People of Halaesa-Nebrodi: Domenico Boscia (japanese version)
Face to face with Prof. Domenico Boscia ceramist, sculptor, artist and ambassador of Made in Sicily
Riccardo Zingone 21/09/2024 0
ドメニコ、あなたをここまで導いた理由を教えてください。ロサンゼルスと東京はすぐ近くにあるわけではありません。
世界中を旅し、それぞれの歴史、文化、社会生活を持つ特定の場所を訪れることは、多くのアーティストの願望だと私は信じています。私はメイド・イン・シチリーと、世界で最も美しい船であるアメリゴ・ヴェスプッチ号の2023年から2024年のワールドツアーを通じて、この機会を得ることができました。私たちはロサンゼルスにいて、次の目的地はシンガポールで、その後さらに多くの約束をするために東京から最近戻ってきました。各段階で並外れた芸術的経験を積みながら、シチリアの芸術的な陶器のプレゼンテーションを進めています。
国防省、観光省、ビジネス省とメイド・イン・イタリアの相乗効果から、アメリゴ・ヴェスプッチ・ワールド・ツアーによってイタリアの卓越性を伝える初の巡回展示会であるヴィラッジョ・イタリアが誕生しました。感想はいかがですか?イタリアって海外でそんなに人気があるのですか?
去って留まるか、去って戻るか。これは多くのシチリア移民が目的地に到着して以来直面した歴史的とも言えるジレンマです。我が国のさまざまな省庁、特に国防省、外務省、観光省、商務省とシチリア地域 - 生産活動局、地域文化局の間の強い直観から遺産とアイデンティティ、地域農業局、農村開発および地中海漁業局、家族・社会政策・労働局、神殿の谷考古学公園、カターニア市、UNPLI イタリアプロロコ全国協会、および USEF – ヴィラッジョ・イタリアアメリゴ・ヴェスプッチ練習船のワールドツアーのおかげで、さまざまな国のいくつかの港で、イタリアの優れたもの、特にシチリアの優れたものすべてを大きな力と情熱で結集しました。この文脈において、メイド・イン・シチリーは、ブック・オブ・ルーツという非常に野心的なプロジェクトを通じて、シチリアの誇りの象徴となり、世界中のすべてのシチリア人を支援するシチリアの文化と創造性の基準となる候補になります。最後に、イオ・コンプロ・シチリアーノ - メイド・イン・シチリア協会の創設者であるダヴィデ・モリチ氏とジョヴァンニ・カレア氏と一緒に進めているプロジェクトを通じて、高さ約4メートルの全周を石で固めたマジョリカテラコッタの木を作ります。
日本の巨匠中嶋宏行とのパフォーマンスは、日出ずる国でのあなたの経験を象徴するものになりました。芸術言語は本当に世界共通なのでしょうか?
メイド・イン・シチリア・プロジェクトを歓迎した在ロサンゼルスイタリア総領事ラファエラ・ヴァレンティーニ氏の多大な熱意のおかげで、ロサンゼルス港に建てられたヴィラッジョ・イタリアで「根の木」を贈呈し、プロジェクトは大成功に終わりました。『カム・ホーム』と『神々のシンポジウム』マルコ・サバテリ・プロダクションによる 1つ目は、ユニークな物語のパフォーマンス、象徴的な招待状、そして世界中のイタリア移民に捧げられた祝典であり、彼らのルーツを思い出させます。イベントにはダンサー、歌手、俳優、アクロバットなど18人のパフォーマーが参加しました。彼らのパフォーマンスは、1921 年にニューヨークで起きたトライアングル シャツウエスト工場の悲劇を音楽で表現し、原点回帰への感情的な旅を表していました。
第二部では、愛するイサカへ帰るユリシーズの旅をホメロスの表現で表現しました。さらに、ルーツの書は多くの地方自治体とともに署名され、最初の署名者はカリフォルニアのシチリア料理とイタリア料理の象徴であるガラティ・マメルティーノ出身のシェフ、セレスティーノ・ドラゴでした。署名者の中には、アメリゴ・ヴェスプッチ号の船長ジュゼッペ・ライ、ハンブルクのヴィンチェンツォ・アンドロナコ、ロッテルダムのペッペ・カペラーノ、ドバイのアレッサンドロ・ミセリ、事務次官ヴァレンティーニ・ヴァレンティーニ、UNPLI全国会長アントニオ・ラ・スピナ、彫刻家のヤーゴ、そして他にもたくさんいます。
東京のヴィラッジョ・イタリアでは、このイベントはメイド・イン・シチリアという東洋と西洋の文化の融合であり、イーニットは日本の巨匠中嶋宏行と私の芸術的パフォーマンスを披露しました。日本の書道の伝統とシチリアの芸術陶磁器という何世紀にもわたる芸術という、遠く離れていながらも文化的ルーツへの深い敬意によって結びついた2つの芸術世界を結びつけたユニークなイベントです。このパフォーマンスはロサンゼルスで行われたものと継続しており、ブック・オブ・ルーツのプレゼンテーションが行われます。東京では、異なるながらも親和性の高いルーツの出会いと交流に取り組みました。ルーツというテーマは、日本の議論の中心でもあります。このパフォーマンスはイタリアと日本の間の真の文化的抱擁を表しており、二千年の文化のルーツと伝統を讃え、未来を見据えてそれらを現在に投影する芸術的接触の瞬間でした。私の芸術的介入は、シチリア島の色彩と装飾、特にアラブ・スペインの色彩と装飾にそのルーツがあることが分かりました。私のパフォーマンスの目的は、私の芸術的介入の形と色の起源が私のシチリアのルーツと密接に関係していることを情熱的に強調することでした。
シチリア島はあなたの故郷ですが、世界中があなたの表現の地になりつつあります。あなたを海外に連れて行ってくれる他のプロジェクトはありますか?
1969 年にシチリア島のモッタ ダッフェルモで生まれ、彫刻と陶器のデザインおよび芸術的な陶器の装飾を専門としていました。私は自分の地域と、「チロ・ミケーレ・エスポジート」地域芸術高校で教えているサント・ステファノ・ディ・カマストラ(メイン州)の陶芸の伝統に深い愛着を持っています。私の作品はイタリア国内外で展示されています。さらに、私はシチリアの文化と、不完全さの禅の本質を表現する楽の技法に非常に近づき、熱心にこれを実践しました。これらすべてが私にとって表現豊かな地形となり、私を中国へと連れて行ってくれました。そして今日、練習船アメリゴ・ヴェスプッチの2023年から2025年のワールドツアーに続き、私はメイド・イン・シチリアで美しい冒険に参加しています。
あなたの陶器が直面しなければならなかった旅の間に、あなたはいくつかの不幸を経験しましたが、幸せな結末を迎えました。いったい何が起こったのでしょうか?
8月26日、東京のヴィラッジョ・イタリアで、私と日本の巨匠中嶋宏行とのコラボレーションによる芸術的なパフォーマンスが行われました。イタリアは日本を歓迎します。このイベントは、一見遠く離れているように見えますが、非常に似ている2つの国民と2つの国の間の協力を視覚的に表現することを目的として企画されました。 2000年前の文化のルーツと伝統を讃え、それらを未来を見据えて現在に投影する芸術的接触の瞬間。このイベントは、メイド・イン・シチリアが Enit と協力してプロデュースし、ダヴィデ・モリチ氏とジョヴァンニ・カレア氏がキュレーターを務めました。公演の機会に、東京のヴィラッジョ イタリアで陶器が展示されたことは、シチリアにとって非常に重要な分野に注目と価値を与える素晴らしい機会となりました。これはルーツについてだけでなく、私たちの土地の将来についても語ったシチリア地域生産活動評議会議員エディ・タマジョ氏の言葉でもありました。東京滞在中に、ベスプッチのプレート2枚と焦げ茶色のヘッドが誤って割れてしまいました。そこで、私たちはすぐに金継ぎの専門家である ジャカ・アヤ に連絡しました。彼女は、多大な礼儀と細心の注意を払って、2 枚のベスプッチプレートを修理するために、6 時間以上私たちを研究室に受け入れてくれました。この取り組みは、金継ぎの技術を通じて、壊れた磁器や芸術的な陶器をすべて金で修復し、それに注目に値する象徴的な価値を与える巨匠中嶋宏行が用いた比喩の物語から生まれました。ダークブラウンでも同様の作業を行いました。私、ダヴィデとジョバンニにとって、中嶋宏行との出会いは、まさにジャカ・アヤのような人々、彼ら自身の文化への愛と他文化への強い好奇心との出会いによって思い出深いものとなりました。
ここしばらくの間、シチリアの卓越性を世界に広めることを目的とした取り組みであるメイド・イン・シチリアとの実りあるコラボレーションが進行中です。この相乗効果からどのようなプロジェクトが生まれるのでしょうか?
私たちはメイド・イン・シチリアのチームとともに、海外に住みながらも故郷との強い関係を維持してきた多くのシチリア人によるルーツへの回帰であるトルナ・ア・カーサ・プロジェクトに熱意を持って取り組んでいます。エキサイティングなプロジェクトの発展の中で、パレルモに建設されるメイド・イン・シチリア博物館の誕生が予見されています。
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Riccardo Zingone 12/02/2025
Gente di Halaesa-Nebrodi-Alessio Ribaudo
Talvolta si può essere Gente di Halaesa-Nebrodi pur vivendo a oltre 1300 km di distanza. E' ciò che accade a tanti siciliani che, per svariati motivi, vivono fuori dal luogo di origine ed è esattamente ciò che avviene anche con Alessio Ribaudo, stefanese di nascita ma milanese di adozione, giornalista del Corriere della Sera.
Nonostante Alessio viva e lavori a Milano da svariato tempo, in realtà quel sottile filo rosso che lo collega alla sua Santo Stefano di Camastra (ma non solo, come vedremo più avanti) non si è mai spezzato anzi, nel corso degli anni, si è addirittura irrobustito, mantenedo così vivi i legami familiari, affettivi e di appartenenza, fatto-quest'ultimo- che si traduce anche nel non avere "assorbito" più di tanto la cadenza meneghina, condizione che, personalmente, apprezzo molto.
Alessio, il tuo biglietto Santo Stefano-Milano non è mai stato di sola andata. Quanto è forte il legame con la Sicilia?
Senza radici, gli alberi non crescono. Sono nato a Santo Stefano di Camastra. Qui sono nati mia madre, Angela Ciofalo, i miei nonni, i bisnonni e i miei avi fino ai quadrisavoli. Mio padre è di Mistretta, una terra che, almeno dal 1448, è stata patria dei Ribaldo — poi Ribbaudo e infine Ribaudo. Un cognome non è mai solo un cognome: è una storia, una traccia, un testimone passato di generazione in generazione.
A Mistretta, ogni sabato da bambino, la domanda rituale era sempre la stessa: “Ma tu a cu apperteni?”. Non era solo una curiosità; era il passaggio obbligato per essere riconosciuti, compresi. La risposta non era mai banale, non bastava dire il nome del padre. Solo quando dicevo: “U niputi ri ron Luciu ri S’Addiu”, il cerchio si chiudeva, l’identità trovava la sua chiave. A Milano, dove vivo da trent’anni, accade qualcosa di simile. Anche qui, in certi ambienti, si distingue tra i “Milanés de la lengua de Milan” e tutti gli altri.
Anche qui il cognome e il dialetto sono sigilli. Ma la verità è che il legame con la propria terra non si misura in chilometri, si misura in battiti.
I Nebrodi mi hanno visto crescere. Ho amato, riso, sognato in queste terre. Da qui sono partito, qui resta la mia anima. Qui c’è la terra che ha esaltato l’entusiasmo della mia giovinezza. Qui ho imparato a stare con i piedi piantati a terra e lo sguardo rivolto al mare, verso l’infinito che neanche la corona delle Eolie sbarra. Fra i miei 1.611 avi, ricostruiti documentalmente, non ci sono stati solo stefanesi e mistrettesi, ma anche militellesi (Faraci) e sanfratellani (Calderone e Tomasello). C’erano cristiani (Armao, Cannata, Smriglio, Scaduto) ed ebrei (Bartolotta, Giaconia, Giordano, Ortoleva).
Nobili e socialisti, appaltatori e artigiani, armatori e allevatori, imprenditori e agrimensori reali, anticlericali incalliti e alti prelati, sindaci e anarchici. Grandi ricchezze e grandi rovesci.
Insomma, c’era tutta la contraddizione dei Nebrodi. Le porto dentro: nel modo in cui guardo il mare, nei silenzi delle montagne, nella tenacia che mi accompagna ogni giorno.
La scrittura, oltre ad essere il tuo lavoro, è una passione profonda. Da dove nasce?
C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui la passione prende forma. Per me accadde in prima media, quando il mio mitico professore di italiano, Gaetano Gerbino, ci assegnò un compito in classe: scrivere un articolo immaginario. Il suo giudizio fu chiaro: “Si prevede un futuro al Corriere della Sera”. Era il 1986. Quell’estate segnò la mia vita.
Avevo appena compiuto dieci anni quando, per la prima volta, mi misero davanti a un mixer e a un microfono. L’editore, Beniamino Priolisi, mi spiegò con calma: “Con questo cursore abbassi la musica, con questo alzi la voce. Vai.” Dopo alcune prove, pronunciò una frase che non ho mai dimenticato: “Da oggi condurrai il tg dei ragazzi”. Era Radio Incontro.
E in quel momento non pensavo più al caldo infernale di quel locale angusto. Pensavo solo alle parole, a quel brivido di raccontare. Poco dopo passai anche al giornalismo televisivo e alla carta stampata: dal Giornale di Sicilia a Centonove, da Onda Tv ad Antenna del Mediterraneo, passando per Radio Stefanese e Tgs.
Avevo appena quindici anni quando seguii il mio primo duplice omicidio. Conoscevo bene le vittime: un compaesano che correva nei rally e il suo navigatore-meccanico. Non potevo girarmi dall’altra parte, non potevo tacere. Quello è stato l’inizio. Poi Mediaset on Line, Italpress, Il Giornale e infine il grande salto: il Corriere della Sera. Da vent’anni racconto il mondo con la consapevolezza che le parole hanno un peso. Le ho usate per raccontare di mafia, legalità, dissesto idrogeologico. La mia scrittura non è mai stata solo un mestiere. È sempre stata, prima di tutto, una forma di resistenza.
Hai scoperto storie dimenticate. Me ne racconti alcune?
Ci sono nomi che la storia perde. Liborio Ribaudo è uno di questi. Nato a Mistretta nel 1897, credeva in valori oggi rari: onore, dovere, patria.
A vent’anni comandava un plotone durante la Grande Guerra. L’Esercito gli conferì la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dopo la guerra, la vita lo portò in Libia. Era il 1923: la guerra coloniale, il sogno espansionista fascista. Liborio era un ufficiale del Secondo Battaglione Eritreo, sotto il comando di Graziani. Poi arrivò il 27 dicembre. Beni Ulid. Trecento italiani contro tremila ribelli. Liborio, alla testa dei suoi uomini, respinse l’assalto. Fu ferito gravemente. I suoi commilitoni si misero sugli attenti mentre lo riportavano indietro.
Con l’ultimo fiato, si alzò dalla barella e gridò: “Viva sempre l’Italia.” Un’altra Medaglia d’Argento al Valor Militare, ma il suo nome si è sbiadito nei vicoli di Mistretta. Un errore burocratico lo ha collocato a Gela. Ma lui era di Mistretta, e io sogno e ribadisco che il suo nome vada iscritto nel bel Monumento ai Caduti che mio nonno Lucio, con la sua arte, contribuì a erigere.
E poi c’è Maria Ciofalo, giovane partigiana e agente segreta britannica, una figura quasi dimenticata. Operava per lo Special Operations Executive. Una donna coraggiosa, che agiva dietro le linee nemiche, sabotava, spiava. Il mio lavoro è riportare alla luce queste vite e restituire loro il posto che meritano nella memoria collettiva.
Hai ricevuto premi importanti. Il Premio Pio La Torre e il titolo di Siciliano Lombardo dell’Anno 2023. Cosa significano per te?
Significano orgoglio, ma anche una vertigine. Vedere il mio nome accostato all’opera di santi civili come Pio La Torre e Salvatore Carnevale o a grandi magistrati come Antonino Caponnetto è un onore enorme. Questi riconoscimenti non sono solo premi; sono energia pura per continuare un lavoro che è fatica, che richiede dedizione costante. Non si scrive di mafia e legalità per diventare famosi, ma per dare voce a chi non ne ha. Questi premi mi ricordano che il giornalismo non è solo mestiere: è missione, è impegno civile, è responsabilità.
Il GMT™ Halaesa-Nebrodi. Cosa ne pensi?
La memoria di un luogo non sta solo nelle sue pietre o nei suoi documenti, ma in ciò che quelle pietre e quei documenti raccontano, e nel modo in cui noi scegliamo di ascoltarli. Halaesa-Nebrodi è un progetto ambizioso che parte dal presupposto che il passato non debba essere un’ancora che ci trattiene, ma un trampolino che ci proietta in avanti.
Questo significa riconoscere la storia, ma anche darle nuova vita, affinché continui a dialogare con il presente e con il futuro. Bisogna saper ascoltare questo territorio senza imporre, senza forzare.
Lasciare che le pietre, i sentieri, le montagne e il mare raccontino la loro storia. È in quel racconto che si trova il valore unico dei Nebrodi.
Questo progetto ha un potenziale straordinario, perché vuole mettere in luce non solo le bellezze naturali, ma anche la ricchezza enogastronomica, culturale e umana di questa terra.
Per farlo, però, serve qualcosa di più di una buona idea. Serve una sinergia vera tra istituzioni, realtà locali, giovani imprenditori e comunità, affinché il progetto lasci un segno duraturo.
Realtà locali, istituzioni, giovani imprenditori devono collaborare per dare continuità e sostenibilità a un progetto innovativo, ma anche rispettoso delle radici. E poi serve una narrazione potente. Spesso si ricordano i miei articoli sulle mafie, che opprimono e soffocano chi, con il sudore della fronte, porta avanti la propria azienda: gli onesti in Sicilia sono la stragrande maggioranza. Ma ce ne sono tanti altri che mi rendono orgoglioso perché hanno messo in risalto la bellezza dei Nebrodi e hanno convinto imprenditori del settore turistico a inserire quest’area nei loro percorsi.
I media devono essere parte di questo processo, perché far conoscere il valore di un luogo significa anche proteggerlo e preservarlo. Chi mette la testa sotto la sabbia, come uno struzzo, non fa il bene di questi scrigni. Il “niente vidi, niente sacciu” ha già causato danni incalcolabili per generazioni. È il peggior stereotipo e il boomerang mediatico più devastante che possa esistere. I negazionisti che si agitano, additano e sbraitano, con il marranzano in sottofondo, provocano nei turisti solo repulsione per la loro chiusura mentale verso la verità e il loro atteggiamento retrogrado.
Il ruolo dei media è essenziale: raccontare le storie di chi lavora, vive e ama questi luoghi. Perché far conoscere il valore di un territorio non significa solo promuoverlo: significa anche proteggerlo, custodirlo e consegnarlo intatto alle generazioni future. Raccontare un territorio significa raccontare la realtà, senza menzogne. Significa custodirlo. Significa proteggerlo. Solo così si potrà consegnarlo al futuro. Insieme: perché da soli si va veloci, ma tutti per uno si va lontano.
Raccontare un territorio, in fondo, è un atto di responsabilità e di amore. Non è solo una questione di marketing o turismo: è una questione di identità, di appartenenza, di rispetto per ciò che siamo stati e per ciò che possiamo diventare.
È questa, credo, la sfida più grande: trovare il modo di far convivere passato e futuro, tradizione e innovazione, in un equilibrio che non sacrifichi nulla, ma che valorizzi tutto.
Come un novello Ulisse, sogno che un giorno, quando chiuderò la mia stilografica, tornerò nella mia Itaca e la ritroverò non solo intatta, ma anche fiorita, rinnovata, arricchita da tutto ciò che avremo costruito.
Non una nostalgia di ciò che era, ma un’aspirazione a ciò che può diventare. Una casa non come l’ho lasciata, ma come ho sempre sperato che fosse.
Halaesa Nebrodi 24/09/2024
Gente di Halaesa-Nebrodi: Salvatore Cangelosi
Ho avuto l'opportunità di conoscere Salvatore Cangelosi attraverso l'amicizia comune con Deborah Quadrio, già insegnante di sostegno, volontaria in diverse associazioni del settore, nonchè ricercatrice indipendente di tecnologie interiori per il benessere psicofisico. Nel definire i dettagli della partecipazione di Salvatore all'incontro tra GMT™ ed operatori del territorio, programmato insieme ad Andrea Succi per il 21 settembre a Castel di Lucio, alla prima osservazione fattami da Deborah circa l'abbattimento delle barriere architettoniche nei locali che ci avrebbero accolto, ho percepito, come un pugno allo stomaco, che nell'approccio al mondo della disabilità nulla può essere dato per scontato, a partire dalla presenza o meno dello scivolo, indispensabile per rendere accessibile il luogo ad una persona con esigenze speciali. Nel caso specifico il Municipio di Castel di Lucio era provvisto dello scivolo pertanto Salvatore ha raggiunto l'aula consiliare in tutta sicurezza e non si è evidenziato alcun problema. Ma non è sempre così.
Parto da questa semplice osservazione-che per me è stata una prima lezione- per significare l'importanza che va data a chi la disabilità, temporanea o permanente che sia, la vive quotidianamente in una dimensione tale che ogni attimo della propria giornata va programmata e gestita secondo modalità e parametri che la maggior parte di noi normodotati sconosce o disconosce.
I dati ISTAT riguardanti l'anno 2022 ci restituiscono un quadro di cui è utile avere conoscenza: su una popolazione complessiva di 59.065.000 abitanti le persone con disabilità gravi ammontavano a 2.921.000 unità (4,9%) mentre quelli con disabilità non gravi ammontavano a 9.766.000 unità (16,5%). Va detto che questi dati comprendevano anche i soggetti portatori di disabilià per motivi di età ma è ragionevole pensare che almeno il 15% della popolazione italiana ha esigenze di accessibilità, mentre i turisti con disabilità si stima siano circa un miliardo nel mondo e circa 10 milioni in Italia.
(fonte https://projectforall.net/turismo-accessibile-e-inclusivo-cose-e-cosa-fare/- https://saravitali.com/turismo-accessibile-e-inclusivo-turismo-per-tutti/).
Stimolato dagli interventi di Salvatore nel corso dell'incontro di Castel di Lucio abbiamo deciso di affrontare, con lui e attraverso di lui, un argomento che sta molto a cuore al GMT™ Halaesa-Nebrodi nel progetto di proporre il territorio come destinazione turistica: il delicato tema del turismo accessibile e inclusivo.
Salvatore, parlaci di te e della tua storia: il tuo impegno nella sensibilizzazione verso la tematica dell'accesibilità parte da molto lontano.
E' proprio così: la mia è una malattia neuro-degenerativa, SMA acronimo di Atrofia muscolare spinale, che si è manifestata fin dalla nascita limitandomi progressivamente nella mia quotidianità e nei miei rapporti con l'esterno. All'età di diciottanni ho perso anche la motilità delle mani, fatto che ha reso ulteriormente invalidante la mia condizione. Tuttavia ho sempre cercato di trasformare la mia malattia in una missione rivolta alla sensibilizzazione riguardo il complesso mondo della disabilità: in una parola non mi sono mai arreso. Per questo motivo ho speso tante energie nell'associazionismo- attualmente sono molto attivo nell''Associazione di Promozione sociale NEHEMIA (qui uno degli ultimi eventi organizzati) il cui Presidente è Fabrizio Gandellini, sono socio di Famiglie SMA e ho anche vissuto delle esperienze politiche essendomi candidato, senza successo, alle elezioni amministrative del comune di Pollina dove io vivo, inoltre per due anni sono stato coordinatore provinciale di un partito di maggioranza.
Fin da ragazzo, in ambito scolastico, mi sono battuto, supportato dai miei genitori e amici, per l'abbattimento delle barriere architettoniche della scuola che frequentavo e adesso posso dire, con soddisfazione, che abbiamo ottenuto un buon risultato di cui possono usufruire tutte le persone che, come me, hanno difficoltà di tipo motorio. Ma la prima barriera che ho cercato di abbattere è stata quella mentale dei normodotati che, purtroppo, guardavano me ed il mio mondo con sufficienza e quasi con distacco, sottovalutando la mia condizione e non rispettando il mio diritto all'istruzione, alla socializzazione, alla cultura per cui la mia azione di sensibilizzazione si è sempre rivolta tanto alle istituzioni quanto ai privati.
La Costituzione italiana, attraverso gli artt. 2 e 3, sancisce il valore e la dignità della persona quali principi guida del legislatore e che ogni individuo deve avere eguali possibilità di partecipazione alla vita sociale, politica ed economica del Paese. Quanto, alla luce della tua esperienza diretta o indiretta, ritieni di essere tutelato dallo Stato? Quale incidenza hanno, nella vita di tutti i giorni, parole chiave quali "inclusione", "integrazione" e "inserimento"?
Lo Stato e, in generale, le Istituzioni hanno fatto tanto ma devono fare ancora molto di più, è una questione di approccio mentale: la disabilità non deve essere interpretata come un peso per lo Stato ma, piuttosto, come una ricchezza. Lo Stato deve essere accanto al disabile non solamente con atti legislativi ma soprattutto con fatti concreti: ha il dovere di rispettare la dignità di tutti i cittadini, nel rispetto delle diversità, solo allora lo Stato assolve pienamente alla propria funzione. Necessitano interventi, non solamente economici, volti ad alleggerire l'enorme peso che grava sulle famiglie, integrando questo sforzo con quello assistenziale dove ancora oggi ci sono troppe lacune.
La propria famiglia, come hai appena sottolineato, rappresenta il luogo principale dove si snoda la vita quotidiana della persona che manifesta esigenze speciali. Ti andrebbe di raccontarci come si svolge una tua giornata tipo?
Premetto che, grazie al supporto incessante della mia famiglia e dei tanti amici che ho, sono profondamente innamorato della vita. Ma non tutti, purtroppo, si trovano nella mia condizione. Vivo ogni giornata al massimo delle mie possibilità grazie agli amici, all'impegno sociale, al lavoro. Ogni giorno mi alzo dal letto grazie ai miei familiari che mi trasmettono forza e sicurezza e la mattina la dedico soprattutto alla politica e alla mia associazione, il pomeriggio incontro gli amici e e sto spesso con i miei nipotini. La mia vita, dunque, si svolge in maniera serena e ricca di esperienze ma purtroppo la difficoltà è sempre dietro l'angolo: dal marciapede senza scivolo alla pizzeria che non ha un bagno adeguato alle mie condizioni. Io soffro di una grave limitazione motoria ma la disabilità puo essere anche visiva, uditiva, mentale e legata all'età: tutti dovremmo fare qualcosa in più per abbattere barriere e distanze.
E' evidente che i gradi e le tipologie di disabilità sono così numerosi e variegati che sarebbe impossibile racchiuderli e analizzarli in una semplice intervista, allora ipotizziamo che tu volessi trascorrere una vacanza in Halaesa-Nebrodi: cosa ti aspetteresti di trovare in termini di accoglienza inclusiva e accesso ai servizi?
Il turismo accessibile è una grande risorsa economica e rappresenta anche la misura di quanto la società è sensibile alle nostre problematiche. Bisogna lavorare sulle mentalità e sulla quotidianità: troppo spesso mi sono trovato nella condizione di rinunciare o di modificare una vacanza perche la struttura, il ristorante o la spiaggia non erano adeguati ai miei bisogni. Non è giusto! Le limitazioni non dovrebbero esistere o, perlomeno, andrebbero ampliati gli sforzi per accogliere tutti, anche i disabili. Il privato, per esempio, non dovrebbe sentirsi obbligato da una legge piuttosto che un'altra per adeguare la sua struttura con bagni a norma, ma dovrebbe sentire il dovere di agire in autonomia, per senso civico e per restituire un servizio alla collettività. In quest'ottica voglio anche sottolineare l'importanza che ciascun individuo ha nella società, in particolar modo quando si condividono insieme progetti, visioni e operatività facendo rete: bisogna partire dalla volontà di accettare "l'altro" senza pregiudizi o diffidenze di sorta, bisogna sapere ascoltare per abbattere tutte le barriere, fisiche e mentali e, in questo senso, l'essere parte di una comunità che opera in maniera condivisa apporta un grande valore aggiunto all'iniziativa di ciascuno di noi. Ritrovo, con piacere, questo principio nel concetto di Comunità ospitale che ispira il lavoro e la missione del GMT™ Halaesa-Nebrodi.
Il progetto Halaesa-Nebrodi ruota attorno al concetto di Comunità ospitante, dunque le persone ne rappresentano l'elemento fondante in quanto chiamate all'accoglienza, alla partecipazione e alla condivisione. Quale ruolo immagineresti di svolgere come parte attiva del progetto stesso?
Sarei ben felice di essere parte attiva del progetto di Halaesa-Nebrodi perchè potrei indirizzare, con la mia esperienza diretta, determinate scelte e interventi specifici, non perchè abbia doti intellettive speciali ma semplicemente perche, toccando con mano le necessità delle persone con difficoltà, potrei essere un valido supporto per rendere i nostri luoghi più accessibili e inclusivi. Per esempio, la viabilità su rotaie andrebbe decisamente migliorata. Ho constatato di persona che in un treno per Cefalù il posto per i disabili era stato ottenuto semplicemente e frettolosanente togliendo alcuni sedili normali lasciando un'area libera dove posizionare la carrozzina, senza alcun sistema di aggancio e sicurezza. Ovviamente ho denunciato l'accaduto e, al netto delle scuse di circostanza, dopo tre anni dai fatti non è cambiato nulla.
Ma non voglio chiudere questa intervista con una nota negativa anzi voglio cogliere l'occasione per dire che il cambiamento è possibile a patto che ognuno di noi prenda piena coscienza del problema e lo affronti con consapevolezza e decisione. Io ci sono.
Anche noi Salvatore, grazie.
Riccardo Zingone 16/01/2026
Gente di Halaesa Nebrodi: Chiara Dimaggio e la sua Domus Immobiliare
A tu per tu con Chiara Dimaggio, giovane e brillante agente immobiliare che opera nel territorio di Halaesa Nebrodi.
Attraverso la sua Domus agenzia immobiliare sta realizzando il suo sogno nel cassetto: rendere felici le persone con cui viene a contatto trasferendo loro il suo sorriso contaggioso.
Uno dei suoi slogan recita: La Vita di porta in luoghi inaspettati, l'Amore ti porta a Casa e Chiara, interpretando con eccezionale entusiasmo questa mission, ha trovato la casa a tantissime persone-italiane e straniere-alle quali, prima di ogni cosa, ha fatto conoscere il territorio, la sua anima e le persone che lo abitano, aggiungendo uno straordinario valore aggiunto al suo delicato e nevralgico lavoro.
Chiara, cosa ci fa un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale turistico?
A una prima lettura, il ruolo di un agente immobiliare all’interno di un gruppo di marketing territoriale a vocazione turistica potrebbe sembrare distante. In realtà, non lo è affatto.
La presenza di un agente immobiliare in un gruppo di marketing territoriale non è una semplice formalità: è un valore aggiunto. Sono fermamente convinta che quando cresce un paese, crescono tutte le attività ad esso connesse.
L’obiettivo cardine del GMT™ Halaesa Nebrodi è la promozione del territorio della Valle dell’Halaesa, e su questo fronte il gruppo sta svolgendo un lavoro eccellente.
Una promozione così ampia non può che portare benefici anche a un’attività come la mia, che da anni investe tempo, energie e passione nella valorizzazione del territorio.
Il tuo è un percorso giovane, ma ricco di esperienza nel settore immobiliare
La mia attività è giovane, così come lo sono io. Ho aperto la mia agenzia immobiliare a soli 22 anni.
Ricordo con piacere cosa mi ha spinto a intraprendere questa avventura. Stavo preparando le ultime tre materie per conseguire la laurea triennale quando, in un momento di forte stress, decisi di cambiare direzione. Fu grazie a una riflessione di mio padre che scelsi di frequentare il corso da agente immobiliare.
Da lì si è aperto un mondo: il mio mondo.
Mi sono abilitata alla professione, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Pubbliche Amministrazioni.
Le lauree oggi sono appese al muro, perché la passione per il mio lavoro ha preso il sopravvento e cresce giorno dopo giorno.
Se oggi sono quella che sono, lo devo alla professionalità e alla dedizione con cui svolgo questo lavoro.
Da quasi 11 anni realizzo i sogni delle persone e spero di poter continuare a farlo per tantissimi anni ancora.
Che ruolo svolgi nel GMT Halaesa Nebrodi: puoi tracciare un bilancio e quali sono le prospettive future
Ho sposato fin da subito il progetto del GMT™ Halaesa Nebrodi e le idee del suo ideatore, Andrea Succi.
Sin dal primo incontro sono rimasta colpita dal suo spirito, dalla sua determinazione e dalla voglia di dare un contributo concreto.
Il GMT™ opera in un territorio che purtroppo negli ultimi anni ha vissuto un forte spopolamento e una regressione economica e sociale. Tuttavia, il gruppo è formato da giovani imprenditori e professionisti che credono profondamente nelle potenzialità del luogo in cui vivono.
In questi due anni, attraverso il lancio del sito web, la partecipazione alla recente BTE di Palermo, la costante promozione sui social e la creazione dei primi pacchetti viaggio, il GMT™ ha contribuito a far conoscere il territorio e il suo obiettivo principale: far crescere e migliorare tutto il comprensorio nebro-alesino.
Ci riusciremo?
Sì, ne sono certa.
Possiamo fare di più?
Assolutamente sì. Si può e si deve sempre migliorare, ma abbiamo tutte le capacità per farlo.

Social media e immobiliare: metterci la faccia paga
La crescita della mia attività è stata fortemente influenzata da una presenza costante ed efficace sui social media.
Lo dico e lo ripeterò sempre: oggi i social sono determinanti per la crescita e l’immagine di un’attività.
Un tempo si utilizzavano i giornali; oggi tutto passa dai social network, e io ho sposato pienamente questo cambiamento.
Attraverso i video racconto gli immobili, ma spesso anche le storie di chi li ha vissuti. Racconto il territorio, con particolare attenzione a Tusa, il paese dei miei nonni, il luogo della mia infanzia e del mio cuore.
Grazie a questo lavoro – e me ne prendo il merito – nel comune di Tusa le compravendite sono aumentate in maniera esponenziale e oggi il paese è conosciuto anche a livello internazionale.
Metterci la faccia è fondamentale: le persone vogliono sapere a chi si affidano. Un logo crea distanza; io invece costruisco relazioni basate su fiducia, amicizia e rispetto.
Cosa ti aspetti dal territorio e cosa si può migliorare
Uno dei miei più grandi desideri è vedere rifiorire i piccoli borghi.
Immagino paesi pieni di vita, persone, attività commerciali e locali animati.
Vorrei che anche chi ci vive quotidianamente facesse un passo in più per promuoverli, abbellirli e valorizzarli.
Mi auguro che le amministrazioni locali possano intervenire con piccole migliorie che, nel tempo, potrebbero fare una grande differenza.
Sono molto fiduciosa e soprattutto propositiva.
Chissà, magari il nostro gruppo, unendo le forze, riuscirà a compiere passi da gigante e a sorprendere il territorio che ci circonda.
Invito chiunque voglia contribuire alla crescita del territorio ad avvicinarsi al Gruppo di Marketing Territoriale: insieme possiamo fare grandi cose.
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