore», ha spiegato. «Il cane è il primo protagonista della ricerca grazie alle sue straordinarie capacità olfattive, mentre il conduttore interpreta il suo lavoro e coordina tutta l'operazione. È una collaborazione costruita su fiducia, addestramento e perfetta sintonia.»
Ligato ha spiegato come un cane possa ispezionare in tempi molto rapidi vaste superfici.
«Un solo cane può setacciare circa cinque ettari in quaranta minuti o un'ora. Naturalmente tutto dipende dalla preparazione dell'animale, dalla conformazione del territorio, dalle condizioni climatiche e dall'esperienza del conduttore.»
Due anni di addestramento per costruire una squadra
Dietro ogni intervento operativo si nascondono anni di lavoro.
«Per formare un'unità cinofila servono mediamente due anni. Tutto inizia dalla scelta del cucciolo. Bisogna saper leggere le sue caratteristiche naturali: equilibrio, socialità, voglia di giocare e forte motivazione al lavoro sono qualità fondamentali.»
L'istruttore ha inoltre sottolineato come non siano soltanto le razze più conosciute a garantire i migliori risultati.
«Anche un meticcio può diventare un eccellente cane da ricerca. Abbiamo lavorato con cani recuperati dalla strada che hanno dato risultati sorprendenti. Molto dipende dall'occhio del conduttore e dalla capacità di valorizzarne le predisposizioni.»
Durante il corso sono stati effettuati anche test attitudinali sui cuccioli, utili a individuare precocemente le caratteristiche più adatte al lavoro operativo.
L'istinto naturale diventa uno strumento di salvataggio
Ligato ha illustrato anche il principio sul quale si fonda l'addestramento.
«Noi lavoriamo sugli istinti ancestrali del cane, trasformando il comportamento naturale della caccia in uno strumento di ricerca. Per il cane il disperso diventa la "preda" da individuare. Quando lo trova lo segnala abbaiando; a quel punto interviene il conduttore che presta il primo soccorso e coordina tutte le operazioni successive.»
Un addestramento che consente all'animale di mantenere la concentrazione anche in scenari particolarmente complessi.
«Durante un'emergenza ci possono essere rumori, mezzi di soccorso, fotografi e tante persone. Il cane deve ignorare tutto e concentrarsi esclusivamente sulla ricerca.»
Cani da superficie e cani molecolari: due specialità complementari
Tra gli argomenti affrontati anche la differenza tra il cane da superficie e il cane da mantrailing, conosciuto anche come cane molecolare.
«Sono due discipline completamente diverse», ha spiegato Ligato. «Il cane molecolare segue la traccia olfattiva lasciata da una specifica persona, mentre il cane da superficie esplora un'intera area alla ricerca della presenza umana.»
Le due specialità, però, lavorano spesso insieme.
«Il cane molecolare restringe l'area di ricerca e il cane da superficie completa la bonifica del territorio. È una collaborazione che aumenta notevolmente l'efficacia delle operazioni.»
Un progetto che guarda al futuro
Il corso ha rappresentato una tappa del più ampio progetto promosso da CSEN Cinofilia da Soccorso, che punta a rafforzare la formazione specialistica in Sicilia e a fare dell'Isola un punto di riferimento nazionale nel settore.
Agli esami teorico-pratici conclusivi ha preso parte anche il Responsabile Nazionale di CSEN Cinofilia da Soccorso, confermando l'importanza attribuita al percorso formativo.
È stato inoltre annunciato che, alla fine di settembre, prenderà il via un nuovo corso dedicato al Mantrailing operativo, disciplina sempre più richiesta nelle attività di Protezione Civile e nella ricerca di persone scomparse.

Mistretta e i Nebrodi sempre più luogo di formazione
La scelta di Mistretta non è stata casuale. Boschi, sentieri, vallate e aree impervie hanno offerto uno scenario estremamente realistico per l'addestramento delle unità cinofile, confermando le straordinarie potenzialità del territorio anche per ospitare eventi formativi di rilievo nazionale.
I binomi che hanno partecipato alla formazione sono stati: Angela Zucco con Kira, Anna Gugliotta con Nevada, Elisa Meneghini con Jenny e Danilo La Via con Nina.
Determinante è stato il lavoro svolto da Danilo La Via, gestore dell'allevamento La Casa dei labrador e autentico punto di riferimento della cinofilia dei Nebrodi, che ha promosso l'organizzazione dell'iniziativa proponendo il territorio in cui vive e lavora come luogo perfetto per effettuare l'addestramento dei cani da soccorso.
Manifestazioni come questa dimostrano come i Nebrodi possano proporsi non soltanto come meta di turismo naturalistico, ma anche come destinazione per attività formative, sportive e professionali legate all'ambiente, capaci di generare nuove presenze e valorizzare il patrimonio del territorio durante tutto l'anno.
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halaesanebrodi 08/07/2024
Tusa-Summer school archeologica -15-16 luglio
Torna la “Summer school archeologica”: un occasione per i ragazzi di imparare divertendosi!
15 e 16 Luglio dalle 8.30 alle 11.30 presso il sito archeologico di Halaesa.
I partecipanti saranno guidati e accompagnati dai professori delle Università di Messina, Oxford e Amiens.
Le iscrizioni dovranno pervenire all’ufficio Servizi Sociali del Comune di Tusa entro e non oltre Venerdì 12 Luglio
Riccardo Zingone 19/08/2024
Mistretta patrimonio dell'umanità, lo scossone di Luciano Mirone
In queste calde, caldissime giornate a cavallo di Ferragosto, arriva da Luciano Mirone, noto giornalista e scrittore di Belpasso, un articolo ricco di contenuti e destinato a suscitare interesse e dibattito all'interno della comunità amastratina, ma non solo: proporre la città di Mistretta come Patrimonio dell'umanità e quindi avviare l'iter per il suo inserimento nella World Heritage List della Convenzione sul patrimonio dell'umanità, adottata dalla Conferenza generale dell'UNESCO nel 1972.
Prima di addentrarmi nel contenuto dell'articolo voglio ricordare, a chi non lo sapesse, che Luciano Mirone è il Direttore del quotidiano online L'informazione.eu, è autore di numerosi libri e saggi, tra cui l'ultimo libro-inchiesta dedicato alla misteriosa morte del commediografo catanese Nino Martoglio. Nella sua lunga attività di giornalista, ha scritto per l'edizione trapanese del Giornale di Sicilia e si è formato professionalmente collaborando con Giuseppe Fava ne I Siciliani, instaurando anche rapporti lavorativi con il Venerdì di Repubblica, Oggi e La Repubblica.
Nel 2000 fonda il periodico L'Informazione che, nella sua versione online, diventa un quotidiano con l'obiettivo puntato sui fatti di cronaca, politici e di costume siciliani e nazionali.
Portano la sua firma diversi libri e approfondimenti legati a fatti di mafia, tra i quali citiamo Un 'suicidio' di mafia. La strana morte di Attilio Manca, a testimonianza dell'acuto spirito investigativo e del taglio da giornalista d'inchiesta puro, caratteristiche che hanno spesso connotato i suoi scritti. Mirone, dunque, è uno scrittore a tutto tondo i cui interessi spaziano dalla saggistica, all'attualità, alla politica e, come si diceva in apertura, anche alle vicende legate a fatti inerenti la sua terra: la Sicilia.
Mirone ama spesso citare Mistretta definendola una città che porta dentro il cuore, tant'è che due dei suoi ultimi libri, Il set delle meraviglie e Il caso Martoglio, sono stati presentati, su desiderio dell'autore, anche nella cittadina nebroidea, luogo dove il padre ha lavorato come Carabiniere e nella quale Luciano ha vissuto la sua infanzia, intessendo con essa un profondo e duraturo legame emozionale. Un po' come quelle amicizie sincere che sconfiggono il tempo e le distanze.
Conosco Luciano Mirone da diversi anni e ne ho sempre apprezzato e condiviso l'amore per un borgo che ha incrociato per caso nei primi anni della sua vita, ma, come spesso accade, ha comunque lasciato dentro il suo cuore, la sua anima, segni ben più profondi e duraturi.
Oggi Luciano torna a parlare della sua Mistretta, lanciando alle istituzioni e alle energie positive del centro nebroideo, ma anche del territorio, una proposta coraggiosa e, per certi aspetti, dirompente: pensare Mistretta come Patrimonio dell'Umanità.
Non mi meraviglia affatto, anzi ne comprendo abbastanza bene le ragioni, che una proposta così importante, impegnativa e ricca di prospettive arrivi da chi, come lui, mistrettese non è, ma proprio per questa ragione è capace di osservare e di osservarci con sguardo lucido e distaccato, "scevro da interessi di parte" - ed aggiunge - "ma animato da criteri oggettivi".
Luciano, nella sua breve ma chiara esposizione, individua alcuni dei criteri posseduti da Mistretta e che potrebbero essere utilli ad accogliere il centro nebroideo nella prestigiosa lista dei Patrimoni dell'umanita: “Essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa”. E ancora: “Costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico o di un paesaggio che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana”, corrispondenti al 3° e 4° punto dei "Criteri culturali".
Ho ragione di ritenere che gli apprezzamenti di cui gode la nostra città siano condivisi da moltissime altre persone che, come Luciano, non vivono stabilmente a Mistretta e tuttavia ne colgono la magia che è capace di restituire quale borgo millenario che trasuda storia in ogni suo vicolo, dietro ogni pietra, sopra ogni tegola, attraverso la narrazione secolare delle sue tradizioni, della sua cultura, della sua identità.
Adesso, lanciato il progetto e lasciato decantare l'entusiasmo (e le perplessità) della prima ora, giunge il momento della riflessione e dell'approfondimento al fine di rispondere alla sollecitazione e comprendere se accogliere l'avvincente sfida o, piuttosto, declinare comodamente l'invito.
Io penso che, tra le righe della proposta di Luciano, vi sia il desiderio, che è anche la necessità, di dare uno scossone a Mistretta e al suo territorio, di farla uscire da una fase di stallo alla quale pare rassegnata, condizione che tanti di noi colgono, ma che altrettanti, supinamente, accettano.
Che si apra, quindi, un tavolo di discussione serio, articolato e motivato, a cui invitare le giuste competenze del mondo politico, istituzionale, accademico, culturale, associativo, imprenditoriale, religioso e turistico, con lo scopo di vagliare accuratamente la sostenibilità della proposta di Luciano.
Il GMT™ Halaesa-Nebrodi e l'ecosistema tutto di Territori e italianità, la cui missione è lo sviluppo turistico ed economico delle aree interne, non rimangono indifferenti all'appello di Luciano e sin d'ora manifestano il proprio entusiasmo e la propria disponibilità a dare un contributo allo stimolante progetto oggetto dell'articolo, consapevoli della complessità del percorso che, nelle sue indubbie difficoltà, appare comunque percorribile.
Riccardo Zingone 17/09/2026
In Vino Salus: a Lascari un calice racconta le Madonie
Vino come prodotto della terra, ma anche come strumento per conoscere e raccontare un territorio. È stato questo il filo conduttore di “In Vino Salus”, l’evento che il 16 settembre ha animato il Parco Urbano della Pirrera di Lascari, promosso dal Comune di Lascari e organizzato dalla Pro Loco di Lascari, dalla Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio e da ONAV Enna – Sede di Nicosia.
La scelta della Pirrera ha contribuito al fascino della serata. L’antica cava di tufo di Lascari, caratterizzata dalle cavità e dalle gallerie create dall’attività estrattiva e oggi recuperata come spazio urbano, culturale e ambientale, rappresenta essa stessa una testimonianza del rapporto tra uomo e territorio. Un luogo particolarmente adatto, dunque, per parlare di vino, paesaggio e identità.
La Pro Loco di Lascari, da anni impegnata nella valorizzazione della comunità, delle tradizioni locali e nella promozione di iniziative culturali e turistiche, ha contribuito all’organizzazione di una manifestazione capace di richiamare un pubblico numeroso e di trasformare la degustazione in un momento di conoscenza del territorio.
Quattro cantine, quattro espressioni del territorio
Protagoniste della degustazione quattro aziende vitivinicole.
Abbazia Santa Anastasia di Castelbuono, realtà biologica e biodinamica, annovera tra le proprie etichette Passomaggio, Montenero e Litra, quest’ultimo Cabernet Sauvignon in purezza.
Castellucci Miano di Valledolmo, con vigneti di montagna posti tra 700 e 1.050 metri, valorizza in particolare Catarratto e Perricone. Tra le sue produzioni figurano Miano, Shiarà, Perric.One, Maravita, Miano Brut e Nero d’Avola.
Tasca d’Almerita – Tenuta Regaleali, nel territorio di Sclafani Bagni, rappresenta una delle storiche realtà del vino siciliano. Tra le etichette simbolo della tenuta spiccano Rosso del Conte, nato dalla Vigna San Lucio, e Nozze d’Oro, bianco da Inzolia e Sauvignon Tasca.
Infine Tenuta San Giaime di Gangi, espressione della viticoltura d’altura madonita, produce tra gli altri S’23 Syrah, G’25 Grillo, N’22 Pinot Noir, M’22 Nerello Mascalese e P’22 Perricone, oltre a Maqarat.
Quattro aziende diverse per storia, altitudine, vitigni e filosofia produttiva, accomunate dalla capacità di trasferire nel bicchiere le caratteristiche dei luoghi nei quali la vite viene coltivata.
Salvatore Burrafato: degustare un vino significa degustare il territorio
Ad aprire l’incontro è stato Salvatore Burrafato, assaggiatore ONAV, che ha accompagnato il pubblico lungo un percorso di degustazione consapevole.
Il concetto centrale del suo intervento è stato il legame inscindibile tra vino e terroir. Ogni vino nasce infatti dall’interazione di quattro elementi fondamentali: il terreno, il clima e il microclima, il vitigno e l’intervento dell’uomo.
Il vino, dunque, non è semplicemente il risultato di un processo produttivo, ma l’espressione del luogo nel quale nasce. Cambiano il suolo, l’altitudine, l’esposizione e il microclima e cambia anche il modo nel quale uno stesso vitigno riesce ad esprimersi.
Ed è proprio in questa prospettiva che Burrafato ha invitato a vivere la degustazione della serata: attraverso quei vini, in fondo, stavamo degustando le Madonie.

La Strada del Vino riparte: dal prodotto al viaggio
Su questa stessa visione si è innestato l’intervento di Salvatore Cicco, della Tenuta San Giaime e presidente della Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio.
L’associazione, con una storia ormai ventennale, dopo un periodo di stasi ha ripreso nel 2026 il proprio percorso. Una ripartenza che può assumere un significato importante non soltanto per il settore vitivinicolo, ma per l’intero sistema turistico madonita.
Una Strada del Vino, infatti, esprime pienamente le proprie potenzialità quando riesce a trasformare un insieme di eccellenze produttive in un vero itinerario di viaggio.
La cantina diventa allora una tappa di un percorso più ampio che comprende ristorazione, prodotti tipici, strutture ricettive, paesaggi, beni culturali, borghi e comunità. La degustazione può essere affiancata dalla visita al vigneto, dall’incontro con il produttore, da un pranzo legato alla cucina del territorio o dalla scoperta di un luogo normalmente escluso dai circuiti turistici tradizionali.
Ed è qui che la Targa Florio può rappresentare un elemento distintivo straordinario.
Le strade sulle quali nacque una delle competizioni automobilistiche più celebri al mondo possono diventare il filo narrativo attraverso il quale attraversare le Madonie e incontrarne vini, sapori e comunità. Non più, quindi, tre elementi separati, ma un unico racconto: Vino, Cibo e Targa Florio.
La ripresa della Strada può così contribuire a costruire un’offerta turistica riconoscibile e commercializzabile, capace di mettere in rete produttori, ristoratori, strutture ricettive, operatori turistici e amministrazioni locali e, soprattutto, di portare il visitatore a percorrere il territorio, anziché limitarsi a visitare una singola destinazione.
È una prospettiva particolarmente interessante anche per le aree interne, dove il turismo esperienziale può favorire una maggiore permanenza del visitatore e distribuire i flussi verso luoghi e imprese che difficilmente potrebbero raggiungere autonomamente i mercati turistici.

Dalle Madonie verso Nicosia e i Nebrodi occidentali
Questa visione può inoltre superare gli stessi confini geografici delle Madonie.
La collaborazione con ONAV Enna – Sede di Nicosia indica una direttrice interessante verso l’entroterra e i Nebrodi occidentali. Nicosia può rappresentare una naturale cerniera tra territori che condividono paesaggi montani, produzioni agroalimentari, tradizioni e una comune necessità di costruire un’offerta turistica integrata. Alla stessa maniera Mistretta ne può rappresentare la porta di ingresso tirrenica rafforzando quel legame già attivo tra il GMT Halaesa Nebrodi e l'associazione Nicosia di Sicilia, di cui lo stesso Burrafato è il Presidente.
Per il viaggiatore, del resto, i confini amministrativi contano poco. Contano le esperienze, le strade da percorrere e le storie che un territorio riesce a raccontare.
Il saluto di Totò Riolo e la musica del Quartetto Florio
Un momento particolarmente piacevole è arrivato con la telefonata di Totò Riolo, il pilota di Cerda profondamente legato alla Targa Florio e vincitore per undici volte della storica competizione, impossibilitato a partecipare personalmente alla serata.
A conclusione del suo saluto, Riolo ha invitato simpaticamente il pubblico a bere con moderazione, provocando l’inevitabile sorriso dei presenti impegnati proprio in un percorso dedicato alla conoscenza del vino.
Ad accompagnare la manifestazione sono state infine le note del Quartetto Florio, quartetto d’archi siciliano dal repertorio capace di spaziare dalla musica classica alle reinterpretazioni contemporanee di celebri brani pop e rock.
In Vino Salus ha così mostrato come una degustazione possa diventare qualcosa di più: un’occasione per raccontare un paesaggio, le sue produzioni e la sua storia.
Ed è forse proprio questa la sfida della nuova Strada dei Vini e dei Sapori delle Madonie sul percorso della Targa Florio: fare in modo che dietro ogni bottiglia il visitatore scopra un luogo e che, dopo aver conosciuto quel luogo, abbia voglia di mettersi in viaggio per raggiungerlo.
Perché dietro ogni vino c’è un territorio.
E quella sera, alla Pirrera di Lascari, nel calice c’erano le Madonie.